Una giuria federale di Chicago ha riconosciuto il 12 agosto 2026 un risarcimento di 29 milioni di dollari alla famiglia di Michael “Mick” Ryan, ingegnere irlandese del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite morto nel 2019 nello schianto del volo Ethiopian Airlines 302, in cui persero la vita tutte le 157 persone a bordo. A portare Boeing davanti a una giuria è stata la vedova, Naoise Connolly Ryan, che aveva rifiutato di chiudere con una transazione riservata. L’importo del risarcimento è stato dunque deciso da 12 giurati e non a un tavolo di trattativa.
Indice
Chi era Mick Ryan e cosa chiedeva la famiglia
Ryan aveva 39 anni. Ingegnere del World Food Programme, aveva lavorato durante l’epidemia di Ebola in Liberia e con i rifugiati Rohingya, oltre che in Afghanistan, Sri Lanka, Nepal ed Etiopia – come ricorda la pagina commemorativa dell’Onu a lui dedicata. Era uno dei passeggeri del Boeing 737 Max 8 partito da Addis Abeba il 10 marzo 2019 e precipitato 6 minuti dopo il decollo, vicino a Bishoftu.
La causa civile è stata promossa dalla vedova, assistita dall’avvocato Steven Marks. La scelta di andare a processo è stata rivendicata come una questione di principio. Come ha spiegato il legale, la donna era decisa a cercare responsabilità e giustizia da una giuria, senza accettare denaro direttamente da Boeing.
Il produttore si è scusato pubblicamente per la tragedia e non ha commentato la sentenza.
Perché la vedova aveva rifiutato l’accordo con Boeing
La grande maggioranza delle richieste di risarcimento legate allo schianto è stata chiusa fuori dalle aule, con transazioni dai termini riservati. Rifiutare l’accordo significava rinunciare a una cifra certa e negoziata per affidarsi al verdetto imprevedibile di una giuria, con il rischio di ottenere meno.
Nei procedimenti ancora aperti Boeing ha già riconosciuto la propria responsabilità civile per il disastro: davanti alla giuria si è discussa dunque solo l’entità del risarcimento. I giurati hanno quantificato voci come la perdita del rapporto familiare, il dolore dei congiunti e la sofferenza patita dalla vittima nei minuti precedenti l’impatto.
Quello sui Ryan è il terzo grande verdetto di una giuria collegato al disastro etiope. Nel primo processo civile, a novembre 2025, il vedovo di una delle vittime aveva ottenuto 28,45 milioni di dollari. A maggio 2026 la famiglia di Samya Stumo, cooperante statunitense di 24 anni, si era vista riconoscere 49,5 milioni di dollari.
Il nodo Mcas e i conti aperti con la giustizia penale
I due incidenti dei Boeing 737 Max (il volo Lion Air 610 dell’ottobre 2018 e l’Ethiopian 302) hanno causato in tutto 346 morti e sono stati ricondotti al malfunzionamento del Mcas, il sistema automatico anti-stallo che, sulla base di letture errate di un sensore, spingeva il muso dell’aereo verso il basso. Boeing ha ammesso che in entrambi gli schianti era coinvolto il software.
Sul fronte penale l’azienda aveva accettato di pagare oltre 2,5 miliardi di dollari, compreso un fondo da 500 milioni per gli eredi delle vittime, per l’accusa di aver ingannato le autorità di controllo sul software.
Nel maggio 2025 il Dipartimento di Giustizia ha poi siglato un accordo di non perseguibilità che evita a Boeing il processo penale in cambio di ulteriori 1,1 miliardi tra sanzioni e risarcimenti, una scelta contestata da diverse famiglie.
La causa dei Ryan è tra le ultime ancora pendenti in sede civile. Boeing può ancora impugnare il verdetto e bisognerà attendere le prossime mosse legali per capire se la cifra decisa dalla giuria reggerà in appello.