Il Piano Casa è ufficialmente legge dello Stato: dopo il via libera della Camera, anche il Senato ha approvato in via definitiva il decreto del Governo dedicato al contrasto dell’emergenza abitativa. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, e il rispetto dei relativi tempi tecnici, il Piano Casa potrà produrre i suoi effetti.
Col provvedimento si punta ad aumentare l’offerta di abitazioni accessibili attraverso il recupero del patrimonio pubblico, il coinvolgimento degli operatori privati e nuove misure a sostegno delle famiglie.
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L’obiettivo del Governo
L’obiettivo del Governo Meloni è arrivare a 100.000 alloggi in dieci anni, combinando risorse pubbliche, capitali privati e fondi europei.
Tirando le somme, secondo il Governo il Piano potrebbe generare investimenti complessivi pari a 10 miliardi di euro nell’arco di dieci anni, grazie anche al coinvolgimento dei capitali privati e dei fondi europei. Gli stanziamenti diretti previsti dal decreto ammontano invece a circa 1 miliardo di euro fino al 2030 per il recupero delle case popolari.
I tre punti principali del Piano Casa
Il Piano Casa si fonda su tre interventi principali.
Il primo riguarda il recupero di 60.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica oggi inutilizzabili perché necessitano di lavori di ristrutturazione e adeguamento.
Il secondo è dedicato allo sviluppo dell’housing sociale attraverso il Fondo gestito da Invimit, destinato a favorire la realizzazione di abitazioni a prezzi accessibili.
Il terzo punta a incentivare gli investimenti dei privati nell’edilizia convenzionata, prevedendo procedure semplificate per gli interventi che rispettano i requisiti previsti dalla legge.
Sfratti veloci
Introdotto poi una procedura accelerata d’urgenza per ottenere il titolo esecutivo in caso di sfratto. Oggi i tempi della giustizia civile sono piuttosto lunghi. Nel prossimo futuro, una volta emessa l’ordinanza, l’occupante avrà solo 10-15 giorni per abbandonare spontaneamente l’immobile. Dopo il termine, l’intervento della forza pubblica diventerà immediato.
Cosa cambia per gli investimenti privati
Durante l’esame parlamentare è stata modificata una delle disposizioni del decreto che avevano sollevato più obiezioni.
Le semplificazioni non sono più limitate esclusivamente alle operazioni finanziate con almeno 1 miliardo di euro di capitali esteri. Rimane però il riferimento alla soglia del miliardo per poter accedere alla procedura amministrativa accelerata.
Arriva inoltre una novità per gli interventi che prevedono destinazioni d’uso miste: nei progetti che comprendono spazi residenziali e non residenziali, la quota minima del 70% di edilizia convenzionata sarà calcolata soltanto sulla parte abitativa. Alberghi, strutture ricettive ed edifici commerciali resteranno esclusi dal conteggio.
Affitti calmierati, nuovi beneficiari
La legge amplia anche la platea delle persone che potranno accedere agli alloggi a canone calmierato. Oltre alle categorie già previste, potranno beneficiare delle nuove opportunità anche i dipendenti pubblici impegnati nei servizi essenziali, tra cui insegnanti, personale sanitario e appartenenti alle forze dell’ordine. L’obiettivo è favorire l’accesso alla casa anche per lavoratori che, pur non rientrando nei requisiti dell’edilizia popolare, incontrano difficoltà ad affrontare i prezzi del mercato, soprattutto nelle grandi città.
Più spazio ai Comuni
Comuni ed enti territoriali potranno diventare soggetti attuatori degli interventi di recupero degli immobili popolari inagibili, accedendo direttamente alle risorse destinate alla riqualificazione del patrimonio pubblico. Secondo il Governo, il primo intervento del Piano potrà contare complessivamente su circa 7 miliardi di euro, comprendendo anche le risorse destinate alla rigenerazione urbana nel periodo 2027-2034.
Fondo di garanzia per la prima casa
La legge modifica anche il Fondo di garanzia per la prima casa. Viene introdotta una corsia prioritaria per le famiglie nelle quali è presente una persona con disabilità grave, con l’obiettivo di facilitare l’accesso ai mutui garantiti dallo Stato per i nuclei familiari che si trovano in condizioni di maggiore fragilità economica.