L’Intelligenza artificiale è la nuova elettricità. Cok: “Ma ecco perché non basterà”

All'AI Week di Rimini, il più grande evento italiano dedicato all'intelligenza artificiale e agli imprenditori, le sfide e le reali potenzialità di questa nuova rivoluzione

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Miriam Carraretto

Giornalista di attualità politico-economica

Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

Oltre 15mila partecipanti, 80 aziende presenti, più di 150 speaker e 230 workshop: numeri imponenti quelli registrati dalla AI Week 2023 di Rimini, il più grande evento italiano dedicato agli imprenditori che vogliono capire, scoprire e approfondire le sfide dell’Intelligenza artificiale.

I dati dicono che solo il 10% degli imprenditori più attenti all’innovazione riuscirà a cavalcare l’onda dell’IA e ad adottarla nella propria azienda. “A livello nazionale, solo il 6% delle aziende utilizza l’intelligenza artificiale per accrescere il proprio business e migliorare i servizi operativi – spiega Giacinto Fiore, organizzatore dell’evento insieme a Pasquale Viscanti, entrambi founder della community italiana IA Spiegata Semplice –. Insieme possiamo invertire il trend: siamo chiamati a vivere il presente con coraggio e positività e, a questo proposito, l’IA è la tecnologia all’avanguardia di cui abbiamo bisogno, anche e, soprattutto, per correre a tutta velocità verso il futuro”.

ChatGPT, networking, use case e molto altro: si è discusso davvero di tutto alla AI Week, ma è ancora estremamente difficile per gli imprenditori italiani cogliere le reali opportunità di questa che sarà la nuova grande rivoluzione dopo internet, che cambierà per sempre il nostro modo di lavorare. Una sfida enorme, cui dobbiamo guardare con fiducia e mente aperta e illuminata, pur nella consapevolezza che, per crescere, qualcosa dovremo lasciare, perché sta nella naturale evoluzione dell’uomo e delle sue attività. La tecnologia ci aiuterà a stare meglio, o almeno, dovremo riuscire noi a direzionarla in questo senso, espandendone le incredibili potenzialità, in campo economico, sociale, umano, ambientale.

Perché le PMI devono investire nell’IA (adesso)

Ne è convintissima Oriana Cok, CEO di Gruppo Pragma, società della holding Ebano leader in Italia nella formazione digitale alle imprese, specializzata in digital learning e innovazione per le PMI.

Cok, quali suggestioni si porta a casa dall’AI Week?

Per me, e per noi di Gruppo Pragma che ci occupiamo di sviluppo, di competenze e quindi di programmi di formazione alle aziende, di coaching e di mentoning in ambienti digitali, partecipare a un evento del genere significava porsi in sostanza tre domande: la prima riguarda le competenze di cui avremo bisogno come società, come aziende, come persone, per poter operare in contesti in cui l’intelligenza artificiale sarà – anzi già è – il nostro nuovo collega con cui ci ritroveremo a lavorare. L’intelligenza artificiale è già entrata e lo farà sempre più rapidamente in tutte le aziende pubbliche e private italiane.

Quindi anche la Pubblica amministrazione… 

Il settore pubblico in questo senso è estremamente interessante. Uno degli use case più interessanti che ho ascoltato a Rimini è stato quello dell’INPS, che ha raccontato come, attraverso un sistema di intelligenza artificiale, riesce a gestire efficacemente milioni di PEC che riceve ogni anno, garantendo tempestività e correttezza nella risposta. Correttezza dal punto di vista proprio della persona giusta che risponde, perché il sistema smista correttamente le Pec che riceve alla persona che deve prenderla in carico. Qualcosa di apparentemente semplice, anche se non lo è, e che migliora straordinariamente il lavoro dei dipendenti INPS e il servizio rivolto a noi cittadini.

All’intelligenza artificiale spetta insomma solo l’automazione di determinate azioni…

Esattamente. All’IA vengono delegati i compiti ripetitivi e ripetibili, con tempi ridotti e massima efficienza. In questo modo i lavoratori possono concentrarsi laddove solo l’essere umano può arrivare, solo dove l’essere umano può portare il suo valore aggiunto, creando una relazione e nutrendo quella relazione. Qualcuno ha detto: ‘Le macchine faranno le transazioni, noi, come esseri umani, faremo le relazioni’. Noi vedremo il nostro lavoro negli occhi degli altri, non negli occhi di una macchina.

Parlava di tre domande che l’hanno accompagnata all’evento. Qual è la seconda?

La seconda domanda riguardava il mio mondo, cioè quello che noi realizziamo, cioè programmi, progetti ed esperienze di apprendimento. Mi sono chiesta come l’intelligenza artificiale impatterà sul modo di apprendere delle persone. A mio avviso, questa domanda va vista da due prospettive: la prima è quella del processo di apprendimento, mentre la seconda è quella del modo in cui sviluppiamo nuove competenze, quindi dal punto di vista proprio dello stile di apprendimento. Per quanto riguarda il processo, i sistemi di intelligenza artificiale possono contribuire a facilitare certe dinamiche, ad esempio gestendo in maniera smart esperienze di collaborative learning, oppure l’intelligenza artificiale ci permetterà di aggiungere alla fruizione di un contenuto una conversazione con un chatbot, consentendo quindi di attivare anche una modalità conversativa, oppure permetterà di creare e supporterà nella creazione di artefatti cognitivi, come quelli che ci proponeva Papert, magari utilizzando il software di Midjourney (Seymour Papert è stato un celebre matematico, informatico e pedagogista sudafricano naturalizzato statunitense, assieme a Wally Feurzeig e Cynthia Solomon autore del linguaggio di programmazione LOGO. Midjourney è il programma di intelligenza artificiale dell’omonimo laboratorio che crea immagini da descrizioni testuali, ndr).

E per quanto riguarda la prospettiva di come sviluppiamo nuove competenze, cioè qual è il nostro stile d’apprendimento?

È indubbio che questi strumenti andranno ad agire sui nostri stili d’apprendimento. In che modo? Ad esempio, sulla capacità di leggere i dati e di proporre contenuti personalizzati in maniera proattiva, oppure sulla possibilità di utilizzare sistemi automatizzati di feedback costante: saranno situazioni in cui l’Intelligenza Artificiale avrà un impatto sul nostro stile di apprendimento. Ma anche in questo caso il fattore umano sarà determinante.

Terza e ultima domanda?

Come l’intelligenza artificiale può essere di supporto per noi progettisti di ambienti di contenuti, di programmi di digital learning. Strumenti quali ChatGpt, come generatori di testi per lo storyboard, o come Midjourney, come generatori di immagini, possono essere inseriti e integrati già da domani nei nostri processi produttivi.

A questo punto la domanda non può che essere: l’IA basta da sola? Sarà sufficiente per creare soluzioni e prodotti efficaci all’interno delle aziende?

Assolutamente no. Le competenze dei nostri instructional e visual designer saranno aumentate da questi strumenti, diventeranno più sofisticate. Dovranno essere sempre più orientate all’ascolto, all’empatia e alla relazione: aspetti su cui un’intelligenza artificiale non arriverà mai. O almeno, questa intelligenza artificiale. Concludendo, il concetto che mi porto a casa e che attraversa un po’ tutte le mie domande dopo questo evento è che l’Intelligenza artificiale è la nuova elettricità – non sono io che lo dico, lo hanno detto in molti – che ci porta verso un futuro migliore. In questo senso noi dobbiamo trattarla e considerarla, per migliorare la nostra vita. Ma siamo e saremo sempre noi esseri umani ad essere al centro e a decidere come l’IA deve funzionare, con i nostri valori, la nostra etica e con la cura che dovremmo avere per la sostenibilità del nostro pianeta.