Un altro virus torna a preoccupare l’Italia: cos’è e quali sono i sintomi

Il West Nile si diffonde tramite la puntura delle zanzare comuni, ma ha come "serbatoi" anche altri animali. Come riconoscere la malattia e cosa fare

Dopo il Covid (qui parliamo della nuova variante Centaurus) e il vaiolo delle scimmie, tocca a un altro virus tenere in apprensione il nostro Paese. Innanzitutto bisogna precisare che non si tratta di una novità, ma di un “ritorno”. Parliamo del cosiddetto West Nile, il virus del Nilo occidentale, che ha fatto registrare i primi casi del 2022 in Italia.

I casi segnalati di West Nile

Il primo caso dell’estate 2022 di West Nile è stato individuato in provincia di Padova, come ha riferito l’Istituto Superiore di Sanità. Il contagio si è manifestato nella forma neuro-invasiva (detta WNND), che si manifesta con febbre alta, mal di testa, debolezza e tremori e che può anche sfociare in disturbi gravi come meningite ed encefalite. Il virus è endemico, cioè presente in maniera stabile, in Veneto così come in altre zone della Pianura Padana (attenzione anche all’invasione di blatte in diverse città: i rischi e come eliminarle).

E infatti il monitoraggio effettuato su cavalli, zanzare e uccelli ha confermato la circolazione del West Nile anche in Emilia-Romagna, Lombardia e addirittura Sardegna. Il primo di questi casi è stato segnalato a Modena su una persona di 75 anni, ricoverata presso l’Ospedale civile di Baggiovara. A inizio luglio presenza del virus è stata osservata in zanzare esaminate anche nelle province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Ferrara, con un anticipo di circa 10 giorni rispetto alla rilevazione dell’anno scorso.

Cos’è il virus del Nilo occidentale e come si combatte

Come già accennato, il West Nile è un virus endemico nelle regioni del bacino padano. Il primo caso accertato nella storia dell’uomo risale al 1937, quando questo arbovirus della famiglia Flaviviridae è stato riscontrato in una donna ugandese appena rientrata dall’Egitto. Da qui, appunto, il nesso con il grande fiume nordafricano.

L’Istituto Superiore di Sanità spiega come i suoi “serbatoi preferiti” per la moltiplicazione siano alcune specie di uccelli e le zanzare comuni (più frequentemente del tipo Culex). Il metodo di trasmissione ad altre specie, tra cui cavalli e uomo, avviene dunque tramite le punture di questi insetti. Il soggetto infettato non è però in grado a sua volta di passare il virus ad altre persone tramite contatto diretto e neanche ad altre zanzare.

Per contrastare il virus del Nilo occidentale, i Comuni “allertati” attivano o potenziano le misure di disinfestazione e i controlli sul territorio. La lotta all’agente patogeno avviene anche sul piano della sensibilizzazione dei proprietari di cavalli, affinché vaccinino gli animali.

Quali sono i sintomi

Nel 2018 la West Nile ha portato anche ad alcuni decessi nel nostro Paese. Dal momento della puntura della zanzara infetta, il periodo di incubazione varia fra i 2 e i 14 giorni, ma può richiederne anche 21 in soggetti con un sistema immunitario più debole.

L’Istituto Superiore di Sanità scrive che la maggior parte delle persone contagiate non mostra alcun sintomo. Fra i casi sintomatici, circa il 20% presenta invece disturbi lievi (simili a quelli del Covid-19): febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi cutanei. Questi possono durare pochi giorni e, in casi rari, anche qualche settimana, con possibili variazioni a seconda dell’età della persona. Nei bambini è più frequente una febbre leggera, mentre negli adolescenti la sintomatologia è caratterizzata da febbre mediamente alta, arrossamento degli occhi, mal di testa e dolori muscolari. Negli anziani e nelle persone debilitate, invece, la sintomatologia può essere più grave.

I sintomi più gravi riguardano meno dell’1% delle persone infette (in media 1 persona su 150). Tra essi spiccano febbre alta, forti mal di testa, debolezza muscolare, disorientamento, tremori, disturbi alla vista, torpore e convulsioni che possono portare anche alla paralisi e al coma. Alcuni effetti neurologici possono essere permanenti. Nei casi più gravi, circa uno su mille, il virus può causare un’encefalite letale.