Nonostante il Governo abbia accordato le modalità con cui debba avvenire un’ulteriore periodo di riduzione delle accise per venire incontro ad attori economici e consumatori, i prezzi del gasolio e della benzina alle stazioni di servizio italiane non accennano a scendere.
Automobilisti e autotrasportatori a pagare 2 euro al litro ogni tipo di carburante senza riscontrare alcun beneficio effettivo. La reazione del Codacons è molto dura, arrivando a proporre sanzioni e ritiro di licenze per i gestori.
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Con le accise mobili i consumatori avrebbero dovuto risparmiare 17 centesimi al litro
Cinque giorni fa il Governo, nella fattispecie il Mef, stava valutando se ci fossero le coperture per il quinto taglio delle accise, che è avvenuto in una forma diversa rispetto a quello netto cui siamo stati abituati dall’inizio del blocco di Hormuz.
Quando il costo del petrolio sale oltre una determinata soglia di riferimento, lo Stato utilizza una parte degli extra-gettiti dell’Iva per ammortizzare i costi del carburante.
Fatti i conti, la riduzione del prezzo al dettaglio sarebbe dovuta essere di circa 17 centesimi di euro al litro. Un taglio consistente che tuttavia non si è ancora trasferito sulle tabelle dei prezzi dei distributori di carburanti.
Perché i prezzi non scendono
Gli esperti del settore e gli analisti individuano diverse concause:
- il carburante erogato proviene da giacenze acquistate a prezzi antecedenti alle variazioni fiscali;
- i prezzi al dettaglio recepiscono più velocemente i rialzi dei ribassi;
- la filiera assorbe la maggior parte del beneficio fiscale, che non riesce da arrivare al consumatore.
La reazione del MIMIT e i controlli della Guardia di Finanza
Il mancato calo dei prezzi ha allertato immediatamente tutte le istituzioni di controllo. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, oltre ad aver attivato ogni disposizione per rilevare irregolarità attraverso il Garante per la sorveglianza dei prezzi, ha ribadito ai gestori l’obbligo di trasparenza sui listini, con l’affissione della media nazionale.
Anche la Guardia di Finanza si è messa al lavoro, intensificando le verifiche in tutta Italia con il fine di:
- verificare la corrispondenza tra i prezzi praticati alle pompe e i listini comunicati all’Osservatorio del Ministero;
- sanzionare la mancata esposizione dei prezzi medi;
- accertare eventuali manovre speculative.
Le intenzioni delle Associazioni dei consumatori
La reazione dei principali Enti a tutela dei consumatori non si sono fatte attendere. Il Codacons, in particolare, ha annunciato una linea d’azione molto dura per tutelare le tasche dei cittadini.
L’intenzione è di fare esposti presso le Procure della Repubblica di tutta Italia, affinche la Magistratura apra indagini per le ipotesi di reato di agiotaggio informativo e manovre speculative su merci. Anche perché, il greggio è sceso di nuovo sotto gli 80 dollari al barile. Insomma, non ci sarebbe nessuna buona ragione perché i gestori non riescano ad applicare tutta la riduzione di prezzo possibile.
In media il prezzo si è ridotto di 11,3 centesimi. Le Regioni dove gli sconti si sono fatti sentire di più sono il Friuli-Venezia Giulia e la Liguria, con circa 13 centesimi in meno al litro. La riforma sembra non essere mai arrivata in Campania, Basilicata e Molise, dove si registrano riduzioni tra i 6 e i 9 centesimi al litro.
Per questo il Codacons sembra voglia richiedere:
- l’applicazione di sanzioni amministrative i gestori e i distributori che non abbiano ancora adeguato i prezzi;
- la revoca e sospensione della licenza nei casi di reiterata speculazione;
- l’applicazione di un meccanismo che leghi immediatamente la riduzione della tassazione da parte del Governo all’adeguamento del prezzo di listino.