Tennis, Sinner e gli altri big contro gli Slam. La richiesta ai tornei di più soldi

Jannik Sinner si unisce alla protesta dei tennisti contro gli Slam. I problemi sui premi, ricavi dei tornei e sostenibilità economica

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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Jannik Sinner entra nel fronte dei tennisti che chiedono una redistribuzione più equa dei ricavi generati dai grandi tornei dello Slam. Il numero uno del mondo si è espresso agli Internazionali d’Italia sul tema che da mesi alimenta tensioni tra giocatori e organizzatori di Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e Us Open. La protesta non riguarda soltanto il valore dei premi assegnati ai vincitori e ai partecipanti, ma soprattutto la percentuale degli incassi complessivi che viene destinata agli atleti. Una questione che coinvolge i principali nomi del circuito Atp e Wta, da Carlos Alcaraz ad Aryna Sabalenka, passando per Coco Gauff e Iga Swiatek.

Le parole di Sinner sulla protesta dei tennisti

Jannik Sinner ha spiegato che il tema non riguarda esclusivamente i campioni più ricchi, ma l’intero sistema del tennis professionistico. “Penso che sia anche giusto, perché senza di noi, senza i giocatori, non ci sarebbe alcun torneo”. Il numero uno del ranking mondiale ha evitato toni troppo duri o ultimatum, ma ha riconosciuto che il problema esiste e che “da qualche parte bisogna pur cominciare”.

Più esplicite invece Aryna Sabalenka e Coco Gauff, che hanno evocato anche la possibilità di un futuro boicottaggio degli Slam qualora non venissero ascoltate le richieste dei giocatori. Al momento non esistono annunci concreti in questa direzione, ma il fatto che se ne discuta apertamente rappresenta già una novità importante per il tennis mondiale.

Quanto guadagnano davvero i tennisti negli Slam

Uno dei punti centrali della protesta riguarda la differenza tra il montepremi ufficiale e la quota reale dei ricavi destinata ai giocatori.Il Roland Garros 2026 ha un prize money complessivo da 61,7 milioni di euro, in crescita del 9,5% rispetto all’edizione precedente. I vincitori del singolare maschile e femminile incasseranno 2,8 milioni di euro ciascuno.

Numeri importanti che però, secondo i tennisti, non raccontano tutta la situazione. La contestazione riguarda infatti la percentuale degli introiti complessivi redistribuita agli atleti. Secondo le stime, la quota destinata ai giocatori al Roland Garros sarebbe passata dal 15,5% del 2024 al 14,9% previsto nel 2026. I tennisti chiedono invece di arrivare almeno al 22%, una percentuale simile a quella applicata nei principali tornei combinati Atp e Wta.

Il problema dei costi per i giocatori fuori dalla top 100

La protesta non nasce soltanto dalle richieste dei grandi campioni. Uno dei temi più discussi riguarda infatti la sostenibilità economica per i giocatori che occupano posizioni più basse del ranking mondiale. Secondo una ricerca accademica pubblicata nel 2025 e citata nella fonte, il punto di pareggio economico nel tennis professionistico si troverebbe intorno alla posizione numero 150 del ranking.

Questo significa che molti atleti, pur giocando tornei internazionali, faticano a coprire le spese legate alla propria attività professionale. Viaggi, allenatori, fisioterapisti, staff tecnico, preparazione atletica e tasse rappresentano costi molto elevati. Reuters ha riportato il caso di un giocatore vicino alla top 100 che, dopo aver sottratto tutte le spese, avrebbe chiuso l’anno con appena 25 mila dollari netti. La stessa ricerca evidenzia inoltre che soltanto il 32-34% dei migliori junior analizzati riesce a terminare la carriera con un saldo economico positivo.

Le richieste dei giocatori agli organizzatori degli Slam

In una lettera inviata circa un anno fa dai primi dieci giocatori e dalle prime dieci giocatrici del ranking mondiale, le richieste comprendevano anche maggiori tutele sul fronte welfare. I tennisti chiedono:

  • una quota minima del 22% dei ricavi destinata ai giocatori;
  • maggiori fondi per pensioni, maternità e assicurazioni;
  • più peso decisionale su calendario e organizzazione dei tornei;
  • un confronto stabile con Atp e Wta prima delle decisioni economiche.

Il tennis professionistico resta infatti frammentato tra più organismi: Atp, Wta, Itf e Ptpa, l’associazione indipendente fondata anche da Novak Djokovic.