Osteopatia riconosciuta come professione sanitaria: come funziona e cosa cambia

Dopo oltre cinque anni, finalmente è realtà: l’osteopatia da oggi è ufficialmente una professione sanitaria

Dopo oltre cinque anni, finalmente è realtà: l’osteopatia da oggi è ufficialmente una professione sanitaria. Il Consiglio dei Ministri ha infatti approvato il Decreto del Presidente della Repubblica per l’istituzione della professione sanitaria dell’osteopata.

Il DPR recepisce l’accordo tra Governo, Regioni e Province autonome riguardante la definizione del profilo professionale dell’osteopata sancito il 5 novembre 2020 e previsto dalla legge n. 3 del 2018, quando al ministero della Salute sedeva Beatrice Lorenzin.

“A distanza di tre anni dalla legge 3/2018 con cui è stata individuata la figura della professione sanitaria di osteopata, oggi il Consiglio dei ministri ne ha concluso il percorso di istituzione. Un risultato di valore per quei professionisti, ora a pieno titolo sanitari, e per le persone da loro assistite. Per me è motivo di grande soddisfazione ed ennesima conferma della bontà dell’iniziativa intrapresa” ha commentato Lorenzin. “Ora si proceda rapidamente con la definizione dell’ordinamento didattico, la valutazione dei titoli pregressi e l’istituzione dell’albo negli Ordini TSRM e PSTRP”.

Osteopatia, cos’è e come funziona

L’osteopatia è considerata una terapia alternativa che consiste nella manipolazione di alcune parti del corpo, in particolare la schiena, il collo e la testa. Anche l’OMS nelle sue linee guida la inserisce tra le medicine tradizionali e complementari.

Gli osteopati usano un approccio olistico nei confronti della cura e della guarigione dei pazienti, basato sull’idea che un essere umano rappresenti un’unità funzionale dinamica, nella quale tutte le parti sono interconnesse e che possiede dei propri meccanismi di autoregolazione e di autoguarigione.

Di fatto l’osteopatia ha un approccio alla persona più che al sintomo, non si occupa di curare la patologia, ma cura gli effetti, le concause, gli esiti delle malattie e le comorbidità legate a queste. Una medicina manuale che mira all’equilibrio di tutte le componenti dell’organismo e al potenziamento dello stato di salute. Il punto di partenza è l’esistenza di relazioni tra l’equilibrio funzionale delle strutture corporee e la salute.

Nata nella seconda metà dell’800 negli Stati Uniti ad opera del medico Andrew Taylor Still, si basa proprio su un approccio olistico che considera l’individuo non come mera somma meccanica di apparati vitali. Still comprese che l’equilibrio della salute passa attraverso l’equilibrio della struttura osteoarticolare, in relazione all’armonia del sistema nervoso, miofasciale e circolatorio. I suoi principi, enunciati nel 1874, portarono nel 1892 alla fondazione della prima scuola di Osteopatia della storia, l’American School of Osteopathy.

Osteopatia, i numeri in Italia: pazienti e professionisti

Ora, per l’Italia si tratta di un momento che anche il ministro della Salute Roberto Speranza definisce “importante per i tanti professionisti e per quei cittadini che hanno bisogno delle loro prestazioni”.

I dati dicono infatti che 1 italiano su 5 (almeno 10 milioni) si è rivolto all’osteopata almeno una volta nella vita, più di 1 su 3 lo ha fatto su consiglio medico. Per problemi di varia natura, ma soprattutto mal di schiena, cervicale e problemi posturali. Anche per i postumi del cosiddetto Long Covid nell’ultimo anno.

Ma fino ad oggi, per quanto regolamentata, la pratica non era ufficializzata tra le professioni sanitarie. Sono 11 milioni circa gli osteopati nel nostro Paese.

I passi successivi ora riguardano gli altri decreti attuativi, relativi alla definizione del percorso universitario di laurea in Osteopatia, visto che ora gli osteopati sono formati secondo linee guida condivise, ma da centri privati, e poi alle equipollenze, cosa che permetterà agli attuali osteopati di poter continuare a esercitare.

Osteopatia, come funziona nel resto d’Europa e del mondo

Ma come funziona altrove? Mentre in Spagna l’esercizio dell’osteopatia non è regolamentato, in Francia, Paese con il più alto numero di osteopati al mondo nonché quello dove si concentra la maggioranza delle scuole di osteopatia, secondo il codice di sanità pubblica gli esercenti l’osteopatia non sono professionisti sanitari.

In Germania il percorso formativo in osteopatia rappresenta il proseguimento del percorso in Heilpraktiker HPS, figura professionale riconosciuta in ambito naturopatico e a cui non è consentito attuare o prescrivere metodiche allopatiche.

L’osteopatia è una professione sanitaria primaria nel Regno Unito ed è regolata dal Consiglio Osteopatico Generale (GosC), che tiene il registro di chi possiede la qualifica per praticare l’osteopatia in Gran Bretagna.

Negli Stati Uniti gli osteopati (Doctor of Osteopathy) sono formati in college di medicina osteopatiaca e sono medici a tutti gli effetti: hanno gli stessi diritti e doveri dei Dottori in Medicina, quindi possono anche prescrivere farmaci, svolgere atti di chirurgia e iscriversi a tutte le specializzazioni mediche.

In Australia, gli osteopati devono avere una formazione universitaria di almeno 5 anni, che vede tra le materie principali anatomia, fisiologia, patologia, diagnosi medica e tecniche osteopatiche. Sono anche formati per esami medici standard dei sistemi muscoloscheletrico, cardiovascolare, respiratorio e nervoso.

Osteopatia, cosa cambia in Italia per i futuri osteopati

Ma cosa cambia, in concreto?

Innanzitutto per i nuovi aspiranti osteopati cambia che servirà un corso di laurea, e dunque un titolo di studio universitario, per poter praticare la professione. Da definire ancora tutti i passaggi, il numero e la tipologia di esami, eventuali equipollenze e anche come funzionerà per chi è già osteopata oggi.

Osteopatia, cosa cambia in Italia per i pazienti

Per i pazienti, cambia tutto dal punto di vista delle spese collegate alle prestazioni osteopatiche. Fino ad oggi, infatti, le spese relative alle prestazioni rese dagli osteopati non potevano essere detratte proprio perché la figura dell’osteopata non rientrava nell’elenco delle professioni sanitarie riconosciute, disponibile sul sito istituzionale del Ministero della salute.

Non appena ci saranno ulteriori decreti attuativi, ora sarà invece possibile scaricare anche queste spese dalla propria dichiarazione dei redditi.

Precisiamo tuttavia che, anche oggi, se le prestazioni di osteopatia sono rese da iscritti a una delle professioni riconosciute, quale medico chirurgo o fisioterapista, le relative spese sono detraibili.

La circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 19/2020 precisa che tra le spese specialistiche detraibili sono da ricomprendere quelle di osteopatia a condizione che le prestazioni siano eseguite in centri a ciò autorizzati e sotto la responsabilità tecnica di uno specialista.

Per usufruire della detrazione non è richiesta la prescrizione medica, ma bisogna essere in possesso di una certificazione del corrispettivo rilasciato dal professionista sanitario, dal quale deve risultare la figura professionale che ha reso la prestazione e la descrizione della prestazione resa.

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