Pensioni, il doppio taglio sugli assegni d’oro a giugno

A giugno, dopo le elezioni europee, la sforbiciata agli assegni pesanti. Prelievi fino a 30mila euro in un mese

Il taglio delle pensioni d’oro è pronto. Ma scatterà a giugno, qualche giorno dopo le elezioni europee. L’Inps ha preparato la circolare con le indicazioni operative, che conterrà tra l’altro i termini per il conguaglio dei mesi passati, ma sarà pubblicata solo nelle prossime settimane. Perché ora l’attenzione è concentrata sugli appuntamenti clou di primavera: lunedì 1° aprile, con il pagamento delle prime 25mila pensioni in “quota 100”, e a fine aprile quando verranno caricate le prime card del reddito di cittadinanza.

Il taglio degli assegni previsto dalla Legge di Bilancio ha decorrenza dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2023 ed interessa quelle pensioni di importo superiore ai 100.000 euro annui. Il meccanismo scelto per il taglio delle pensioni d’oro è simile a quello già previsto con il contributo di solidarietà, con una decurtazione proporzionale all’importo dell’assegno percepito.

Sono state individuate cinque aliquote (dal 15% al 40%), con un taglio tanto più consistente quanto maggiore è la pensione. Gli oltre 24mila pensionati più abbienti, quelli con l’assegno “di platino”, come ha detto il vicepremier Luigi Di Maio quando a dicembre è stato approvato il prelievo “per favorire l’equità del sistema previdenziale”, hanno già cominciato a fare i loro conti.

Il Sole24Ore ha elaborato già una simulazione per calcolare i tagli per ciascuno scaglione. Nel dettaglio, le pensioni saranno ridotte:

  • del 15%: tra 100.000€ e 129.999,99€ (lordi);
  • del 20%: tra 130.000€ e 199.999,99€ (lordi);
  • del 25%: tra 200.000€ e 349.999,99€ (lordi);
  • del 30%: tra 350.000€ e 499.999,99€;
  • del 40%: superiore a 500.000€.

Il taglio interesserà solamente quelle pensioni a calcolo retributivo o misto; sono salvi, quindi, gli assegni calcolati interamente con il sistema contributivo. Complessivamente, grazie a questa misura il Governo conta di recuperare – al netto delle fiscalità – un importo appena superiore a 415 milioni di euro.

Per i redditi da pensione da 110 mila euro lordi, quindi con l’aliquota minima, la riduzione annua lorda sarà di 1.500 euro. Sono 65,77 euro netti in meno al mese.
Con un reddito da pensione da 150 mila euro (aliquota al 25%) il taglio sarà di 416,54 netti al mese; con 300 mila (aliquota al 30%), saranno 2.280 euro netti in meno al mese. Alle super pensioni da 500 mila euro all’anno si applica l’aliquota massima, del 40%, pari a 5239,62 euro netti in meno al mese. Le aliquote medie applicata alle pensioni vanno da 1,36% a 23,9%.

Sacrifici consistenti per chi percepisce redditi elevati. Ma c’è anche una tassa elettorale. Come per la perequazione, il recupero delle somme percepite indebitamente nei primi mesi (per l’inflazione erano tre, nel caso delle pensioni d’oro il conto da saldare sale a sei mesi) arriverà a giugno. La decurtazione di inizio estate sarà di 349,62 euro per un reddito da 110 mila euro e arriverà a 31.437,70 euro per quello da 500 mila.

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