Lo certificano gli ultimi dati dell’Istat sui prezzi al consumo di settembre 2026: l’inflazione è risalita al 4,2% su base annua, il valore più alto da tre anni, dopo il +3,3% di agosto. Nello stesso mese l’indice di fiducia dei consumatori è sceso da 94,5 a 91,2. Con le bollette che corrono – il gas sul mercato tutelato segna +47,2% in un anno – e il carrello della spesa a +1,7%, torna a circolare sui social una pratica di finanza personale: il mese senza spese o no spend challenge – ovvero congelare per 30 giorni tutte le uscite non essenziali. Ma funziona davvero?
Indice
Come funziona il mese senza spese
Il mese senza spese nasce nel mondo anglosassone della finanza personale e si è diffuso sui social come sfida collettiva, la no spend challenge. La regola è una sola: per un periodo definito, di norma 30 giorni, si pagano solo le spese essenziali e si congela tutto il resto.
Alla fine del mese la somma non spesa deve essere girata su un conto di risparmio, magari un conto deposito per vincolare la liquidità, o usata per abbattere un debito. L’obiettivo non è certo quello di vivere di stenti ma rendere visibili le spese che di solito passano inosservate e che non sono effettivamente utili.
Quali spese si possono fare
Rientrano dunque nelle spese ammesse:
- affitto o mutuo;
- bollette;
- spesa alimentare di base;
- trasporti;
- farmaci;
- rate già in corso.
Quali spese si devono evitare
Restano fuori le uscite discrezionali, come:
- cene al ristorante;
- shopping di abbigliamento e arredamento;
- nuovi abbonamenti a servizi;
- acquisti d’impulso.
La no spend challenge non conviene a tutti
La sfida funziona soprattutto come strumento diagnostico. Serve a chi ha un reddito che copre le spese ma non capisce dove finiscano i soldi a fine mese, a chi vuole costituire un primo fondo di emergenza o a chi punta ad abbattere un debito.
Attenzione però: non è una pratica adatta a tutti.
Chi ha un reddito basso in genere comprime già al minimo le spese superflue e la sfida rischia di aggiungere ulteriore frustrazione allo stress della gestione dei fondi familiari. Un taglio troppo rigido, inoltre, spesso produce un effetto rimbalzo, con una spesa compensativa appena chiusa la sfida.
Miti da sfatare sul mese senza spese
Sui social la pratica viene raccontata quasi come una soluzione magica o un metodo infallibile per risparmiare. Non è così.
Non ci sono spese da sostenere
Già il nome è ingannevole: durante il mese senza spese, infatti, non si conserva il 100% del reddito. Vengono tagliate solo le voci non essenziali che, in un periodo come quello che stiamo vivendo, sono già quelle che assorbono stipendi e risparmi.
Basta un mese per risparmiare
Il risparmio dipende da quanto incide la spesa discrezionale. Se la pressione sul bilancio arriva dalle voci essenziali, come bollette di gas ed elettricità o carburante, un mese di rinunce sul superfluo non porta grossi cambiamenti alle tasche di chi affronta la no spend challenge.
Risolve i problemi di budget
La sfida, dicevamo, serve più a scattare la fotografia di dove vengono spesi i soldi. Mutuo, affitto e bollette troppo alti si affrontano con altri strumenti: rinegoziazione, confronto delle tariffe, revisione strutturale delle spese fisse.
Il mese senza spese vale quindi come punto di partenza: un test di 30 giorni per rendersi conto delle proprie abitudini. Per risparmiare (piccole) somme, esistono challenge più efficaci come il metodo dei sei salvadanai, la sfida delle 52 settimane o il metodo “pagati per primo”.