Pensioni: quando un anno di lavoro non vale un anno

In alcuni casi un anno di lavoro non corrisponde ad un anno di contributi: ecco perchè

Il tema “Pensioni” è un tasto dolente per quasi tutti i lavoratori: l’età anagrafica richiesta e i contributi versati aumentano sempre più.

È di poco tempo fa la conferma dell’Inps che dice che dal 2019 sarà necessario avere 5 mesi in più di età per richiedere la pensione di vecchiaia e 5 mesi in più di contribuzione versata per le pensioni di anzianità o anticipate. La materia tuttavia non è chiara e spesso si fa confusione tra contributi figurativi, effettivi e sul loro valore, regolamentato per legge.

Ci sono infatti indicazioni precise che permettono di capire il valore reale dei contributi versati. Partiamo dalla base: i contributi previdenziali sono pagamenti obbligatori che un lavoratore effettua durante gli anni lavorativi e che permettono di accumulare soldi per la futura pensione. Si pensa erroneamente che, in ogni caso, un anno di lavoro significhi effettivamente un anno di contributi, ma non è così. È qui che entrano in campo le regolamentazioni sul valore effettivo dei contributi.

Per essere valido ai fini pensionistici, un anno di lavoro deve essere infatti retribuito con una certa cifra annuale. Bisogna quindi raggiungere una determinata soglia di reddito, così da far valere 52 settimane di lavoro come 52 settimane di contribuzione valida ai fini previdenziali. Ad esempio, una lavoratrice part time deve guadagnare 10.400 euro all’anno di stipendio, per ottenere un anno di contribuzione, i collaboratori invece necessitano di 15.710 euro di stipendio annuo. Non bisogna calcolare quindi il valore dei contributi versati sulle settimane di lavoro indicate nell’estratto conto, ma sull’effettiva retribuzione annua percepita. Tramite il sito Inps, è possibile calcolare la propria situazione previdenziale, accedendo all’area riservata e prendendo in visione l’estratto conto contributivo.

Nel caso ad esempio di un lavoratore part time, se la retribuzione è inferiore a 10.400 euro annui, i contributi utili alla pensione saranno inferiori alle 52 settimane (e quindi non corrispondono ad un anno).

È importante poi considerare i contributi figurativi. I contributi figurativi sono i versamenti che lo Stato accredita al lavoratore nei periodi in cui non è possibile per il lavoratore svolgere l’attività lavorativa, come nel caso di malattia, disoccupazione o maternità. Questo tipo di contributo è utile per raggiungere le soglie di accesso alle prestazioni pensionistiche, ma non è valido per il calcolo dell’assegno pensionistico da ricevere.

Pensioni: quando un anno di lavoro non vale un anno