Con il ddl ColtivaItalia, il ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste ha messo sul tavolo oltre un miliardo di euro per l’agricoltura italiana. Le risorse verranno utilizzate per stanziare un pacchetto di interventi che punta a rafforzare la filiera, sostenere le imprese, favorire il ricambio generazionale e aumentare la capacità produttiva nazionale.
La Camera ha approvato il provvedimento in prima lettura il 6 agosto 2026. Ora l’iter proseguirà al Senato alla ripresa dei lavori parlamentari, con l’obiettivo di arrivare all’approvazione definitiva e all’arrivo dei primi aiuti a partire dai primi mesi del 2027.
Indice
Nuovi fondi per la sovranità alimentare con il ddl Coltivaitalia
Una delle componenti centrali del ddl è rappresentata dalla strategia per la sovranità alimentare, alla quale vengono destinate risorse per circa 970 milioni di euro. I soldi verranno utilizzati per promuovere interventi finalizzati a:
- ridurre la dipendenza dell’Italia dalle importazioni agroalimentari;
- rafforzare la capacità delle imprese agricole di affrontare volatilità dei prezzi, crisi produttive e difficoltà di approvvigionamento.
Viene rifinanziato anche il Fondo per la sovranità alimentare, con 70 milioni di euro destinati alle filiere che presentano maggiori criticità, tra cui:
- grano tenero;
- orzo;
- mais;
- proteine vegetali.
300 milioni per le filiere strategiche
Delle risorse stanziate, ben 300 milioni di euro saranno destinati al:
- migliorare l’approvvigionamento di prodotti agricoli;
- rafforzare le filiere locali;
- aumentare la competitività delle imprese;
- sostenere le colture considerate di interesse strategico e l’allevamento di vitelli autoctoni.
La logica economica è quella di intervenire non soltanto sulla singola azienda, ma a tutte le filiere del comparto considerate strategiche per l’economia nazionale.
Aiuti per gli allevatori
Altri 300 milioni di euro sono stati destinati a rafforzare l’allevamento nazionale, con particolare attenzione alla produzione di carne bovina e alla linea vacca-vitello. Anche in questo caso l’obiettivo è ridurre la dipendenza dalle importazioni e aumentare la capacità produttiva nazionale. Durante l’esame parlamentare gli interventi sono stati inoltre estesi alle strutture allevatoriali, ampliando così il perimetro dei possibili investimenti.
Al via il Piano olivicolo nazionale
Il ddl, con 300 milioni di euro, ha finanziato anche il nuovo Piano olivicolo nazionale 2026-2030. Le risorse serviranno a:
- sostenere il rilancio strutturale della filiera;
- contrastare le fitopatie che negli ultimi anni hanno compromesso una parte importante del patrimonio olivicolo italiano.
Una voce di spesa a parte è stata dedicata agli interventi diretti a contrastare l’emergenza Xylella, per i quali sono stati stanziati 3 milioni di euro. Inoltre, è stato istituito un Commissario straordinario nazionale, che resterà in carica fino al 31 dicembre 2028 e sarà affiancato da una struttura composta da cinque unità e tre sub-commissari. La nuova struttura avrà il compito di coordinare le autorità locali, la ricerca scientifica e gli interventi urgenti contro la diffusione della fitopatia.
Risorse per il turismo dell’olio e del vino
A questi fondi si aggiungono 9,2 milioni di euro per oleoturismo ed enoturismo, con una novità importante per le aziende agricole.
L’ospitalità viene infatti riconosciuta tra le attività che le imprese possono offrire nell’ambito del turismo del vino e dell’olio nelle aree rurali. Per questo motivo, il disegno di legge introduce una tutela specifica per gli uliveti destinati a produzioni Dop e Igp, nel dettaglio, viene vietato l’espianto per realizzare impianti fotovoltaici o eolici, salvo la possibilità di reimpianto nello stesso sito o in aree vicine, così da permettere alle aziende di diversificare le proprie fonti di reddito, trasformando la produzione agricola in un’esperienza turistica e commerciale più ampia.
Un nuovo credito di imposta per le imprese del grano
Il provvedimento interviene poi destinando 10 milioni di euro ai contratti di filiera per contrastare la volatilità del mercato del frumento. Il meccanismo prevede di riconoscere un credito d’imposta compreso tra il 20% e il 40% in funzione della durata degli accordi, che può essere compresa tra tre e cinque anni. In cambio il prezzo viene stabilito per l’intera durata del contratto, così l’impatto delle oscillazioni di mercato viene ridotto.
Contributi per giovani e donne
Tra le misure più interessanti, c’è quella dedicata al ricambio generazionale in agricoltura. Il ddl stanzia 150 milioni di euro per favorire l’accesso al credito da parte di giovani e donne che intendono avviare o sviluppare un’attività agricola.
La dotazione sarà utilizzata:
- per il 65% per la concessione di mutui;
- per il restante 35% attraverso contributi a fondo perduto.
Al sostegno finanziario si aggiunge quello legato all’accesso alla terra. L’Ismea infatti metterà a disposizione 8.417 ettari di terreni attraverso il programma “Terre ai giovani“. I terreni saranno concessi in comodato d’uso gratuito per 10 anni ai giovani di età compresa tra 18 e 41 anni. Al termine del periodo sarà possibile procedere all’acquisto del terreno pagando il 50% del valore iniziale.
Inoltre, i Comuni potranno censire le terre abbandonate e silenti e inserirle in una vera e propria banca comunale delle terre, rendendole disponibili per nuovi utilizzi produttivi.
Nuove assunzioni
Il pacchetto comprende inoltre 14,5 milioni di euro per ricerca, innovazione e sviluppo, che saranno utilizzati per assumere 50 nuove unità di personale dedicate alla ricerca e saranno finanziate attività presso le aziende agricole sperimentali del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea) e degli istituti agrari.
Moratoria e interventi per le imprese in difficoltà
Un altro intervento è destinato alle imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura che nel corso del 2025 sono state colpite da epizoozie o fitopatie. Per queste aziende viene prevista una moratoria di 12 mesi sulla quota capitale dei mutui e dei finanziamenti in scadenza nel 2026.
Per accedere sarà sufficiente un’autocertificazione che dimostri:
- una riduzione del volume d’affari di almeno il 20%;
- oppure una diminuzione della produzione di almeno il 30%;
- una riduzione di almeno il 20% delle quantità conferite o della produzione primaria per le cooperative agricole;
A questo intervento si affianca quello di contrasto della peste suina, per il quale il governo ha stanziato 1 milione di euro. Le risorse serviranno a finanziare interventi di biosicurezza e sorveglianza, comprese recinzioni e strutture temporanee per limitare gli spostamenti dei cinghiali, considerati il principale vettore della malattia.
Sono inoltre previsti aiuti per le imprese della filiera suinicola impegnate nel congelamento e nello stoccaggio delle carni provenienti dalle aree sottoposte a restrizioni.
Controlli sul pesce e autenticità degli alimenti
Infine, il provvedimento ha previsto:
- 1,79 milioni di euro per rafforzare i controlli sulle importazioni di prodotti ittici, attraverso la verifica dei certificati di cattura e il potenziamento del Nucleo centrale pesca marittima, composto da 20 militari della Guardia Costiera;
- 650 mila euro da utilizzare per creare una banca dati nazionale dei profili analitici di autenticità.
La banca dati servirà a verificare caratteristiche come l’origine geografica, la varietà e la composizione dei prodotti agroalimentari.