I magistrati hanno pensioni alte. E se le meritano (quasi) tutte

Il parere dell'esperto sul trattamento pensionistico delle toghe italiane

Prosegue l’operazione Porte aperte da parte dell’Istituto Nazionale della Previdenza sociale (Inps). Sappiamo con certezza che il neo presidente prof. Tito Boeri fa proprio il motto di Louis Brandeis – consigliere della Corte Suprema americana negli anni ’30 – secondo il quale “la luce del sole è il miglior disinfettante, la luce elettrica il miglior poliziotto”.

L’ultima categoria che è stata analizzata è quella dei magistrati. L’Inps specifica in partenza che “L’importo annuo lordo medio di tutte le pensioni in pagamento dei magistrati, comprese le pensioni ai superstiti, è di circa € 103.000”. Nella sezione dove si evidenziano gli effetti di un ipotetico ricalcolo contributivo delle pensioni oggi erogate ai Magistrati  della Cassa trattamenti pensionistici ai dipendenti dello Stato (CTPS) emerge come le pensioni del comparto con decorrenza successiva al 2004 si rapportano con le prestazioni che sarebbero state erogate applicando il metodo contributivo. Si legge che “solo circa il 10% delle pensioni vedrebbe un aumento se ricalcolata con il contributivo.  La riduzione media che subirebbero, nel complesso, le pensioni dei magistrati è dell’ordine del 12%.” In sostanza, i magistrati ricevono pensioni poco più che proporzionali rispetto a quanto versato.

Per completezza di informazione, l’Inps specifica alcuni esempi relativi a Magistrati di Cassazione:
• Pensionato nel 2008 con 64 anni di età e 37 di anzianità, titolare di pensione lorda mensile 2015 pari a 9.755 euro, con il ricalcolo avrebbe una riduzione della prestazione pari a 2.735 euro mensili;
• Pensionato nel 2008 con 70 anni di età e 46 di anzianità, titolare di pensione lorda mensile 2015 di 11.762 euro, con il ricalcolo avrebbe una riduzione della prestazione pari a 1.367 euro mensili. (Continua sotto)

Dopo i commenti sprezzanti a seguito dell’analisi sulle storture delle pensioni delle forze dell’ordine, speriamo che questa volta vada meglio. Per renderci difficile la vita e andare contro corrente, ribadiamo che le pensioni alte, se meritate, NON vanno toccate. Nel caso dei magistrati i dati numerici sono di totale evidenza. I magistrati hanno tipicamente – al di là di eccezioni minoritarie – contribuito molto e quindi meritano pensioni elevate.

Siccome sono favorevole al ricalcolo per tutti i pensionati, non credo ci siano problemi per il magistrato di Cassazione a vedersi decurtata la pensione di 2,7 mila al mese. Quando però il Movimento 5 Stelle o altri demagoghi inneggiano al taglio delle pensioni sopra un certo importo sbagliano di grosso. Non facciamo populismo. Se un pubblico ministero prende 7 mila euro di pensione a cui ha fatto fronte con contributi sonanti pagati, non c’è alcun motivo perchè gli debba venir tagliata la pensione. Tagliamola al dirigente di pubblica sicurezza che prende 6 mila euro, ma ne ha maturati solo 3 mila. Contano i contributi versati e la rivalutazione avvenuta nel tempo, non le cifre assolute.
La sacrosanta battaglia contro le distorsioni pensionistiche che danneggiano la forza lavoro di oggi, i giovani in particolare, deve andare a colpire i privilegiati immeritati, non coloro che prendono pensioni elevate che derivano da versamenti all’Inps costanti nel tempo.

Nei Fratelli Karamazov, Dostoevskij scrive: “Posto che tutti si debba soffrire, per comperare a prezzo di sofferenza la futura armonia, che c’entrano però i bambini, me lo dici tu per favore? E’ assolutamente incomprensibile perchè debbano soffrire anch’essi”. Dove sta scritto che i bambini appena nati devono farsi carico di pensioni sussidiate a beneficio non di persone in difficoltà ma in condizione di agio?

A cura di Beniamino Piccone
Docente di Sistema Finanziario e Private banker

© Italiaonline S.p.A. 2019Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

I magistrati hanno pensioni alte. E se le meritano (quasi) tutte