Decreto Bollette oggi in Consiglio dei ministri, scontro sul tetto al prezzo del gas

Tetto a 58,9 euro al MWh sul gas delle centrali dal 2027 per ridurre le bollette. I produttori protestano, il governo valuta una correzione

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Redazione

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Approda oggi al Consiglio dei Ministri il Decreto Bollette, il provvedimento che punta a ridurre il costo dell’elettricità intervenendo sul prezzo del gas utilizzato dalle centrali termoelettriche. La misura più importante allo studio è il price cap sulla tariffa del gas, ossia un tetto di 58,9 euro per megawattora al combustibile impiegato per produrre energia, con l’obiettivo di alleggerire le bollette di famiglie e imprese a partire dal 2027.

Il provvedimento, definito anche Decreto Bollette bis, avrebbe dovuto essere esaminato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre, ma la sua discussione è stata rinviata per consentire ulteriori verifiche tecniche.

Il tetto al prezzo del gas: come funziona

Il punto centrale del decreto è l’introduzione di un limite al prezzo del gas impiegato per produrre energia elettrica. La soglia indicata nelle bozze è pari a 58,9 euro per megawattora, un valore che dovrebbe essere riconosciuto per il combustibile utilizzato dagli impianti termoelettrici.

Il meccanismo prende ispirazione dal modello adottato in Spagna durante la precedente crisi energetica e nasce da un’intesa preliminare raggiunta il 16 ottobre tra il Governo italiano e la Commissione europea. L’intervento dovrebbe avere una durata iniziale di 12 mesi, con la possibilità di estenderlo fino a 18, e partire dal 1° gennaio 2027. Limitare il costo del gas riconosciuto alle centrali significa provare a ridurre il prezzo dell’elettricità all’ingrosso. Il beneficio potrebbe successivamente trasferirsi sulle bollette dei consumatori, con una riduzione stimata intorno al 10%.

Il punto più delicato della misura riguarda il modo in cui coprire la differenza tra il tetto fissato per il prezzo del gas e le quotazioni effettive del TTF, il mercato di riferimento della Borsa di Amsterdam. L’ipotesi allo studio prevede di distribuire questo onere su due fronti: una parte verrebbe recuperata attraverso la componente degli oneri di sistema, mentre un’altra ricadrebbe direttamente sui produttori di energia. Secondo le stime circolate, l’impatto economico complessivo potrebbe arrivare a circa 7 miliardi di euro all’anno.

Le proteste dei produttori di energia

La prospettiva di far sostenere ai produttori una quota della differenza tra il prezzo di mercato e il limite stabilito dal Governo ha suscitato forti critiche nel settore elettrico. Le imprese temono infatti che il nuovo meccanismo si aggiunga a una serie di interventi che stanno già incidendo sui loro bilanci. La contrarietà è stata espressa anche da Salvatore Pinto, presidente di Elettricità Futura, durante l’assemblea annuale dell’associazione, organizzata a Roma. Secondo Pinto, nel giro di poche settimane il comparto si è trovato ad affrontare una successione di misure con un impatto economico stimato tra i 6 e i 7 miliardi di euro.

“È stato un anno travagliato – ha detto Pinto- iniziato con un decreto Bollette che ha visto il settore contribuire per diversi miliardi di euro. Ora si annunciano altri provvedimenti che, nuovamente, ci penalizzano. Nel giro di poche settimane il comparto elettrico si è visto arrivare addosso una misura dopo l’altra. Una nuova Irap da centinaia di milioni, mentre in Italia le nostre aziende pubblicano trimestrali in calo sensibile, con margini già in linea o inferiori a quelli dei concorrenti europei”.

Nel corso dell’assemblea dell’associazione del 4 novembre, Pinto ha sostenuto che “un tetto al prezzo del gas, il cosiddetto Tope italiano, che da quanto è emerso caricherebbe sui produttori costi che nessuno sa calcolare e colpirebbe proprio chi ha scelto il prezzo fisso, la soluzione che sta proteggendo famiglie e imprese dai rialzi. Sul dl Bollette auspichiamo un tavolo di confronto, per raggiungere gli obiettivi fissati dal governo senza provocare danni a nessuno”.

Da qui la richiesta di aprire un confronto con il Governo, per valutare in modo complessivo gli effetti delle decisioni adottate e individuare soluzioni che non compromettano la sostenibilità economica delle imprese energetiche.

Il Governo valuta una modifica al meccanismo

Per superare le obiezioni dei produttori, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica starebbe valutando una revisione del sistema di compensazione. L’ipotesi consiste nell’introdurre una soglia intermedia, collocata al di sotto delle quotazioni di mercato ma al di sopra del price cap. In questo modo, ai produttori non verrebbe addebitata l’intera differenza rispetto al prezzo effettivo del gas, ma soltanto la parte che supera il nuovo livello individuato.

L’importo della soglia non è ancora stato definito. Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha confermato che sono in corso interlocuzioni per mettere a punto il provvedimento, lasciando intendere che il meccanismo potrebbe essere modificato proprio per contenere l’impatto sulle aziende del settore. La definizione di questo aspetto resta quindi uno dei passaggi decisivi per arrivare alla versione definitiva del decreto.