Ogni italiano getta 65kg di cibo l’anno: quanto ci costa e i trucchi per non sprecare

Venerdì 5 febbraio si celebra l’ottava Giornata nazionale di prevenzione allo spreco alimentare. Ecco la fotografia del Food Sustainability Index creato da Fondazione Barilla e The Economist Intelligence Unit

Il 2030 è la deadline per raggiungere i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) e questo decennio è la nostra occasione per ripristinare il modo in cui produciamo, distribuiamo e consumiamo cibo. Cinque dati dovrebbero farci riflettere sempre di più su quanto lo spreco di cibo vada superato, e scoraggiato.

Quanto sprechiamo, e quanto ci costa

Primo: ogni italiano spreca circa 65kg di cibo ogni anno, numero in riduzione quest’anno solo grazie all’effetto lockdown, che ha favorito il diffondersi di buone pratiche nella gestione del cibo a livello domestico. Il dato è ben più alto della media europea, pari a 58kg. Più del 20% di tutto il cibo prodotto in Europa viene praticamente gettato via: l’equivalente di 88 milioni di tonnellate l’anno. Uno scempio.

Secondo: lo spreco solo nei Paesi Ue costa 143 miliardi di euro, di cui i due terzi, circa 98 miliardi, sono attribuibili allo spreco domestico. In Italia, ben 10 miliardi, ovvero quasi 5 euro a famiglia alla settimana, che equivalgono in media a 260 euro l’anno.

E ancora, terzo: il 53% dei rifiuti arriva dai consumi domestici. A finire nel cestino della spazzatura sono soprattutto verdura, frutta e cereali. Quarto: le perdite alimentari lungo la filiera di produzione, dalla fase post-raccolta fino alla trasformazione industriale, corrispondono al 2% del totale di cibo prodotto. Quinto, e non meno importante: buttare via il cibo è inquinare. Lo spreco rappresenta il 6% delle emissioni totali di gas serra di tutta l’Unione europea.

Gli ultimi dati del Food Sustainability Index parlano chiaro. Il Food Sustainability Index è un indice realizzato da Fondazione Barilla in collaborazione con The Economist Intelligence Unit che utilizza una metodologia in grado di rendere comparabili i dati a livello mondiale, restituendoci una fotografia nitida del fenomeno spreco.

Ad oggi il Belgio spreca 87 kg di cibo pro capite, in contrapposizione a Cipro con 36 kg. Per quanto riguarda le perdite lungo la filiera, la Finlandia con meno dell’1% di cibo perso risulta il Paese più virtuoso, a fronte di una media europea di circa il 3% e della media dei Paesi ad alto reddito di quasi il 5%.

Spulciando anche i dati del report di Waste Watcher International Observatory on Food and Sustainability, su rilevazione Ipsos, durante la pandemia lo spreco di cibo in Italia è diminuito ma se ne butta ancora tanto.

Nel 2020, l’annus horribilis in cui sarà di oltre 9,6 miliardi di euro la perdita di fatturato per i mancati acquisti in cibi e bevande per bar e ristoranti, sono 5,2 milioni le tonnellate di alimenti finiti nella spazzatura tra quello che si getta tra le mura domestiche e ciò riguarda tutta la filiera, per un valore di circa 9,7 miliardi di euro, di cui solo 6 miliardi e 403 milioni di spreco alimentare domestico nazionale e oltre 3,2 miliardi di euro, invece, di perdite in campo e lo spreco nel commercio e distribuzione (qui i dati del 2020 relativi al 2019).

L’ottava Giornata nazionale di prevenzione allo spreco alimentare

Il 5 febbraio si celebra l’ottava Giornata nazionale di prevenzione allo spreco alimentare, e però un segnale positivo c’è. La pandemia ci ha reso un po’ più consapevoli. I dati disponibili che Fondazione Barilla ha analizzato e messo a sistema raccontano di un’Italia che sta facendo passi incoraggianti nella lotta allo spreco.

Dopo l’esplosione del Covid in tutto il mondo, con una forza dirompente e inarrestabile, è evidente come cibo, salute dell’ambiente e dell’uomo siano inevitabilmente e indissolubilmente connessi. Oggi l’88% degli italiani sostiene che non sia etico buttare il cibo e l’83% riconosce l’impatto negativo sull’ambiente tanto che dichiara di essersi impegnato per ridurre lo spreco di cibo in casa.

“Alcuni dei grandi appuntamenti internazionali del 2021, primo tra tutti il Food Systems Summit delle Nazioni Unite, rappresentano i momenti fondamentali per accendere l’attenzione di tutti verso sistemi alimentari più sostenibili, che includono la lotta allo spreco, fondamentale per raggiungere i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile promossi dall’Agenda 2030”, spiega la direttrice della Ricerca di Fondazione Barilla Marta Antonelli.

Fondazione Barilla è anche impegnata nel forum “Resetting Food Systems from Farm to Fork“, organizzato in collaborazione con Food Tank, che intende accelerare il cambiamento e incoraggiare un modello di sviluppo consapevole e sostenibile.

Le azioni per un futuro con meno sprechi

Puntando su alcuni obiettivi chiari: potenziamento di agricoltura, pesca e pastorizia, che svolgono un ruolo cruciale nel promuovere il cambiamento nei sistemi alimentari globali; innovazione tecnologica, incentivi finanziari e politiche pubbliche, che devono accelerare la transizione dei sistemi agroalimentari verso l’equità, la resilienza, la salubrità e la sostenibilità.

Ma anche gli alimenti ricchi di nutrienti, di alta qualità e prodotti in modo sostenibile devono essere disponibili e accessibili a tutti; le aziende alimentari di tutto il mondo devono ripensare urgentemente strategie e processi per allinearsi agli obiettivi 2030 e all’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici; e infine favorire alleanze tra chef e settore dell’ospitalità, produttori e consumatori, fondamentali per diffondere abitudini di consumo responsabili, valorizzare i sistemi alimentari locali e far comprendere il vero costo del cibo.

Consigli pratici per non sprecare, e risparmiare

E noi? Nel nostro piccolo cosa possiamo fare? Come possiamo migliorarci nella vita di tutti i giorni? Andrea Segrè, professore di Agraria all’Università di Bologna e fondatore di Last Minute Market per il recupero del cibo e di Waste Watcher, il primo Osservatorio nazionale sullo spreco domestico, ha messo a punto un metodo semplice e infallibile per imparare, in sette giorni, a non gettare più alimenti nella spazzatura, salvaguardando l’ambiente e risparmiando centinaia di euro.

Segrè ha tradotto in un vero e proprio manuale (“Il metodo spreco zero”, Rizzoli) preziosi consigli su come fare la spesa, organizzare il frigorifero e inventarsi ricette sfiziose con quello che c’è.

Il primo, doveroso, passaggio per non sprecare, oltre a prenderne coscienza, è imparare a fare la spesa in modo intelligente e mirato, senza lasciarsi ammaliare dagli inganni del marketing da scaffale. Con un’attenta analisi di quanto e come sprechiamo, la pianificazione della spesa e l’uso intelligente del frigorifero e del packaging, possiamo scongiurare già buona parte degli sprechi e relativi costi. Dunque: comprare quanto serve, conservare nel modo migliore e spendere quanto risparmiato in qualcosa che ci dia più piacere.

Ma anche puntare sulla stagionalità degli alimenti e sulla filiera corta, educarci a leggere le etichette, evitare gli errori più comuni e non cadere nelle trappole delle offerte. E perché no, se si può, fare l’orto in casa e superare la logica del recupero degli scarti, con la valorizzazione in cucina di quegli ingredienti che potremmo buttare. Questo garantirebbe un beneficio in termini ambientali, ma anche economici.

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