L’Italia ha ancora molta strada da fare sulla mobilità sostenibile, ma soprattutto nell’invogliare gli italiani a utilizzare i mezzi pubblici. Lo racconta il Rapporto Paese pubblicato nell’ambito del Pacchetto di Primavera. Continuando l’analisi della relazione, scopriamo che secondo l’Unione Europea l’Italia potrebbe trarre molto più vantaggio dalla sostenibilità dei trasporti. Ampliando le opzioni di mobilità pubblica, l’Italia potrebbe ridurre le emissioni, ma anche il numero di morti in strada.
L’Italia infatti è uno dei paesi che dipende maggiormente dall’uso delle auto private. Se si aggiunge anche l’elevata quota di trasporto merci su strada, il risultato è un alto tasso di mortalità, un’elevata incidenza di incidenti anche per il trasporto delle merci e emissioni inquinanti. L’Italia potrebbe trarre vantaggi notevoli, scrive l’Ue nel rapporto, investendo su una mobilità sostenibile.
Indice
Mobilità sostenibile: lo sguardo europeo
Nella conclusione del Rapporto Paese si legge che l’Italia ha ampi margini di miglioramento in termini di efficienza e sostenibilità dei trasporti. Ne trarrebbe vantaggio, per esempio con opzioni di mobilità pubblica e condivisa e con un aumento delle infrastrutture di ricarica per i veicoli elettrici.
Secondo quanto riportato all’interno del Pacchetto Primavera, il sistema di trasporti italiano è ancora troppo dipendente dall’uso della strada tra motorizzazione ed elevata quota di trasporto merci. Questo è alla base, si legge, dell’alto tasso di mortalità stradale e dell’elevata incidenza del trasporto su strada nelle emissioni.
Eppure, prosegue il rapporto, l’Italia può mitigare questo problema sviluppando servizi di trasporto pubblico che integrino maggiormente i servizi di linea con servizi di trasporto più flessibili ed economicamente vantaggiosi.
Dall’altra parte c’è ancora una diffusione troppo bassa dei veicoli elettrici, che nel 2025 rappresentavano solo il 6,2% delle nuove immatricolazioni. Queste potrebbero essere incrementate attraverso la diffusione di un’infrastruttura di ricarica, ma anche con una diversa tassazione.
L’Europa infatti parla di una riprogettazione della tassazione dei veicoli per riflettere più accuratamente le emissioni di CO2, così da rendere più appetibile l’investimento in un veicolo elettrico.
L’auto è ancora un servizio essenziale?
L’auto per molti italiani è ancora un servizio essenziale e lo è perché i mezzi di trasporto pubblici in molte situazioni, come nelle periferie o nelle regioni del Mezzogiorno, sono spesso inefficienti. Vedi il caso del “peggior treno d’Italia”.
Nella maggior parte dei casi, un automobilista non sceglie di muoversi in auto per capriccio, ma perché è impossibilitato a raggiungere il lavoro, la sanità, i luoghi di istruzione o altri servizi essenziali in altri modi.
La rete del trasporto pubblico italiano, come racconta l’ultimo report “Access Denied: Transport Poverty in Europe“, realizzato dall’Oeko-Institut per Greenpeace CEE:
soffre di pesanti carenze, tagli alle corse e continui disservizi.
La colpa, secondo quanto si apprende, ricade su:
- totale assenza;
- bassa frequenza;
- orari inadeguati.
Così si lega la mano al cittadino che non può scegliere un’alternativa all’auto. Senza contare che l’acquisto e il mantenimento di un veicolo gravano sulle finanze di molte famiglie, costituendo ogni mese una parte importante delle spese tra assicurazione, carburante e mantenimento.
I dati del trasporto pubblico
In Italia non ci sono mezzi pubblici per quasi 7 italiani su 10. Secondo i dati Eurostat del 2024, il trasporto pubblico locale non è sufficiente a sostenere lo spostamento di milioni di italiani ogni giorno.
Mentre in Ue il 51% delle persone nel 2024 non ha utilizzato il trasporto pubblico, nello specifico:
- il 10,7% delle persone in Ue ha utilizzato il trasporto pubblico ogni giorno;
- l’11,6% lo ha utilizzato ogni settimana;
- il 10% lo ha utilizzato ogni mese;
- e il 17,1% lo ha utilizzato meno di una volta al mese.
La percentuale più bassa di utilizzo dei trasporti pubblici è stata riscontrata a Cipro (85% della popolazione), ma subito dopo troviamo, non a caso, l’Italia con il 68%.
Un dato che si conferma anche nel 2025 con un’altra rilevazione, quella dell’Inrix Global Traffic Scorecard, che analizza e classifica la congestione stradale in oltre novecento aree urbane e 36 paesi nel mondo. Nel report relativo al 2025, la congestione delle strade italiane continua a peggiorare, in particolare a Roma e Milano che sono tra le città peggiori al mondo.
Le ore perse in auto: le città peggiori
Roma infatti è 17ª al mondo per traffico e quarta in Europa. Percorrere in auto le strade a Roma vuol dire perdere circa 76 ore l’anno con una velocità media di 20 km l’ora. Poco meglio Milano, che si piazza 24ª al mondo e quinta in Europa con 67 ore perse al volante.
Ovvio, però, che il problema non è soltanto quello del tempo di spostamento, ma anche il costo sociale e ambientale del traffico. Ricordiamo infatti che il traffico contribuisce alle emissioni totali di gas serra, alle emissioni di ossidi di azoto e alle emissioni di particolato.
Il traffico stradale è quindi responsabile della produzione di molte sostanze tossico-nocive. Il costo sanitario è spesso poco considerato, ma piuttosto elevato; la Società Italiana di Medicina Ambientale ha stimato danni economici di circa 34 miliardi di euro l’anno a causa del traffico e delle emissioni di sostanze inquinanti.
I progetti per la mobilità sostenibile
Quando si parla di mobilità sostenibile, si pensa ai mezzi pubblici o allo spostamento su bicicletta, ma non c’è solo questo. Sono diversi infatti i progetti di mobilità sostenibile in Italia, che sono in fase di conclusione o di inizio dei lavori.
Troviamo la mobilità ciclopedonale in incremento, investimenti sul trasporto pubblico e trasporto privato, per esempio con incentivi all’acquisto di auto elettriche. Si parla anche di mobilità elettrica e condivisa, di introduzione di sistemi smart e di una migliore gestione del traffico come il tratto di circa 10 km sulla A4 tra Milano e Bergamo.
In questa zona è presente una corsia smart che, a seconda del livello di traffico, si apre o si chiude automaticamente ampliando o restringendo la carreggiata disponibile.