Pensioni: da aprile taglio a 6 milioni di assegni. Le riduzioni fascia per fascia

In arrivo per 5,6 milioni di persone la stretta sulla rivalutazione delle pensioni superiori a 1.521 euro lordi mensili come prevista dalla legge di Bilancio.

Dal prossimo mese di aprile sono in pagamento le pensioni ricalcolate con i criteri di rivalutazione annuale, previsti dalla Legge di bilancio per il 2019. L’operazione di ricalcolo, effettuata dall’Istituto, ha riguardato i trattamenti di importo complessivo lordo superiore a tre volte il trattamento minimo. Per importo complessivo lordo si intende la somma di tutte le pensioni di cui un soggetto è titolare, erogate sia dall’Inps che dagli altri Enti, presenti nel Casellario centrale, assoggettabili al regime della perequazione cumulata. Le posizioni interessate dal ricalcolo sono circa 5,6 milioni. Per circa 2,6 milioni delle posizioni interessate la variazione media mensile dell’importo lordo risulta di 28 centesimi.

Il taglio (sotto forma di mancati aumenti) andrà da meno 5 euro mensili per pensioni di 2.300 euro lordi a 16 euro per quelle da 3.500 mila euro e via a salire, fino a raggiungere anche i 45 euro per importi elevati. Per un totale di circa 2,2 miliardi di euro di risparmi per le casse pubbliche nel triennio.

Ma chi ha avuto di più in questi primi tre mesi di mancata applicazione della sforbiciata dovrà restituire (probabilmente da giugno, a elezioni europee avvenute, come sospettano in parecchi) le somme percepite in più: e, in questo caso, si andrà da meno di un euro a 27 euro, per un totale di circa 100 milioni.

In questo senso, la Finanziaria prevede sette fasce di perequazione a cui sono applicate aliquote decrescenti:

  • per i trattamenti fino a 3 volte il minimo, l’indice di perequazione è pari al 100% e la percentuale di aumento è dell’1,1%;
  • per i trattamenti oltre 3 e fino a 4 volte il minimo, l’indice di perequazione è del 97% e l’aumento è dell’1,07% (per importi oltre i 1.522,26€ e fino a 2.029,68€);
  • per i trattamenti oltre 4 e fino a 5 volte il minimo, l’indice di perequazione è del 77% e l’aumento è pari al 0,85% (per importi oltre 2.029,68€ e fino a 2.537,10);
  • per i trattamenti oltre 5 e fino a 6 volte il minimo, l’indice di perequazione è del 52% e l’aumento è del 0,57% (per importi oltre 2.537,10€ e fino a 3.044,52€);
  • per i trattamenti oltre 6 e fino a 8 volte il minimo, l’indice di perequazione è del 47% e l’aumento è del 0,52% (per importi oltre 3.044,52€ e fino a 4.059,36€);
  • per trattamenti oltre 8 e fino a 9 volte il minimo, l’indice di perequazione è del 45% e l’aumento è del 0,50% (per importi oltre 4.059,36€ e fino a 4.566,78€);
  • per trattamenti oltre 9 volte il minimo, l’indice di perequazione è del 40% e l’aumento è del 0,44% (per importi oltre 4.569,28€).

Le polemiche si sono già accese, i sindacati dei pensionati non hanno gradito la nuova misura e per questo Fnp-Cisl, Spi-Cgil e Uilp-Uil hanno anncunciato di scendere in piazza.

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