Ogni anno tra luglio e agosto migliaia di docenti si collegano alla piattaforma del Ministero dell’Istruzione per verificare dove potrebbero prendere servizio l’anno successivo, entrando di ruolo se hanno vinto un concorso. Quest’anno l’assunzione a tempo indeterminato spetterà a 46.642 insegnanti, impiegati nelle scuole di ogni ordine e grado.
Il numero è significativo, ma più basso rispetto a quello dell’anno scolastico passato, in cui il Mef aveva autorizzato la stabilizzazione di 48.504 docenti. Alla fine erano entrati di ruolo poco più di 41.000. La ragione di questo disallineamento si può spiegare in diversi modi.
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La mappa delle disponibilità: l’enorme divario tra Nord e Sud
Servono più docenti al Nord che al Sud Italia. Quasi il 59% dei posti complessivi, pari a oltre 27.000 cattedre, è distribuito in sei Regioni settentrionali, con l’eccezione del Lazio tra le prime posizioni.
| Regione | Posti |
| Lombardia | 12.129 |
| Veneto | 5.094 |
| Lazio | 4.454 |
| Piemonte | 4.397 |
| Emilia-Romagna | 3.357 |
| Liguria | 1.369 |
| Friuli-Venezia Giulia | 1.097 |
Il contrasto con il Mezzogiorno è netto: l’intero blocco composto dal Sud e dalle Isole ammonta a circa 10.000 posti complessivi. Nel dettaglio:
- 2.721 posti in Campania;
- 2.410 posti in Puglia;
- 1.979 posti in Sicilia;
- 1.432 posti in Sardegna;
- 1.234 posti in Calabria;
- 185 posti in Molise.
A una prima occhiata, l’impressione è che la Campania e la Puglia possano dare più chance rispetto al Friuli-Venezia Giulia. La realtà dei fatti però ci racconta una storia molto diversa. La domanda per entrare nel settore educativo nel Meridione è molto più alta rispetto al Nord. Quindi le possibilità, di fatto, si riducono. E l’aumento del costo della vita, unito alla difficoltà nel trovare affitti vantaggiosi, soprattutto nelle grandi città come Milano, rende poco appetibile un trasferimento. Ecco perché tanti docenti non considerano più fattibile lo spostamento al Nord, neanche in vista dell’ottenimento del ruolo.
Quali sono le cattedre che soffrono di più
La maggior parte dei posti vuoti si concentra nella specializzazione del Sostegno, con 11.000 possibili nuovi inserimenti, e nelle discipline Stem, come matematica, scienze e informatica. Lì il buco di personale è più evidente. Anche perché è difficile individuare persone provenienti da quei percorsi di laurea che accetterebbero le paghe dei docenti.
I posti che non risulteranno coperti a seguito degli inserimenti saranno destinati al ciclo delle supplenze annuali, con contratti a termine al 30 giugno e al 31 agosto, attingendo direttamente dalle Graduatorie provinciali.
Come funziona il reclutamento e quali sono le tempistiche
La procedura per l’assegnazione dei 46.642 posti segue una sequenza temporale molto rigida articolata in tre passaggi chiave.
Hanno la precedenza le immissioni in ruolo ordinarie, con attingimento al 50% tra Graduatorie a esaurimento e quelle relative agli ultimi concorsi. In questa fase si procede all’assegnazione delle sedi ai vincitori. Chi non ha ancora completato l’abilitazione dovrà sottoscrivere un contratto a tempo determinato finalizzato al ruolo, con l’obbligo di conseguire l’abilitazione entro l’anno scolastico corrente.
I posti di sostegno e le cattedre in generale rimaste scoperte vengono assegnati ai docenti iscritti alla Prima Fascia delle Graduatorie Provinciali per le Supplenze, dunque a quei professori o maestri che hanno conseguito l’abilitazione.
Chi non avesse ricevuto chiamata dalle Segreterie può comunque presentare domanda tra il 14 e il 18 agosto per mettersi a disposizione per i posti di sostegno rimasti vacanti anche al di fuori della Provincia in cui è iscritto in graduatoria. Quest’assegnazione straordinaria deve concludersi entro e non oltre il 21 agosto 2026.