BTP Futura, perché la quarta emissione ha fatto flop

Le pressioni inflattive e la prospettiva di un aumento dei tassi da parte della BCE hanno spinto gli italiani ad acquistare un quantitativo inferiore del particolare Titolo di Stato

Si rivela un fallimento la quarta emissione del BTP Futura, l’unico Titolo di Stato destinato ai risparmiatori privati (mercato retail), i cui proventi finanziano le misure adottate dal governo per la ripresa economica. Per l’ennesima volta il totale raccolto è stato inferiore alla tornata precedente. La caratteristica principale del BTP, la cui emissione si è tenuta dall’8 novembre al 12 novembre 2021, è il meccanismo del doppio premio fedeltà, collegato alla crescita del PIL, ma questo elemento non ha convinto gli italiani, intimoriti soprattutto dalle prospettive di un aumento persistente dell’inflazione.

Gli importi collocati nelle varie giornate

L’importo complessivamente emesso è stato pari a 3.268,240 milioni di euro a fronte di 91.273 contratti conclusi, con un taglio medio di 35.807 euro. Durante il periodo di collocamento, la domanda è stata moderatamente sostenuta nei primi due giorni, sia per controvalore che per numero di contratti, registrando poi un calo nel corso delle successive giornate di contrattazione. In dettaglio: il primo sono stati conclusi 27.452 contratti per un controvalore di 957.833.000 euro; il secondo giorno 24.401 contratti per un controvalore di 1.008.712.000; il terzo giorno 20.070 contratti per un controvalore di 703.948.000 euro; il quarto giorno 12.295 contratti per un controvalore di 367.130.000 euro; il quinto giorno 7.055 contratti per un controvalore di 230.617.000.

Ecco chi ha comprato i BTP Futura

Il MEF ha specificato che circa il 62% dei 91.273 contratti conclusi sul MOT (il Mercato Telematico delle Obbligazioni e Titoli di Stato di Borsa Italiana) è stato di importo inferiore ai 20.000 euro, mentre se si considerano i contratti fino a 50.000 euro, si raggiunge circa l’88% del totale.

Si stima che la partecipazione di investitori privati sia stata significativamente prevalente rispetto a quella del private banking, con una quota di rispettivamente 67% e 33%, e all’interno della quota sottoscritta da investitori retail, si stima che circa il 61% abbia inoltrato l’ordine attraverso le filiali delle reti bancarie e circa il 39% attraverso l’home banking.

In fuga gli investitori esteri, poiché la quasi totalità degli ordini è risultata provenire da investitori domestici (circa il 99%).

Le precedenti emissioni

La quarta emissione del BTP Futura è stata la peggiore in termini di raccolta. La terza emissione, andata in scena ad aprile 2021, si era infatti chiusa co ordini totali per 5,48 miliardi di euro. Anche il quel caso il risultato era però stato inferiore all’emissione precedente, ovvero la seconda: effettuata nel novembre del 2020, aveva permesso al Tesoro di raccogliere in tutto 5,71 miliardi di euro. Ad oggi, è l’emissione del luglio 2020, la prima, ad aver totalizzato l’importo più alto a sostegno della crescita del Paese: in quel caso gli italiani avevano acquistato titoli per 6,1 miliardi di euro.

Le ragioni del flop 

Ad aver trattenuto gli italiani dall’acquistare i BTP Futura in offerta è stato lo spettro dei mercati finanziari degli ultimi mesi, ovvero l’inflazione. Il Titolo di Stato in offerta negli scorsi giorni aveva infatti durata pari a 12 anni (comunque inferiore al precedente, pari a 16 anni), un orizzonte temporale che ha spinto molti risparmiatori a non voler impegnare capitale per così tanto tempo, specialmente in un contesto in cui le pressioni inflattive sono in crescita e aumentano le probabilità che la BCE aumenti i tassi in futuro.

Il BTP Futura verrà riproposto

Il Tesoro, attraverso il responsabile per la gestione del debito Davide Iacovoni, ha però già affermato che riproporrà lo strumento. “Sicuramente verrà riproposto e dovremo ribilanciare in funzione dell’andamento di mercato scadenza e struttura premiale. Vedremo via via come organizzare le prossime emissioni”, ha detto Iacovoni.a Reuters.

Secondo il funzionario di Via XX Settembre, il calo degli ordini di questa edizione si spiega anche con la maggior prudenza del mondo delle gestioni patrimoniali. “Questo mondo è stato più freddo e il motivo è nella fase di mercato particolare […] con un ritorno della volatilità legato ad aspetti largamente fuori dall’Italia, ovvero all’incertezza su come le banche centrali intenderanno affrontare il tema dell’inflazione”, ha sottolineato.

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