Bruxelles bacchetta l’Italia sulle pensioni. Bocciata anche Quota 102

Da Bruxelles arriva la bocciatura di Quota 100 e Quota 102, mentre i sindacati chiedono di riaprire il confronto sulla riforma e sollecitano una maggiore flessibilità, in linea con la proposta della Lega

Da Bruxelles arriva la bocciatura di Quota 100 e Quota 102, in vista della definizione, entro i prossimi 4 mesi, della legge di Bilancio. Frattanto i sindacati stanno intensificando il pressing per riaprire il confronto sulla mini riforma delle pensioni con il governo.

“Sulle pensioni è stato fatto un lavoro al ministero con cui coniugare la flessibilità per andare in pensione anticipata ma all’interno del modello contributivo salvaguardando la sostenibilità finanziaria. L’agenda politica è stata poi occupata da eventi straordinari e drammatici come la guerra. Ma mi sembra ci sia tutta l’intenzione da parte del governo e del ministero di proporre soluzioni che vadano esattamente in quella direzione, ovvero di coniugare flessibilità e conti. Analisi e conti sono stati fatti, i sindacati sono stati coinvolti. Ora il governo dovrebbe fare una sintesi”, ha spiegato il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, a margine del congresso della Cisl.

Il Country Report sull’Italia della Commissione Ue

Nel Country Report sull’Italia incluso nel pacchetto di primavera la Commissione europea afferma che in Italia “la spesa per le pensioni è destinata ad aumentare a causa degli sviluppi demografici” ed è “tra le più alte nell’Ue rispetto al PIL”. Un esborso eccessivo che in Italia va a limitare le risorse disponibili per maggiori spese a favore della crescita.

Sebbene la riforma pensionistica del 2011 contribuisca a ridurre la spesa pensionistica nel lungo periodo, a breve e nel medio termine la spesa per le pensioni – evidenzia Bruxelles – “dovrebbe ancora aumentare sostanzialmente”, con ulteriori aumenti della spesa a medio termine dalle recenti misure adottate come “Quota 100” per il periodo 2019-2021, e “Quota 102” per il 2022. Nel mirino della Ue anche gli altri altri programmi di prepensionamento a favore delle donne e dei lavoratori vulnerabili, prorogati ogni anno dal 2015. La Commissione ricorda infine anche che è stata sospesa fino al 2026 l’indicizzazione dei parametri rilevanti per la vita.

Sindacati promuovono “Quota 41”

La richiesta rilanciata dal XIX congresso della Cisl è la maggiore flessibilità per le pensioni con – in linea con la proposta della Lega – la possibilità di uscire dopo 41 anni di contributi o dai 62 anni di età.

“Stiamo lavorando insieme con tutte le forze sindacali per Quota 41 per superare e azzerare la legge Fornero entro il 31 dicembre – ha affermato il leader della Lega, Matteo Salvini, a margine del congresso –. Siamo assolutamente in sintonia – ha aggiunto riferendosi al segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra – la necessità di tutelare lavoratori e pensionati è un impegno comune”.

Favorevole a Quota 41 anche l’Ugl. “Il presidente Draghi ascolti le istanze dei lavoratori, convochi le parti sociali e riapra il tavolo di confronto sulla riforma delle pensioni interrotto a causa della guerra in Ucraina – ha dichiarato Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl –. Urge un intervento volto a scongiurare il ritorno in vigore della legge Fornero e la scadenza di misure come Quota 102, Opzione Donna e l’Ape Sociale, a partire dal primo gennaio 2023. Come sindacato Ugl, ribadiamo l’importanza di prevedere nuovi strumenti di flessibilità in uscita che incentivino il turnover generazionale e l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Non accetteremo ulteriori tagli ai diritti acquisiti o misure di macelleria sociale a danno dei lavoratori, in nome dei vincoli di bilancio o dei ‘diktat’ di Bruxelles. Come evidenziato dall’Inps, attualmente il sistema appare sostenibile in quanto sono stati risparmiati 1,1 miliardi di euro di assegni previdenziali nel 2020 a causa dell’innalzamento della mortalità per effetto della pandemia. È fondamentale, dunque, partire da una proposta come Quota 41, che prevede 41 anni di contributi, a prescindere dall’età lavorativa, dando risposte certe ai lavoratori riguardo il proprio futuro”.