Nutella Day: i segreti della crema spalmabile più famosa al mondo, e l’impegno di Ferrero sull’olio di palma

Nutella Day: dalle origini al segreto del successo della crema spalmabile più famosa al mondo

Il 5 febbraio non è solo la Giornata contro lo spreco alimentare, ma anche una giornata speciale per tutti i golosi. Proprio nello stesso giorno infatti si celebra anche il World Nutella Day.

Forse in pochi lo sanno, ma la Giornata Mondiale della Nutella è stata istituita il 5 febbraio 2007 da Sara Rosso, blogger americana e amante della Nutella, secondo la quale la mitica crema spalmabile della Ferrero meritava un giorno di festa che unisse tutto il mondo. Se si mettessero in fila i vasetti di Nutella prodotti in un anno si arriverebbe ad una lunghezza pari ad 1,7 volte la circonferenza terrestre. E a un peso uguale a quello dell’Empire State Building.

Nutella, dall’inglese Nut e dalla desinenza che vuole ispirare positività “ella”, oggi è prodotta in 11 stabilimenti Ferrero in tutto il mondo, raggiungendo un totale di oltre 400mila tonnellate vendute: tradotto, 770 milioni di vasetti che ogni anno raggiungono oltre 110 milioni di famiglie nel mondo.

Cos’è il Nutella Day e come partecipare

Tantissimi fan hanno iniziato a celebrare Nutella condividendo immagini, idee, ispirazioni e ricette sui social, e da lì è nato tutto, diventando un vero fenomeno globale. Nel 2015, poi, Sara ha trasferito il World Nutella Day a Ferrero per aiutarlo a vivere e crescere negli anni a venire.

Durante il Nutella Day, per celebrarla, stando ai consigli ufficiali potete twittare il vostro amore per Nutella aggiungendo al vostro messaggio @nutelladay e #worldnutelladay e diventare follower dell’account Twitter @nutelladay, aggiornare il vostro stato di Facebook e collegalo al sito nutelladay.com, seguire la celebrazione della giornata anche sulla pagina Facebook ufficiale, condividere le immagini della vostra “celebrazione” su Instagram e Pinterest e taggare le vostre foto o storie con #worldnutelladay.

La storia di Nutella

Ma come nasce Nutella? Dopo la Seconda guerra mondiale, il cacao era difficilissimo da trovare. Ma il papà di Ferrero, dal piccolo paesino di Alba in Piemonte, riuscì a trasformare il problema in una grande opportunità, creando una pasta dolce con nocciole, zucchero e il poco cacao disponibile a quel tempo. E fu così che nacque l’antenato di Nutella.

Figlia del Giandujot, primissima ricetta con pasta dolce che aveva la forma di un panetto che poteva essere tagliato a fette da spalmare sul pane, nel 1951 prende il nome di SuperCrema e nel 1964 finalmente nasce Nutella. Con il suo iconico vasetto di vetro, viene lanciata in Germania nel 1965, l’anno dopo approda in Francia e nel 1978 raggiunge anche l’Australia e a Lithgow, vicino Sydney, viene inaugurato il primo stabilimento di produzione fuori dai confini europei.

Straordinario il successo a fine 2019 del lancio dei Nutella Biscuits, il primo biscotto croccante con un cuore cremoso di Nutella. Con persino una moneta da 5 euro che la celebra, la Nutella è senza alcun dubbio la crema da spalmare più famosa del mondo. Ma cosa contiene esattamente? Ricetta ancora super segreta, ma sappiamo di per certo che contiene zucchero, olio di palma e nocciole al 13%, latte scremato in polvere all’8,7%, cacao magro (7,4%) ed emulsionanti: lecitine (soia) e vanillina.

Nutella e olio di palma, cosa sapere

L’olio di palma è questione assai dibattuta. Sono in tantissimi a chiedersi perché debba proprio essere fatta così. La risposta l’ha data direttamente Ferrero. L’olio di palma è il prodotto migliore per garantire la giusta consistenza e struttura, spiega l’azienda, anche perché non interferisce con i sapori degli altri ingredienti. Ma la cosa più importante è che l’olio di palma non viene sottoposto al processo di idrogenazione, che genera acidi nocivi per la salute.

Proprio perché consapevole del ruolo guida che l’azienda svolge nel settore della trasformazione sostenibile dell’olio di palma, per il bene dell’ambiente e delle comunità che vivono e lavorano nei paesi di produzione dell’olio di palma, Ferrero ha scelto di approvvigionarsi di olio di palma 100% certificato RSPO (Roundable on Sustainable Palm Oil) di tipo segregato (SG) ed interamente tracciabile fino alle piantagioni.

Tra i prodotti Ferrero e quelli acquisiti, tra gennaio e giugno 2020 il Gruppo Ferrero ha acquistato il 99,2% di olio di palma certificato RSPO di tipo segregato e lo 0,80% di olio di palma convenzionale. Sul totale, il 99,7% è tracciabile fino alle piantagioni. I Paesi da cui l’ha comprato sono:

  • Brasile 0.82%
  • Colombia 1.02%
  • Costa Rica 0.85%
  • Guatemala 4.11%
  • Honduras 1.70%
  • Indonesia 11.82%
  • Malaysia 79.33%
  • Papua New Guinea 0.35%.

Nel 2013 l’azienda piemontese ha lanciato anche la Palm Oil Charter. Una vera e propria carta con cui si impegna con i suoi fornitori in una politica globale di approvvigionamento responsabile di olio di palma, garantendo che i fornitori stessi forniscano olio completamente tracciabile, compresi i piccoli coltivatori, non disboschino foreste con elevati stock di carbonio, non usino il fuoco per il disboscamento dei terreni, non piantino le colture su terreni torbosi.

E ancora, proteggano gli orangotango e altre specie a rischio di estinzione, preservando le aree ad alto valore di conservazione, segnalino le emissioni di gas serra derivanti dalla loro produzione, rispettino i diritti umani, compreso il diritto al consenso libero, precedente e informato delle comunità locali e autoctone, riconoscano, rispettino e rafforzino i diritti dei lavoratori, combattano attivamente la corruzione e non utilizzino Paraquat (si tratta di un pericoloso diserbante che può provocare avvelenamento per insufficienza respiratoria acuta).

Nutella, Ferrero e la filiera delle nocciole

Stessa attenzione sul fronte del comparto delle nocciole. Il Gruppo Ferrero ha pubblicato una Carta dedicata alle nocciole: la Ferrero Hazelnut Charter, che delinea gli impegni dell’azienda sulla base delle priorità che ha definito in tre ambiti chiave: diritti umani e pratiche sociali, protezione dell’ambiente e sostenibilità, e trasparenza dei fornitori.

E sta collaborando con Earthworm Foundation, un’organizzazione non-profit focalizzata sul miglioramento delle catene del valore e sull’evoluzione di un approccio di approvvigionamento responsabile nel settore delle nocciole.

Tutti i numeri di Ferrero

Le società del Gruppo Ferrero (Ferrero SpA e le 4 controllate) hanno chiuso i bilanci al 31 agosto 2020 registrando fatturato e vendite in crescita. Nel periodo dal 1 settembre 2019 al 31 agosto 2020, Ferrero Commerciale Italia ha registrato una crescita delle vendite sul mercato nazionale del 3,5% a valore, con un fatturato di 1.527,1 milioni, rispetto a 1.475,5 dell’anno prima.

In materia di investimenti produttivi, Ferrero Industriale Italia ha confermato il suo impegno in Italia investendo 125 milioni di euro in beni materiali. Osservando gli ultimi 10 anni di attività solo nel Belpaese, gli investimenti realizzati dal Gruppo Ferrero sul territorio si attestano a 1,2 miliardi.

La holding Ferrero ha generato un utile d’esercizio di 223,3 milioni, in crescita di 1,1 milioni di euro. Per quanto riguarda il lavoro, sono 6.374 i dipendenti, con un incremento di 141 unità rispetto al dato medio dell’esercizio precedente.

Quattro gli stabilimenti – Alba, Pozzuolo Martesana, Balvano e Sant’Angelo dei Lombardi – dove è attiva la lavorazione e trasformazione di materie prime in prodotti finiti, nonché la gestione dei rapporti con i terzisti e dei controlli inerenti la qualità. Nel complesso al 31 agosto 2020 ha realizzato un fatturato pari a 678,1 milioni (+ 8,9%) ed un utile dell’esercizio di 50,7 milioni in crescita di 7 milioni di euro.

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