Microplastiche, le lacrime di sirena fanno piangere gli oceani

Si tratta di microplastiche primarie, che rappresentano una minaccia sempre più grande per l'ecosistema marino

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Alessandro Mariani

Giornalista green

Nato a Spoleto, dopo una laurea in Storia e una parentesi in Germania, si è stabilito a Milano. Ha avuto esperienze in radio e in TV locali e Nazionali. Racconta la società, con un focus sulle tematiche ambientali.

Le microplastiche rappresentano una minaccia sempre più grande per l’ecosistema marino. Tra queste, le lacrime di sirena, piccole perle di plastica che derivano dalle sfere utilizzate per produrre oggetti in plastica e dalla dispersione in mare di plastica usa e getta. La loro forma e colore li rendono particolarmente attraenti per gli animali marini, che li confondono con il cibo e ne ingeriscono grandi quantità. Le lacrime di sirena possono anche accumulare sostanze nocive e microrganismi patogeni sulla loro superficie, rappresentando una vera e propria bomba a orologeria per l’ecosistema marino. È importante affrontare il problema delle microplastiche per proteggere la salute degli animali marini e dell’uomo stesso.

Le lacrime di sirena sono un grande pericolo per gli oceani

L’inquinamento in mare causato dalle particelle di plastica, chiamate lacrime di sirena, presenta numerosi inconvenienti. Tra questi, il principale è la confusione che esse provocano nei piccoli animali marini a causa delle loro ridotte dimensioni e dei colori accesi. Le lacrime di sirena, anche chiamate “nurdles” in inglese, sono le microplastiche primarie, ovvero le piccole perle di plastica che vengono utilizzate per la fabbricazione di una vasta gamma di prodotti, tra cui bottiglie e televisori. Sono la materia prima di base da cui si produce la plastica.

Le lacrime di sirena si disperdono facilmente durante il processo di produzione, trasporto e lavorazione in fabbrica, a causa delle loro ridotte dimensioni. Ciò porta a un accumulo massivo di queste particelle nell’oceano, che rappresenta una grave minaccia per l’ecosistema marino. Le lacrime di sirena rappresentano a pieno la metafora della crisi ambientale degli oceani che stiamo vivendo. Queste particelle, che hanno una dimensione compresa tra 1 e 5 mm, sono progettate così piccole per facilitarne il trasporto in fabbrica, dove verranno fuse e modellate in oggetti di plastica più grandi.

Le microplastiche sono un grave pericolo per l’ecosistema marino

Il problema concreto che deriva dalle lacrime di sirena è che troppi di questi piccoli granuli finiscono nell’oceano, dove diventano cibo velenoso per gli animali marini. La loro forma rotonda e la varietà di colori li rendono particolarmente attraenti per la fauna marina, che li scambia per uova di pesce o piccole prede. Ciò porta all’accumulo di particelle di plastica negli organismi degli animali, che possono causare danni alla salute degli stessi.

Inoltre, le lacrime di sirena possono accumulare inquinanti organici persistenti (POP) e microrganismi dannosi sulla loro superficie, rendendole una vera e propria bomba a orologeria per l’ecosistema marino. Queste particelle sono così pericolose che persino il semplice contatto con la pelle nuda può rappresentare un rischio per la salute umana.

Miliardi di microplastiche finiscono negli oceani

Il livello di inquinamento causato dalle lacrime di sirena scaricate nell’oceano ogni anno è impressionante. Si stima che l’industria della plastica rilasci involontariamente nell’oceano fino a 53 miliardi di nanoparticelle ogni anno, sufficienti per produrre 88 milioni di bottiglie di plastica. Questo fatto sottolinea la necessità di un’azione immediata per affrontare il problema delle microplastiche primarie e proteggere l’ecosistema marino dalla loro diffusione.

Come abbiamo visto, le microplastiche primarie e le microplastiche secondarie, sono un grave problema ambientale. Mentre le microplastiche primarie sono fatte appositamente per l’uso, le microplastiche secondarie sono il risultato della degradazione di oggetti di plastica più grandi.

Le microplastiche intrappolano anche altre sostane nocive

Queste microplastiche non solo contengono sostanze tossiche, ma la loro porosità le rende anche in grado di intrappolare una vasta gamma di sostanze nocive, compresi i composti inquinanti e i microrganismi patogeni. Ad esempio, è stato dimostrato che alcune microplastiche contengono il batterio E. coli, che può causare infezioni del tratto urinario o intossicazioni alimentari.

Per questo motivo, è importante che i volontari che si occupano della pulizia delle spiagge indossino guanti protettivi. Tuttavia, il problema delle microplastiche è molto più vasto. Iniziative come la Marine Conservation Society e Fidra in Scozia lavorano per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema e incoraggiare la collaborazione civica.

Iniziative concrete per salvare i mari dalle microplastiche

Ad esempio, il progetto Global Maps incoraggia i volontari di tutto il mondo a raccogliere dati sulle microplastiche trovate sulle spiagge in un periodo specifico di tempo. Questi dati sono poi utilizzati per calcolare la quantità di microplastiche presenti sui litorali e in mare aperto. Inoltre, il progetto ha lo scopo di fornire una panoramica globale del problema e di individuare le zone più a rischio. Anche in Spagna, ci sono iniziative simili che coinvolgono volontari nella pulizia delle spiagge e nella raccolta di dati sulle microplastiche. I dati raccolti sono preoccupanti, ad esempio, in una spiaggia di Valencia sono state raccolte più di 1.000 microplastiche in soli 60 minuti.

Tuttavia, ci sono ancora molte regioni del mondo in cui non ci sono dati sulla presenza di microplastiche. Per questo motivo, è importante che i volontari si uniscano a queste iniziative e lavorino per individuare e rimuovere le microplastiche dalle spiagge. In generale, per distinguere le microplastiche da altre particelle, come granuli, particelle di polistirene o piccoli fossili, è necessario un po’ di formazione; una volta compresa la differenza, la pulizia delle spiagge può diventare un’attività estremamente utile e gratificante per proteggere l’ambiente e la vita marina.