Nasce a Milano la Gigafactory dell’idrogeno, 200 posti di lavoro e un futuro green

A Cernusco sul Naviglio posato il primo mattone della struttura da 25mila mq per la cui realizzazione è stato previsto un investimento di 100 milioni di euro

Foto di Matteo Paolini

Matteo Paolini

Giornalista green

Nel 2012 ottiene l’iscrizione all’Albo dei giornalisti pubblicisti. Dal 2015 lavora come giornalista freelance occupandosi di tematiche ambientali.

L’11 giugno 2024, una cerimonia di posa del primo mattone ha dato il via ai lavori per la costruzione della più grande gigafactory italiana dedicata alla produzione di idrogeno. Questa nuova realtà industriale sorgerà nelle vicinanze di Milano, più precisamente nell’area ex Rapisarda di Cernusco sul Naviglio, un tempo fiorente industria di tubi ormai dismessa da decenni.

La gigafactory di elettrolizzatori frutto della sinergia tra De Nora e Snam, due colossi nei rispettivi settori, non solo contribuirà alla produzione di idrogeno verde, ma avrà anche un impatto positivo sul tessuto occupazionale e sullo sviluppo del territorio.

Secondo le stime dei promotori, la gigafactory creerà 200 posti di lavoro stabili all’interno dell’impianto e fino a 2.000 posti indiretti nell’indotto. Un effetto moltiplicativo di grande portata che porterà benefici all’intera area, favorendo la nascita e la crescita di aziende e professionisti specializzati in questo settore strategico.

Cos’è una gigafactory a idrogeno

Una gigafactory a idrogeno è una struttura di produzione su larga scala dedicata alla produzione di idrogeno verde mediante l’elettrolisi dell’acqua. Queste fabbriche sono progettate per essere altamente efficienti e utilizzare energia da fonti rinnovabili, come l’energia solare o eolica, per alimentare il processo di elettrolisi.

All’interno di una gigafactory a idrogeno, sono presenti elettrolizzatori di grandi dimensioni che separano le molecole di acqua (H2O) in idrogeno (H2) e ossigeno (O2), utilizzando l’elettricità fornita da fonti rinnovabili. L’idrogeno prodotto può essere quindi utilizzato come combustibile pulito per alimentare veicoli a idrogeno, celle a combustibile per la generazione di energia elettrica o per altri scopi industriali.

La quantità di energia che una gigafactory a idrogeno può produrre dipende dalle dimensioni e dalle capacità degli impianti. Queste fabbriche possono essere progettate per produrre diverse centinaia di megawatt di energia, consentendo una produzione significativa di idrogeno verde per alimentare le esigenze energetiche di diversi settori industriali o per la fornitura di carburante per il trasporto sostenibile.

Le gigafactory a idrogeno svolgono un ruolo cruciale nella promozione dell’idrogeno verde come una soluzione chiave per la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. La loro capacità di produrre grandi quantità di idrogeno pulito e sostenibile contribuisce alla riduzione delle emissioni di gas serra e alla promozione di un futuro energetico più sostenibile.

La Italian Gigafactory, un polo di sostenibilità e innovazione

La Italian Gigafactory di Cernusco sul Naviglio, con i suoi 25.000 metri quadrati coperti da pannelli fotovoltaici, si prepara a diventare un punto di riferimento per la transizione energetica in Europa. Con una capacità produttiva di 2 GW equivalenti, questa innovativa struttura darà lavoro a circa 200 dipendenti interni, come spiegato da Paolo Dellachà, amministratore delegato di De Nora. Inoltre, grazie alla collaborazione con una filiera di fornitori italiani, si prevede la creazione di un indotto di circa 2.000 persone.

Questo ambizioso progetto, unico per capacità produttiva e dimensioni, richiederà un investimento di circa 100 milioni di euro, di cui 32 finanziati dal Pnrr, con la possibilità di aumentare fino a 63 milioni di euro. L’idrogeno prodotto dalla fabbrica potrà essere utilizzato sia per alimentare mezzi di trasporto sia per immagazzinare energia sia per creare i nuovi e-fuels, dimostrandosi compatibile con il concetto di neutralità tecnologica.

Attilio Fontana, presidente della regione Lombardia, ha dichiarato che la fabbrica “rappresenta esattamente ciò che ho sempre sostenuto debba essere la sostenibilità”. Questa iniziativa conferma la centralità di De Nora nel panorama europeo come facilitatore della transizione energetica e apripista verso un futuro più sostenibile.

Un passo avanti nella produzione di idrogeno verde in Italia

L’11 giugno 2024 sono ufficialmente iniziati i lavori di costruzione della Gigafactory, un’opportunità per il territorio e per gli operatori della transizione energetica. La GigaFactory ospiterà uno dei più grandi poli produttivi d’Italia di sistemi, attrezzature e componentistica per la generazione di idrogeno verde. Il gruppo De Nora e Snam hanno costituito una società ad hoc, De Nora Italy Hydrogen Technologies, con l’obiettivo di realizzare questo importante impianto.

Finanziamento e Supporto

Nel luglio 2023, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) ha firmato un decreto di concessione con De Nora Italy Hydrogen Technologies (Dniht), riconoscendo un contributo di 32,25 milioni di euro per le spese relative al fondo creato dal ministero. Questo fondo supporta finanziariamente le imprese coinvolte in Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo (Fondo Ipcei). È possibile che i fondi destinati alle agevolazioni per Dniht possano aumentare fino a un massimo di circa 63 milioni di euro, grazie alle risorse aggiuntive provenienti dalle iniziative a supporto dell’Ipcei Idrogeno.

Produzione di Elettrolizzatori e Celle a Combustibile

Una volta completati i lavori, tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, la GigaFactory produrrà elettrolizzatori per la generazione di idrogeno verde, sistemi e componenti per l’elettrolisi dell’acqua e celle a combustibile per la mobilità. Questo progetto rappresenta un importante passo avanti nella produzione di tecnologie per l’idrogeno verde in Italia e contribuirà alla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.

Gigafactory di Cernusco, un gioiello green firmato da Memo Colucci

La più grande Gigafactory d’Italia porta la firma di Memo Colucci, architetto milanese classe 1964. “Per realizzarla mi sono ispirato all’idea di Adriano Olivetti: creare un ambito industriale che sia amico della città e del territorio circostante”, spiega l’architetto. Trattandosi di un progetto chiave per la transizione ecologica italiana, la costruzione della fabbrica ha seguito standard rigorosi di sostenibilità, a partire dalla scelta di edificare su un’ex area industriale in disuso, evitando l’uso di terreno vergine. “Abbiamo riutilizzato i materiali dei vecchi edifici evitando tantissimi viaggi dei camion”, precisa Colucci. Inoltre, il riscaldamento sfrutterà la geotermia e un impianto fotovoltaico coprirà almeno in parte i consumi energetici della fabbrica.

La fabbrica sarà situata a soli 200 metri dalla metropolitana e collegata al centro di Cernusco da una pista ciclabile. “Ci sarà anche un museo aziendale per comunicare a studenti, e non solo, le potenzialità dell’idrogeno verde”, aggiunge l’architetto. La fabbrica avrà tre principali aree produttive: una destinata alla produzione di elettrolizzatori, una per la produzione di componenti per l’elettrolisi e una per il trattamento specifico delle acque.

Entro il 2030, la Gigafactory di Cernusco sul Naviglio raggiungerà una capacità produttiva di 2 gigawatt equivalenti, contribuendo agli obiettivi di produzione di idrogeno verde fissati dal programma RePowerEU: 10 milioni di tonnellate all’anno entro il 2030.

Idrogeno, vettore energetico pulito dalle diverse sfumature di colore

L’idrogeno è un elemento chimico fondamentale, il più abbondante nell’universo. Presenta un grande vantaggio: non produce emissioni inquinanti durante il suo utilizzo, rilasciando solo vapore acqueo. Inoltre, è un vettore energetico molto efficiente, perfetto per lo stoccaggio dell’energia in eccesso generata da fonti rinnovabili.

Tuttavia, l’idrogeno si trova raramente allo stato puro in natura, ma è spesso legato ad altri elementi, come l’ossigeno nell’acqua o il carbonio nel metano. Per questo motivo, l’idrogeno deve essere prodotto attraverso diverse modalità, che hanno un impatto ambientale differente:

  • Idrogeno “marrone”: il più inquinante, ottenuto dalla gassificazione del carbone
  • Idrogeno “grigio”: prodotto dal gas naturale
  • Idrogeno “blu”: simile al grigio, ma con la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica
  • Idrogeno “rosa”: generato dall’elettrolisi dell’acqua usando energia elettrica da una centrale nucleare
  • Idrogeno “verde”: il più sostenibile, prodotto dall’elettrolisi dell’acqua utilizzando energia elettrica da fonti rinnovabili

L’idrogeno verde rappresenta una soluzione chiave per la transizione energetica, in quanto permette di stoccare e utilizzare l’energia pulita proveniente da fonti rinnovabili come il sole e il vento. Inoltre, può essere impiegato in diversi settori:

  • Trasporti: per alimentare veicoli elettrici a celle a combustibile
  • Industria: per processi ad alta temperatura e come materia prima per la produzione di fertilizzanti e ammoniaca
  • Riscaldamento domestico: come combustibile pulito per le abitazioni

L’idrogeno ha il potenziale per rivoluzionare il nostro sistema energetico, rendendolo più sostenibile e combattendo i cambiamenti climatici. La produzione di idrogeno verde, in particolare, rappresenta una sfida tecnologica e infrastrutturale importante, ma gli investimenti in questo settore sono in crescita e il futuro dell’idrogeno appare promettente.

Idrogeno: non solo per le auto, ma anche per l’industria pesante

L’idrogeno, oltre ad essere un potenziale combustibile per le auto del futuro, può giocare un ruolo chiave nella decarbonizzazione di settori industriali “hard-to-abate“, dove l’elettrificazione risulta tecnicamente difficile o poco competitiva. Parliamo di industrie energivore come quella dell’acciaio, del cemento, della ceramica, del chimico, ma anche del trasporto navale e aereo, dove le emissioni di gas serra sono più complesse da abbattere.

Un bruciatore a idrogeno per l’acciaio

Un esempio concreto è la sperimentazione avviata a luglio 2024 da Tenaris Dalmine, leader mondiale nella produzione di tubi, presso il suo impianto siderurgico. In collaborazione con Snam e Tenova, per i prossimi sei mesi, verrà utilizzato idrogeno prodotto in loco per alimentare un bruciatore in un forno di laminazione a caldo di tubi senza saldatura.

L’idrogeno per l’ex Ilva?

L’idrogeno è stato inoltre proposto come possibile soluzione per alimentare i futuri forni elettrici dell’ex Ilva di Taranto. Un’ipotesi che, se concretizzata, permetterebbe allo storico stabilimento di continuare la produzione senza immettere ulteriori inquinanti in atmosfera, oltre alle polveri già presenti.

Vantaggi dell’idrogeno nell’industria pesante

L’utilizzo dell’idrogeno nell’industria pesante presenta diversi vantaggi:

  • Riduzione delle emissioni di gas serra: l’idrogeno brucia senza emettere CO2, contribuendo alla lotta contro i cambiamenti climatici
  • Elevata efficienza energetica: l’idrogeno è un combustibile efficiente che permette di ridurre i consumi energetici
  • Flessibilità: l’idrogeno può essere stoccato e trasportato facilmente, garantendo una maggiore flessibilità nella gestione dei flussi energetici

Sfide e prospettive

La diffusione dell’idrogeno nell’industria pesante necessita di alcuni passi chiave:

  • Sviluppo di tecnologie efficienti: la produzione e l’utilizzo dell’idrogeno a livello industriale richiedono tecnologie efficienti e competitive
  • Infrastrutture adeguate: è necessaria la realizzazione di infrastrutture per la produzione, il trasporto e lo stoccaggio dell’idrogeno
  • Investimenti: sono necessari investimenti significativi per lo sviluppo e l’implementazione di tecnologie e infrastrutture per l’idrogeno

Nonostante le sfide, l’idrogeno rappresenta un’importante opportunità per la decarbonizzazione dell’industria pesante e per la costruzione di un futuro energetico più sostenibile. La sperimentazione di Tenaris Dalmine e le proposte per l’ex Ilva rappresentano passi concreti in questa direzione.

L’idrogeno verde, la scommessa dell’Europa per la decarbonizzazione

L’Europa scommette sull’idrogeno verde come combustibile chiave per la decarbonizzazione e la riduzione delle emissioni, fissando ambiziosi obiettivi di produzione nel programma comunitario RePowerEU: 10 milioni di tonnellate all’anno entro il 2030.

Tuttavia, un paradosso emerge: la produzione mondiale di idrogeno, pari a circa 95 milioni di tonnellate annue, deriva per la quasi totalità da metano (idrogeno grigio) o dalla gassificazione del carbone (idrogeno nero). Questi metodi, ben lungi dall’essere sostenibili, incrementano le emissioni di gas serra anziché diminuirle.

Infatti, la produzione di idrogeno grigio e nero, basata su combustibili fossili, genera 800 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, equivalenti a oltre il 2% delle emissioni globali di biossido di carbonio. In questo scenario, l’idrogeno non rappresenta una soluzione al cambiamento climatico, ma piuttosto una sua causa.

Per trasformare l’idrogeno da problema in soluzione, è fondamentale produrlo tramite elettrolisi utilizzando energia elettrica da fonti rinnovabili. Solo così si potrà ottenere l’idrogeno verde, un vettore energetico pulito e davvero capace di contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico e alla costruzione di un futuro più sostenibile.

L’Europa, con il suo impegno per l’idrogeno verde, si pone come guida nella transizione energetica, dimostrando la volontà di affrontare le sfide ambientali con concretezza e visione a lungo termine. L’obiettivo ambizioso di 10 milioni di tonnellate di idrogeno verde entro il 2030 rappresenta un passo fondamentale verso un futuro più verde e decarbonizzato.

Europa e l’idrogeno, sfide e obiettivi per il 2030

La strategia europea sull’idrogeno, adottata nel 2020, fissa un obiettivo ambizioso: installare 40 GW di elettrolizzatori entro il 2030. Un traguardo decuplice rispetto agli attuali 1 GW di capacità installati nell’Unione Europea. Un’impresa ardua che solleva dubbi sulla sua fattibilità.

Diversi esperti, tra cui quelli del centro di ricerca Ispi, si interrogano sulla realizzabilità di questo obiettivo. La gigafactory di idrogeno verde di Cernusco sul Naviglio rappresenta un passo importante, ma da sola non sarà sufficiente.

Secondo l’amministratore delegato di De Nora, Paolo Dellachà, la chiave non risiede in grandi strutture centralizzate, bensì in una rete di micro-fabbriche distribuite sul territorio. Questo permetterebbe di rispondere alle esigenze specifiche di ogni settore, a partire da quelli “hard-to-abate” come l’industria chimica e siderurgica.

La visione di Dellachà sottolinea la necessità di creare un vero e proprio ecosistema italiano dell’idrogeno. Non solo una singola gigafactory, ma un sistema diffuso di produzione, distribuzione e utilizzo di questa fonte energetica pulita.

Italia: l’idrogeno corre, non solo nell’ex Ilva

Mentre il futuro dell’ex Ilva resta incerto, l’Italia accelera sul fronte dell’idrogeno con diversi progetti in cantiere. Tra i principali, la creazione di 54 Hydrogen Valleys, aree dedicate alla produzione e all’utilizzo di idrogeno verde. In queste “valli” saranno installati elettrolizzatori, come quelli che verranno prodotti nella Gigafactory di Cernusco sul Naviglio, in prossimità di siti industriali per favorire la decarbonizzazione dei processi produttivi.

SoutH2 Corridor: idrogeno verde dal Nord Africa

L’Italia guarda anche oltre i propri confini con il progetto SoutH2 Corridor, co-finanziato dall’Unione Europea e sviluppato insieme a Germania e Austria. Si tratta di un gasdotto lungo oltre 3.000 chilometri che collegherà il Nord Africa con l’Europa, permettendo di importare 10 milioni di tonnellate di idrogeno verde entro il 2030.

Un futuro energetico più sostenibile

L’impegno dell’Italia per l’idrogeno dimostra la volontà del Paese di perseguire un futuro energetico più sostenibile. Con la creazione di Hydrogen Valleys, l’utilizzo di treni a idrogeno e progetti come SoutH2 Corridor, l’Italia si posiziona come un attore chiave nella transizione energetica e nella lotta ai cambiamenti climatici.

Progetti di hydrogen valley in Italia: sfide e opportunità

L’idrogeno rappresenta una scommessa importante per il futuro energetico italiano, e diverse regioni hanno annunciato la creazione di “Hydrogen Valley”, aree dedicate alla produzione e all’utilizzo di questa fonte energetica pulita. Tuttavia, non tutti i progetti sono ancora partiti.

Abbiamo già anticipato del progetto in Val Camonica di una linea ferroviaria “tutta a idrogeno”, la Brescia-Iseo-Edolo. Un progetto ambizioso che punta a decarbonizzare il trasporto locale. Tuttavia, i lavori non sono ancora iniziati.

Anche al Sud Italia si guarda all’idrogeno con interesse. In Puglia è stato selezionato il progetto “Puglia Green Hydrogen Valley” dall’iniziativa Ipcei Idrogeno, con un finanziamento di 370mila euro. In Sicilia, a febbraio 2024, è stata annunciata la realizzazione di una Hydrogen Valley a Messina, con l’utilizzo dei fondi del Pnrr. Anche in questi casi, però, i progetti attendono di essere avviati.

Le cause del ritardo sono diverse: complessità burocratiche, difficoltà nell’accesso ai finanziamenti e la necessità di definire strategie condivise tra enti locali, aziende e centri di ricerca. Nonostante i ritardi, l’impegno per le Hydrogen Valley rimane forte. Questi progetti rappresentano un’opportunità importante per lo sviluppo sostenibile del territorio, per la creazione di nuove filiere industriali e per la lotta ai cambiamenti climatici.

È necessario superare gli ostacoli e accelerare l’avvio di questi progetti. Le Hydrogen Valley possono essere un motore di cambiamento per il futuro energetico italiano, a patto che si agisca con concretezza e visione a lungo termine.