Prezzo uguale ma meno prodotto, dal 15 luglio le nuove regole anti-shrinkflation

Dal 15 luglio le nuove regole contro la shrinkflation: meno prodotto allo stesso prezzo. Cosa cambia per aziende, negozi e consumatori

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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Dal 15 luglio dovrebbero entrare in vigore le nuove regole italiane contro la shrinkflation, il fenomeno che si verifica quando un prodotto confezionato viene venduto a un prezzo uguale o simile, ma con una quantità inferiore rispetto al passato. Il termine indica una pratica molto diffusa nei beni di largo consumo: la confezione resta simile, il prezzo non diminuisce, ma il contenuto si riduce. Il risultato è un aumento implicito del costo per il consumatore, perché si paga la stessa cifra per una quantità minore. Il Codacons ricorda che il 15 luglio scade il termine entro cui l’Unione europea può presentare rilievi sulle misure proposte dal governo italiano. In assenza di contestazioni, il decreto legislativo notificato dal Mimit alla Commissione europea si intende approvato.

Shrinkflation, cosa cambia dal 15 luglio

Il progetto di decreto legislativo si intitola “Misure di contrasto alle prassi commerciali di riporzionamento dei prodotti preconfezionati” ed è stato notificato alla Commissione europea il 15 aprile. Per rendere più trasparenti le riduzioni di quantità nei prodotti confezionati, in modo che il consumatore possa capire se il formato è cambiato e se il prezzo effettivo è aumentato, cambia il modo in cui le informazioni devono arrivare al cliente.

Secondo quanto ricostruito dal Codacons, il nuovo decreto elimina l’obbligo per i produttori di indicare direttamente in etichetta la frase: “Questa confezione contiene un prodotto inferiore di X rispetto alla precedente quantità”. Al suo posto arriva un sistema di comunicazione lungo la filiera commerciale. In caso di riduzione della quantità nominale di un prodotto, produttori e distributori dovranno trasmettere ai venditori una comunicazione standardizzata.

La comunicazione dovrà contenere le informazioni sulla variazione del contenuto e sulla percentuale di aumento del prezzo collegata alla riduzione della quantità. Queste informazioni dovranno poi essere rese disponibili ai consumatori nei punti vendita fisici o sui canali digitali. L’obbligo avrà una durata di tre mesi dalla data di immissione in commercio del prodotto nella nuova quantità o formulazione. La prima versione prevedeva invece una durata di sei mesi.

Le critiche del Codacons

Il Codacons parla di norme “annacquate” e poco incisive rispetto all’impianto iniziale. Secondo l’associazione, l’eliminazione dell’obbligo di avviso diretto in etichetta riduce l’immediatezza dell’informazione per il consumatore. Il rischio è che l’acquirente debba cercare il dato nei punti vendita o online, invece di trovarlo direttamente sulla confezione.

Un altro elemento segnalato riguarda la durata dell’obbligo informativo, dimezzata da sei a tre mesi. Sono inoltre esclusi dall’applicazione i casi in cui la riduzione quantitativa sia accompagnata da modifiche della formulazione del prodotto che migliorino la resa o l’efficacia d’uso, mantenendo invariato il valore complessivo per il consumatore.

Quali prodotti sono più colpiti e quanto pesa la shrinkflation

La shrinkflation riguarda soprattutto i beni di largo consumo, un mercato che in Italia vale circa 120 miliardi di euro all’anno. Secondo il Codacons, il fenomeno può portare ad aumenti occulti dei prezzi mediamente tra il 10% e il 18%, con punte che in alcuni casi possono arrivare al 40%. Tra i prodotti più colpiti ci sono molti alimentari confezionati. L’associazione cita cereali, yogurt, gelati, snack, biscotti, fette biscottate, salse pronte, formaggi confezionati e bibite.

Il fenomeno riguarda anche prodotti per la casa e per la cura personale, come detersivi, carta igienica, bagnoschiuma, shampoo e dentifricio. Il problema per il consumatore è che la riduzione può essere difficile da notare, soprattutto quando la confezione resta molto simile a quella precedente.

Secondo una stima del Codacons, ipotizzando anche solo un effetto minimo dello 0,1% annuo sui prezzi dell’intero paniere dei beni di largo consumo, il conto per le famiglie negli ultimi 15 anni ammonterebbe a 1,8 miliardi di euro. Il dato serve a evidenziare come anche variazioni apparentemente piccole possano produrre un impatto rilevante quando riguardano molti prodotti acquistati ogni giorno.