Boom del prezzo delle ciliegie: perché costano 10 volte di più

Aumenta lo scarto tra il prezzo finale e il margine di redditività degli agricoltori sempre più basso

Da un costo di 1,80 euro per la raccolta in Puglia alla targhetta da 18 euro al chilo sugli scaffali di Milano: la scalata del prezzo delle ciliegie nel tragitto lungo tutta la penisola è diventato un caso. A denunciarlo è l’associazione italiana degli agricoltori, Coldiretti, che sta raccogliendo segnalazioni da tutta Italia relative a questo abisso fra i costi di produzione e i prezzi al consumo.

Boom del prezzo delle ciliegie: i costi

In mezzo ci sono i costi del trasporto e della distribuzione che con l’impennata delle tariffe del carburante incidono pesantemente sui prezzi finali schizzati alle stelle per diversi prodotti alimentari (qui abbiamo spiegato quanto pagheremo ancora di benzina).

Quello delle ciliegie è un caso emblematico dello scarto che penalizza i consumatori ma anche gli agricoltori che vedono il loro margine di redditività abbassarsi sempre di più.

Da Genova a Milano la varietà ‘Ferrovia’ va dai 14 ai 17,90 euro, nonostante la buona annata registrata quest’anno sia dal punto di vista della quantità sia della qualità della raccolta, dopo il crollo dell’anno passato.

La Puglia è la maggior produttrice di ciliegie in Italia: con le sue quasi 32mila tonnellate, rappresenta il 35% della produzione italiana che risulta concentrata nella provincia di Bari che produce a sua volta il 96,4% a livello regionale.

“La situazione è drammatica – dice al Corriere della Sera il produttore Francesco Rella – Molti commercianti stanno acquistando dall’estero, a discapito delle ciliegie di produzione italiana. L’unico prodotto italiano che viene acquistato è la Ferrovia”.

“Chi vende si giustifica dicendo che non può sostenere i costi dei prodotti italiani a causa dell’aumento del gasolio e del caro energia. Ma anche i produttori hanno lo stesso problema – aggiunge – . Per produrre ciliegie Ferrovia io spendo 30 centesimi al KWh, a luglio 2021 spendevo 6 centesimi. Per compensare questi costi le ciliegie dovrebbero essere pagate almeno 3 euro al chilo, invece riceviamo 1,80 euro. Se parliamo delle altre cultivar (le altre varietà, ndr.) poi non superano l’euro”.

Per il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia, “è necessario ricostruire una vera e propria filiera che sia in grado di valorizzare il prodotto anche attraverso una caratterizzazione territoriale della produzione con la creazione di un marchio che valorizzi le caratteristiche organolettiche della ciliegia e le capacità di produzione da parte degli operatori del settore, un marchio come la I.G.P. che possa essere riconosciuta dal consumatore”.

Boom del prezzo delle ciliegie: i rincari

I rialzi non riguardano però soltanto le ciliegie ma moltissimi prodotti dell’industria alimentare: dall’olio di semi (+70,2%), al burro (+22,6%), dalla farina (+18,6%), alla pasta (+16,6%) i rincari colpiscono gli scaffali dei supermercati spinti dagli effetti della guerra in Ucraina che, secondo l’analisi Coldiretti su dati Crea, hanno provocato un aumento del 170% dei concimi, +90% dei mangimi al +129% per il gasolio con incrementi dei costi correnti di oltre 15.700 euro in media ma con punte oltre 47mila euro per le stalle da latte e picchi fino a 99mila euro per gli allevamenti di polli (qui i prodotti più colpiti dal caro spesa).