Telemarketing luce e gas vietato, ma le chiamate continuano grazie ad un trucco

Dal 19 giugno il telemarketing luce e gas è vietato, ma le chiamate continuano. Federconsumatori segnala chiamate perse, spoofing e codici OTP

Foto di Claudio Cafarelli

Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

Pubblicato:

Chiedi a QuiFinanza

Dal 19 giugno sono in vigore nuove regole contro il telemarketing nel settore luce e gas. La norma vieta ai fornitori di energia di chiamare o inviare messaggi ai consumatori per proporre o concludere contratti, salvo alcune eccezioni specifiche. Nonostante il divieto, molte persone continuano a segnalare telefonate commerciali legate a offerte per energia elettrica e gas. Federconsumatori ha raccolto diverse segnalazioni e ha indicato alcuni espedienti utilizzati dai call center per aggirare le nuove disposizioni. Il punto centrale riguarda la validità dei contratti. La legge prevede infatti che i contratti stipulati fuori dai casi consentiti siano considerati nulli. Questo significa che il consumatore può contestare più facilmente eventuali attivazioni non richieste o ottenute tramite chiamate non autorizzate.

Quando le chiamate sono ancora consentite

Il divieto di telemarketing per luce e gas non è assoluto. La norma prevede due eccezioni. La prima riguarda i casi in cui sia il consumatore a chiedere di essere contattato, per esempio compilando un modulo sul sito del fornitore o lasciando i propri dati per ricevere un’offerta. La seconda riguarda i clienti già acquisiti da un fornitore, ma solo se hanno espresso il consenso a ricevere comunicazioni commerciali di quel tipo.

Fuori da queste situazioni, le telefonate e i messaggi finalizzati alla proposta o alla conclusione di contratti di luce e gas non sono consentiti. Proprio sulle eccezioni, però, si concentrano alcuni dei metodi segnalati dalle associazioni dei consumatori.

Il trucco della chiamata persa

Uno degli espedienti indicati da Federconsumatori riguarda le chiamate fittizie da numeri italiani. Il meccanismo è semplice. Il consumatore riceve una chiamata che si interrompe subito. Vedendo una chiamata persa da un numero apparentemente normale, molte persone richiamano pensando che possa trattarsi di un conoscente, di un contatto di lavoro o di una comunicazione importante.

Quando richiamano, però, entrano in contatto con un operatore commerciale. A quel punto il call center può presentare la conversazione come una telefonata avviata dal consumatore, sostenendo che sia stata la persona a contattare l’azienda. In questo modo viene aggirato il principio del divieto, perché la chiamata commerciale non appare più come una comunicazione non richiesta.

Il problema dello spoofing telefonico

Bloccare il numero da cui arriva la chiamata spesso non basta. Molti call center utilizzano infatti tecniche di spoofing telefonico. Lo spoofing consiste nel modificare il numero che compare sul display del destinatario. Chi riceve la chiamata vede un numero diverso da quello reale, spesso italiano e apparentemente affidabile.

In molti casi si tratta di numeri “usa e getta”, generati tramite software. Quando vengono richiamati, possono risultare inesistenti, non attivi o non riconducibili al soggetto che ha effettuato la telefonata. Questo sistema rende più difficile risalire al call center responsabile e complica anche l’applicazione del numero identificativo unico introdotto dall’Agcom per le chiamate promozionali.

Il rischio del codice OTP via SMS

Un’altra segnalazione riguarda l’uso dei codici OTP, cioè i codici temporanei inviati via SMS per confermare operazioni online. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, ha spiegato che alcuni call center starebbero inviando codici OTP e poi chiamando i consumatori, presentandosi come l’Autorità o come un’associazione dei consumatori.

La scusa utilizzata può essere quella di ottenere un bonus o completare una verifica. In realtà, secondo Dona, quel codice può servire a completare la firma elettronica di un contratto richiesto a insaputa dell’utente. Il rischio è che l’attivazione non risulti più telefonica, ma online, rendendo più difficile applicare le tutele previste per i contratti conclusi al telefono. Per questo la raccomandazione è non comunicare mai codici OTP non richiesti e cancellare il messaggio se non si riconosce l’operazione.