Il taglio delle accise non arriva al portafoglio e i prezzi dei carburanti salgono ancora

Benzina e gasolio registrano nuovi rincari. Tra le cause l'effetto spugna, che impedisce cali ai listini nonostante gli incentivi fiscali.

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

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La rapidità con cui qualsiasi beneficio fiscale sui prezzi si dissolve al momento del rifornimento è simile a quella di una goccia d’acqua che cade sull’asfalto rovente. Che si tratti di un calo delle quotazioni internazionali o di un intervento di contenimento, l’effetto distensivo sul portafoglio degli automobilisti tende ad assottigliarsi fino a sparire. I tentativi di ribasso vengono assorbiti in breve tempo dalle fluttuazioni della materia prima e dai margini della filiera, riportando la spesa finale al punto di partenza.

In poche settimane, il tanto agognato beneficio dello sconto sulle imposte sui carburanti si è tradotto in una nuova e costante impennata dei prezzi di listino.

I numeri del pieno: le cifre reali alla pompa

I dati più recenti registrati sulle rilevazioni dei prezzi mostrano un quadro di aumenti quotidiani che spingono le quotazioni su livelli record sia sulla rete ordinaria che in autostrada:

  • sulla rete stradale ordinaria la benzina in modalità self service viaggia ormai a 1,994 euro al litro (in salita dai 1,992 euro di ieri);
  • il diesel self in città si attesta a 2,099 euro al litro (rispetto ai 2,093 euro), tornando a sfiorare la soglia psicologica dei 2,100 euro già toccata all’inizio di agosto;
  • in autostrada i rincari si fanno ancora più pesanti con il gasolio che ha raggiunto i 2,173 euro al litro, mentre la benzina self tocca quota 2,073 euro al litro.

Questi micro-adeguamenti continui verso l’alto dimostrano come la spinta dei rincari riesca a cancellare in tempi brevissimi il taglio sulle accise mobili, che avrebbe dovuto portare a una riduzione di 17 centesimi al litro.

Il sorpasso del diesel sulla benzina e la fine del margine storico

I dati evidenziano una dinamica ancora più profonda: il sorpasso del gasolio sulla benzina, un paradosso che stravolge la convenienza tradizionale di milioni di automobilisti:

  • il diesel costa ormai più della benzina sia in città (2,099 euro contro 1,994 euro al self) sia sui tratti autostradali (2,173 euro contro 2,073 euro);
  • la forte richiesta di distillati medi sui mercati internazionali e i costi di raffinazione spingono la quotazione industriale del gasolio a livelli superiori rispetto al carburante tradizionale;
  • chi ha acquistato un veicolo a gasolio per risparmiare sui lunghi tragitti si trova oggi ad affrontare un costo al litro nettamente superiore.

Il ribaltamento dei valori rende la stangata dei carburanti ancora più gravosa per i pendolari e per chi utilizza l’auto per lavoro. Una rivoluzione preannunciata, che ha motivazioni anche di ordine ecologico.

L’effetto elasticità nella formazione del prezzo

La velocità con cui i prezzi schizzano verso l’alto nasconde una profonda asimmetria nella trasmissione delle quotazioni industriali lungo la filiera. Mentre gli aumenti del greggio e dei prodotti raffinati vengono scaricati con immediata puntualità sui listini dei distributori, i cali della materia prima e le misure di taglio fiscale faticano a trasferirsi al consumo, muovendosi con estrema lentezza.

Questo fenomeno finisce per creare un vero e proprio effetto spugna, dove i margini di risparmio concessi ai cittadini vengono rapidamente riassorbiti dalle fluttuazioni di mercato e dalle componenti fisse che gravano sul prezzo finale. Senza una riforma strutturale dei meccanismi di formazione del listino e un monitoraggio sulla filiera, qualsiasi intervento di riduzione delle imposte si trasforma così nell’ennesima parentesi temporanea, esosa per le casse dello Stato e inutile per le tasche dei cittadini, destinata a chiudersi nel giro di pochissimi giorni.