Terre rare, scoperto maxi giacimento in Svezia: cosa sono e perché sono importanti

Il milione di tonnellate trovato nella regione di Kiruna mira a infrangere la dipendenza europea dall'import dalla Cina, egemone mondiale nel mercato delle terre rare. La domanda di REE aumenterà di almeno 5 volte entro il 2030

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Maurizio Perriello

Giornalista

Maurizio Perriello è un giornalista. Nato a Melfi nel 1988, si laurea a Pisa in Storia e consegue un Master a Milano. Esperto di tematiche green, in particolare di climate change.

Metalli tecnologici, metalli strategici. Le terre rare sono note con entrambi gli appellativi, sostanzialmente per lo stesso motivo: sono indispensabili per l’industria tecnologica ed elettronica del futuro (oltre che del presente) e rappresentano dunque una carta strategica di prim’ordine per chi riuscirà a sfruttarne i giacimenti e sviluppare la loro lavorazione.

Attualmente è la Cina a detenerne il “quasi monopolio”, che però rischia di essere colpito a fondo da una delle scoperte minerarie più importanti degli ultimi decenni: è stato individuato in Svezia il più grande e ricco giacimento europeo di terre rare, che promette di rivoluzionare il mercato di questi elementi preziosissime, impiegati nella produzione di moltissimi oggetti della nostra quotidianità e non solo: sono presenti infatti in smartphone e auto elettriche, in computer e turbine eoliche, in batterie e luci a led, televisori e hard-disk, e il loro utilizzo si estende fino ai missili e ai magneti, ai microchip, ai treni e alle apparecchiature mediche.

Cosa sono le terre rare

Per cominciare, dobbiamo capire con cosa abbiamo a che fare e, dunque, cosa sono le terre rare. Si tratta di 17 elementi chimici, noti in tutto il mondo come REE (Rare Earth Elements). E cominciamo col dire che non sono (più) tanto “rare” queste terre, poiché si trovano in abbondanza in Cina, che ne detiene il “quasi monopolio” (un terzo delle riserve mondiali), negli Stati Uniti, in Vietnam, Brasile, Russia e Australia. E in Svezia, per l’appunto. L’aggettivo “rare” non riguarda infatti la loro fantomatica scarsa diffusione sul pianeta, ma la loro difficile identificazione e la complessità del processo di estrazione e lavorazione del minerale puro. Un esempio per rendere meglio l’idea: perfino le due terre rare meno abbondanti fra tutte, il tulio e il lutezio, in natura sono circa 200 volte più comuni dell’oro. È però estremamente difficile trovarle in alte concentrazioni all’interno dello stesso giacimento.

Le terre rare non sono neanche rare negli oggetti della nostra quotidianità: sono presenti infatti in smartphone e auto elettriche, in computer e turbine eoliche, in batterie e luci a led, televisori e hard-disk, dai magneti fino alle apparecchiature mediche. In altre parole: sono elementi indispensabili per la tecnologia e per l’elettronica di oggi e di domani. Già nel 2017, un rapporto della Banca Mondiale affermava che la domanda di questi elementi non farà che crescere nei decenni a venire. La Commissione europea, da parte sua, prevede che la domanda di REE utilizzata nei magneti permanenti aumenterà di dieci volte entro il 2050. Il loro “segreto” principale riguarda la capacità di esercitare un magnetismo resistente alle alte temperature.

Ecco si seguito l’elenco completo delle 17 REE presenti sulla Terra:

  • Cerio (Ce, numero atomico 58)
  • Disprosio (Dy, numero atomico 66)
  • Erbio (Er, numero atomico 68)
  • Europio (Eu, numero atomico 63)
  • Gadolinio (Gd, numero atomico 64)
  • Olmio (Ho, numero atomico 67)
  • Lantanio (La, numero atomico 57)
  • Lutezio (Lu, numero atomico 71)
  • Neodimio (Nd, numero atomico 60)
  • Praseodimio (Pr, numero atomico 59)
  • Promezio (Pm, numero atomico 61)
  • Samario (Sm, numero atomico 62)
  • Scandio (Sc, numero atomico 21)
  • Terbio (Tb, numero atomico 65)
  • Tulio (Tm, numero atomico 69)
  • Itterbio (Yb, numero atomico 70)
  • Ittrio (Y, numero atomico 39)

Come il giacimento svedese può cambiare il mondo

Un vecchio detto geopolitico recita che “chi domina l’Europa, domina il pianeta”. La scoperta del giacimento svedese fornisce un argomento in più a sostegno di questa tesi e promette di scalzare lo schiacciante predominio cinese nella produzione di REE. Innanzitutto per due motivi “preliminari”: primo perché il Vecchio Continente potrebbe invertire la rotta geoeconomica legata a questi elementi, visto che attualmente il 98% delle terre rare utilizzate nell’Ue nel 2021 è stato importato dalla Cina; secondo perché le REE sono state poste al cento della transizione ecologica globale perché essenziali per la produzione di tecnologie green (dai pannelli fotovoltaici alle pale eoliche, come abbiamo spiegato qui) e, quindi, potrebbero rivoluzionare l’assetto mondiale anche dal punto di vista industriale, offrendo l’input decisivo per l’abbandono dei combustibili fossili (dei quali il Dragone asiatico è notevole fautore).

Il sito scoperto nell’estremo nord della Svezia, nella regione di Kiruna, contiene oltre un milione di tonnellate di terre rare. Una quantità enorme che proietta l’Europa nel futuro della produzione hi-tech, con potenziali ripercussioni anche per quanto riguarda crescita economica e posti di lavoro. Anche considerando che la domanda dovrebbe aumentare di cinque volte entro il 2030. Il tutto nonostante il giacimento scandinavo rappresenti una “piccola” parte delle riserve mondiali di REE pari a oltre 120 milioni di tonnellate, secondo una stima statunitense. La scoperta è stata compiuta dal gruppo minerario svedese Lkab, di proprietà pubblica.

Scenari futuri

“Questo giacimento potrebbe diventare un importante tassello per la produzione di materie prime critiche, assolutamente cruciali per la transizione verde“, ha dichiarato l’amministratore delegato del gruppo Jan Moström. “Il litio e le terre rare saranno presto più importanti del petrolio e del gas“, aveva dichiarato già l’anno scorso Thierry Breton, commissario europeo per il Mercato interno. Anche il ministro svedese dell’Energia, Ebba Busch, ha sottolineato l’importanza cruciale della notizia: “L’Ue è troppo dipendente da altri Paesi per questi materiali ed è necessario un cambiamento. L’elettrificazione, l’autosufficienza e l’indipendenza dell’Ue da Russia e Cina inizieranno in questa miniera“.

Secondo le autorità svedesi, la nuova scoperta potrebbe essere sufficiente per soddisfare la domanda europea dei magneti permanenti, utilizzati nella produzione di motori elettrici. Un altro settore “quasi monopolizzato” dalla Cina, che mostra una volta in più come la vera sfida riguarda il controllo dei giacimenti dei materiali critici. In questo senso il maxi sito svedese aggiunge prospettive all’autonomia di sistema europea e dà un indirizzo chiaro alla politica industriale dell’Ue in ottica di autonomia strategica, di fatto capillarmente in capo agli Stati Uniti.

Terre rare, dove si trovano e dove “si troveranno”

Il tesoretto europeo non è però che un piccolo mare in confronto al vasto oceano di REE che bagna Stati Uniti e soprattutto Cina. Il gigante asiatico è infatti il principale produttore mondiale e a Baotou si trova il suo più grande giacimento nazionale, mentre a Bayan Obo, nella Mongolia interna, dove si trova il più grande sito di REE mai scoperto dall’uomo. I numeri parlano da soli: la miniera mongola garantisce il 45% della produzione globale di terre rare. Uno strapotere economico garantito dalla “fortuna” geografica, certo, ma anche dalla parabola discendente registrata dagli Stati Uniti.

Tra gli Anni Cinquanta e Ottanta, gli Usa erano il leader mondiale dell’estrazione e dell’utilizzo di REE. L’elevato impatto sull’ambiente derivante dall’attività estrattiva portò però a leggi super restrittive, che di fatto ne limitarono la lavorazione e la raffinazione di REE. All’inizio degli Anni Novanta si iniziò dunque ad affermare l’egemonia cinese, in parallelo con l’aumento esponenziale dell’uso delle terre rare nelle tecnologie. Un dominio che oggi Europa, Stati Uniti, Canada e Australia si cerca di contrastare guardando soprattutto all’Africa: Sudafrica, Angola, Namibia e Madagascar sono i Paesi con i maggiori giacimenti, per sfruttare i quali servono però investimenti ingenti (e costi ambientali enormi, se non si escogiteranno nuovi modi di sfruttamento minerario).

C’è infine un ultimo elemento da considerare: il tempo. Le materie prime scoperte in Svezia potrebbero non raggiungere il mercato prima di 10-15 anni, ha affermato ancora Jan Moström. I processi di autorizzazione richiedono tempistiche dilatate a causa delle valutazioni del rischio ambientale. Ma Moström ha invitato le autorità ad accelerare il processo, “per garantire una maggiore estrazione di terre rare in Europa”. Lo sfruttamento a pieno titolo del giacimento non avverrà insomma domani. Ma quando avverrà, cambierà sicuramente gli equilibri geopolitici.