Per i soggetti Iva, il 15 maggio 2026 è una scadenza da ricordarsi: entro questa data devono essere emesse e registrate le fatture differite relative alle operazioni effettuate nel mese di aprile 2026. È un appuntamento che si ripete ogni mese con cadenza fissa, ma che richiede attenzione per rispettare correttamente gli obblighi previsti dalla normativa.
Indice
Cos’è la fattura differita e chi riguarda
La fattura differita è uno strumento che consente ai soggetti Iva di non emettere la fattura nel momento esatto in cui avviene l’operazione, ma di posticiparne l’emissione fino al giorno 15 del mese successivo. L’obbligo riguarda due tipologie di operazioni effettuate in aprile:
- cessioni di beni consegnati o spediti nel mese precedente con un documento di trasporto (Ddt) o documento equipollente;
- prestazioni di servizi rese nel mese precedente, purché individuabili attraverso idonea documentazione che identifichi le parti e le prestazioni eseguite.
In entrambi i casi, la fattura differita deve riportare espressamente la data e il numero dei documenti di riferimento (Ddt o altri documenti) cui si collega. Questa indicazione è obbligatoria e serve a garantire la tracciabilità dell’operazione. Quando le operazioni riguardano gli stessi soggetti e lo stesso mese solare, è possibile emettere un’unica fattura riepilogativa.
I codici per la fattura elettronica
Con la fatturazione elettronica obbligatoria, è importante indicare correttamente il codice tipo-documento nel tracciato Xml della fattura. Per le fatture differite si utilizzano due codici distinti:
- TD24, per cessioni di beni la cui consegna o spedizione risulta da Ddt, e per prestazioni di servizi individuabili tramite idonea documentazione effettuate nello stesso mese verso lo stesso soggetto;
- TD25, per le fatture differite relative a operazioni di triangolazione interna, ovvero cessioni di beni effettuate dal cessionario verso un terzo per il tramite del cedente.
Utilizzare il codice sbagliato può generare anomalie nel Sistema di Interscambio (SdI) dell’Agenzia delle Entrate, con possibili conseguenze sui controlli automatici.
Quali sono le sanzioni previste
Se la fattura elettronica viene trasmessa in ritardo o non viene inviata, si rischiano sanzioni amministrative che variano a seconda del caso:
- per omissione, tardiva o errata fatturazione, è prevista una sanzione che va dal 90% al 180% dell’importo, con un minimo di 500 euro;
- per violazioni che non influiscono sulla liquidazione dell’Iva, la sanzione può variare da 250 euro a 2.000 euro;
- per violazioni nella fatturazione di operazioni esenti, non imponibili o non soggette ad Iva, la sanzione può oscillare tra 50 euro e 400 euro.
Nel caso di invio tardivo della fattura, la sanzione sarà calcolata in base ai giorni di ritardo e al tipo di fattura emessa. La sanzione si calcola moltiplicando i giorni di ritardo per lo 0,2% giornaliero sull’importo totale della fattura.
Le altre scadenze del 15 maggio 2026
Nella stessa data ricadono anche altri adempimenti fiscali. I soggetti Isa che hanno aderito al Concordato Preventivo Biennale per il biennio 2025-2026 devono versare entro lo stesso giorno la terza rata dell’imposta sostitutiva sulle imposte sui redditi e dell’Irap.