I paesi dove gli italiani non pagano le tasse se si trasferiscono: regole e condizioni di accesso

I Paesi con la fiscalità più vantaggiosa per italiani: regimi a tasse zero, tassazione territoriale e agevolazioni per pensionati.

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

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Trasferirsi all’estero per pagare meno tasse è una scelta fatta da un numero crescente di italiani negli ultimi anni. Pensionati, professionisti, imprenditori, lavoratori da remoto e investitori guardano con interesse ai Paesi con una fiscalità più favorevole rispetto all’Italia.

Tuttavia, le regole internazionali sono molto articolate e cambiano in base alla tipologia di contribuente, alla provenienza dei redditi e alle convenzioni contro le doppie imposizioni sottoscritte con l’Italia.

Paesi dove il fisco è più favorevole per gli italiani

Attualmente, tenendo conto del panorama internazionale, è possibile distinguere tre regimi fiscali ben distinti, ciascuno con le proprie peculiarità, ovvero:

  • Stati a tassazione zero sul reddito delle persone fisiche;
  • Paesi che adottano il principio della tassazione territoriale, applicando le imposte solo sui redditi prodotti all’interno dei propri confini geografici. Di conseguenza, i guadagni derivanti da attività estere, come investimenti finanziari internazionali, dividendi o consulenze per clienti stranieri, godono di un’esenzione totale;
  • destinazioni particolarmente vantaggiose per i pensionati, offrendo un’aliquota pari allo 0% sulle pensioni provenienti dall’estero. Questo permette di incassare l’assegno pensionistico al lordo, grazie alle convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni.

I Paesi con tassazione zero sul reddito delle persone fisiche

La categoria più conosciuta è quella degli Stati che non prevedono una personal income tax, ovvero un’imposta sul reddito delle persone fisiche. In questi ordinamenti il contribuente, una volta acquisita la residenza fiscale secondo le norme locali e internazionali, non paga alcuna imposta sui redditi personali.

Tra gli esempi più noti figura il Principato di Monaco, dove l’aliquota Irpef è pari allo 0% e non sono previste imposte sulle plusvalenze finanziarie. Tuttavia, trasferirsi nel Principato non è semplice: per ottenere la residenza occorre dimostrare un patrimonio consistente, oltre alla disponibilità di importanti depositi bancari.

In diverse monarchie del Golfo – come Bahrein, Qatar, Kuwait e Arabia Saudita – i redditi da lavoro dipendente non sono soggetti a imposta sul reddito delle persone fisiche, rendendo questi Paesi particolarmente interessanti per professionisti qualificati e lavoratori espatriati.

Gli Emirati Arabi Uniti, da tax free a un’imposta minima del 5%

Per molti anni città come Dubai e Abu Dhabi sono state considerate sinonimo di tassazione zero. Dal 1° gennaio 2026, però, il quadro normativo è cambiato con l’introduzione di un’imposta sul reddito delle persone fisiche pari al 5%.

Gli Emirati non possono più essere considerati uno Stato completamente esente da imposte sul reddito personale. Nonostante ciò, restano tra i Paesi con una delle fiscalità più leggere a livello internazionale.

Caraibi e Pacifico: zero tasse ma investimenti elevati

Ci sono poi diversi Stati insulari – Bahamas, Vanuatu, Saint Kitts e Nevis e le Isole Cayman – che non applicano alcuna imposta sul reddito delle persone fisiche.

In molti casi, però, l’ottenimento della residenza fiscale e i permessi di soggiorno da parte delle autorità locali è subordinato all’avvio di programmi di investimento immobiliare oppure a contributi economici destinati allo sviluppo nazionale da parte di chi si vuole trasferire per usufruire dello sconto sulle tasse.  Si tratta quindi di soluzioni generalmente riservate a soggetti con disponibilità patrimoniali elevate.

I Paesi che tassano solo il reddito prodotto localmente

Esiste poi una seconda categoria di Stati che non eliminano completamente le imposte, ma adottano il cosiddetto principio della territorialità fiscale. Per un professionista italiano che lavora online con clienti stranieri, oppure per chi vive di dividendi, rendite finanziarie o investimenti esteri, questo modello può tradursi, di fatto, in una tassazione pari allo 0%.

Panama, per esempio, esenta integralmente dalla tassazione i redditi di fonte estera. Inoltre, grazie al Trattato di amicizia tra Italia e Panama, gli italiani possono ottenere il permesso di soggiorno e la residenza fiscale attraverso procedure generalmente più semplici rispetto a quelle previste per cittadini di altri Paesi, senza l’obbligo di effettuare ingenti investimenti immobiliari.

Lo stesso principio viene adottato in:

  • Paraguay;
  • Costa Rica;
  • Georgia.

In ogni caso, per beneficiare di tali regimi è necessario che il contribuente acquisisca effettivamente la residenza fiscale nel nuovo Stato rinunciando a quella italiana (secondo le regole previste dalla normativa).

Dove conviene trasferirsi per non pagare tasse sulla pensione

Ci sono poi i Paesi dove la tassazione è più favorevole soprattutto per i pensionati. Tra questi, ci sono:

  • Slovacchia, che applica un’aliquota dello 0% sulle pensioni estere di natura privata. Inoltre, il trattato contro le doppie imposizioni stipulato con l’Italia consente il pagamento della pensione al lordo, senza trattenute Irpef italiane;
  • Albania, dove vige un regime di totale esenzione fiscale per i pensionati stranieri che trasferiscono la propria residenza nel Paese;
  • Romania, che adotta un sistema fiscale basato su una flat tax che è particolarmente vantaggiosa se confrontata con le aliquote Irpef a scaglioni applicate in Italia. Per chi decide di trasferire la propria pensione e acquisisce la residenza fiscale nel Paese, il trattamento pensionistico è soggetto a un’imposta sostitutiva con un’aliquota fissa del 10%. Tuttavia, la vera forza di questo sistema risiede nella cosiddetta no-tax area, una soglia di esenzione innalzata a 3.000 RON mensili (pari a circa 600 euro, in base alle oscillazioni del tasso di cambio).

Tali regimi riguardano generalmente le pensioni private, mentre le pensioni pubbliche percepite dagli ex dipendenti statali, salvo limitate eccezioni previste dalle convenzioni internazionali, continuano a essere tassate in Italia.