Auto elettrica, ricaricare a casa o alle colonnine? Dove risparmiare

Il prezzo dell’energia continua a salire e gli italiani si domandano dove convenga “fare il pieno” con la propria macchina elettrica: cosa sta succedendo

Dopo i primi anni di comprensibile titubanza, oggi sono ormai nell’ordine di diverse centinaia di migliaia le auto elettriche che circolano sul suolo italiano (poco più di 244 mila, stando ai dati ufficiali diffusi in merito a gennaio 2022). Un mezzo di trasporto che è divenuto il simbolo della transizione ecologica intrapresa dai Paesi democratici più all’avanguardia, che intendono impegnarsi per la salvaguardia dell’ambiente, la riduzione delle emissioni e la lotta al cambiamento climatico, in linea con gli accordi sottoscritti a Parigi nel 2015.

I cittadini che già in un primo momento avevano compreso l’importanza di questa rivoluzione hanno deciso di installare l’impianto che permette di ricaricare la propria auto elettrica comodamente nel giardino di casa o nel proprio garage. Questo perché – aldilà delle spese da sostenere in fase di installazione del servizio – avere la propria fonte personale di ricarica permette un risparmio rispetto alla scelta di recarsi ogniqualvolta presso le colonnine dislocate nei parcheggi e lungo le strade.

Auto elettrica, ricaricare presso le colonnine conviene di più rispetto all’impianto a casa?

Ebbene, nell’ultimo periodo pare che questo meccanismo si sia inceppato, provocando l’ira di moltissimi cittadini. La dimostrazione si ritrova nelle molte segnalazioni formulate dagli utenti che già possiedono la propria ricarica a casa. In molti si sono rivolti a QuiFinanza nel tentativo di capire cosa stesse succedendo. Le loro denunce mostrano come – a causa dell’aumento del prezzo dell’energia elettrica che ha fatto schizzare i costi in bolletta – non sia più così conveniente “fare il pieno” alla propria auto utilizzando l’impianto casalingo invece che le colonnine.

Questo perché ad oggi sono molti i cittadini che pagano il costo della luce di casa secondo il cosiddetto PUN, che rappresenta l’acronimo di Prezzo Unico Nazionale, ossia la cifra a cui l’energia elettrica viene venduta all’ingrosso da parte delle grandi aziende del settore che la producono e la distribuiscono in tutto il territorio nazionale. Il dato può variare in continuazione, aumentando o abbassandosi di mese in mese, in quanto viene determinato dalle trattative e dalle conseguenti compravendite che si verificano sul mercato della Borsa Elettrica Italiana (IPEX – Italian Power Exchange).

Perché ricaricare l’auto elettrica a casa non è più così vantaggioso

In questi mesi, proprio a causa del rincaro continuo, il PUN sarebbe salito ad un valore maggiore rispetto a quello applicato da molti gestori delle colonnine, determinando così una crescita costante della spesa per chi sceglie di ricarica la propria auto elettrica a casa. In particolare, ad agosto il suo valore è schizzato oltre la soglia dei 0,54 euro per un kilowattora, più di quanto registrato in tutti i sette mesi precedenti dell’anno.

Una situazione davvero paradossale, soprattutto se si considera che la ricarica a casa dovrebbe rappresentare il futuro a cui tutti siamo destinati, dato il processo irreversibile di sostituzione delle vetture classiche con quelle a batteria elettrica. Un paradigma che anche i governanti italiani (in attesa di vedere cosa farà l’esecutivo di Giorgia Meloni a riguardo) hanno voluto assecondare stanziando diversi miliardi di euro per le agevolazioni rivolte a chi acquista un’auto elettrica.