L’Europa è una miniera urbana, ovvero è un immenso serbatoio di materie prime critiche che può essere recuperato con il riciclo. Che i prodotti elettronici fossero un bacino di materie critiche da non ignorare era noto da tempo, ma a svelare le dimensioni di questo “giacimento” è stato un importante progetto europeo che ha mappato 42 elementi critici in 7 flussi di rifiuti in Europa, tra Regno Unito, Svizzera, Islanda e Norvegia.
Secondo gli esperti di FutuRaM, entro il 2050, grazie ai sistemi di recupero, l’Europa potrebbe coprire fino al 56% del suo fabbisogno di materie critiche e diminuire così la dipendenza dalla Cina per questi importanti elementi necessari alla transizione energetica. Tutto grazie al riciclo, che va per questo potenziato e rimesso al centro delle agende politiche.
Indice
Materie prime: come l’Europa può diventare indipendente
Le proposte green, l’attenzione all’ambiente, le iniziative di riciclo non sono fini a se stesse. Spesso suonano in apparenza come buoni propositi per “un mondo migliore”. Dietro alla cura dell’ambiente ci sono però anche molte possibilità economiche.
La transizione energetica dipende ancora moltissimo dalle materie prime importate dalla Cina, dal Congo e dal Sudafrica. Cina e India, per esempio, sono i principali fornitori degli elementi necessari per la costruzione di pale eoliche e pannelli solari.
L’Europa però potrebbe riuscire ad avere la sua indipendenza grazie ai rifiuti. Il progetto europeo FutuRaM ha reso noto in un importante report come sul territorio europeo siano presenti dei “giacimenti” delle materie prime fondamentali per la transizione digitale ed energetica green. Questi giacimenti sono i rifiuti da riciclare.
Il dominio della Cina
Attualmente la Cina domina sull’esportazione delle materie prime critiche. Detiene il controllo sulla produzione e la raffinazione di 19 dei 20 minerali critici, in particolare il litio, che è un elemento fondamentale per le batterie dei veicoli elettrici, e le terre rare, utilizzate nelle tecnologie green, come i motori delle stesse auto elettriche.
L’idea che si possa continuare a commerciare con la Cina per sempre, in questo contesto di tensioni internazionali, non è pensabile. Si può sperare in un buon commercio, ma ci sono dei precedenti per credere che simili materie fondamentali per il futuro possano subire limitazioni nelle esportazioni.
La Cina infatti ha già imposto dei controlli sull’esportazione di terre rare e di altri componenti realizzati con questi elementi. Il rischio è di creare un collo di bottiglia: l’Europa punta sulla transizione green, ma potrebbe non avere gli elementi per attuarla. E anche dove domina l’importazione, potrebbero aumentare i costi come quelli delle batterie dei veicoli elettrici, riducendo la possibilità per gli europei di frenare la produzione di motori tradizionali.
La miniera urbana
Viene chiamata anche miniera urbana per via della mole di materie prime che potremmo recuperare dai rifiuti. Entro il 2050, grazie a sistemi di recupero avanzati, l’Europa potrebbe estrarre tra i 4,1 e i 5,7 milioni di tonnellate di materie prime critiche all’anno.
Con un’alta qualità di materiali riciclati, si potrebbero sostituire le materie vergini così da coprire fino al 56% del fabbisogno europeo. In uno scenario di economia circolare, le materie prime critiche potrebbero essere estratte dai rifiuti, utilizzate, consumate, trasformate in rifiuti e a loro volta recuperate.
A oggi l’Europa non riesce a recuperare tutto quello che è possibile dai propri rifiuti. Nel 2022, per esempio, a fronte di 5,2 milioni di tonnellate di materie prime critiche immesse sul mercato, ne sono state recuperate appena 1,4 milioni.
Considerando che entro il 2050 i materiali immessi sul mercato saranno fino a 12,2 milioni di tonnellate l’anno, riuscire a recuperarne una percentuale più alta renderebbe l’Europa capace di dirsi indipendente dall’importazione di queste materie fondamentali.
Come ricicliamo oggi?
L’Europa ha un’alta quantità di materie prime critiche nei propri rifiuti, rafforzando il riciclo si potrebbe sostenere la transizione verso l’energia pulita e ridurre l’impatto ambientale allo stesso tempo.
Attualmente, però, secondo quanto fotografato dal report, il riciclo in Europa viaggia a due velocità. Ci sono elementi che riusciamo a recuperare bene, mentre altri rischiano di essere più facilmente dispersi.
Un esempio:
- platino e rodio superano l’80% di recupero;
- 22 elementi hanno rese inferiori a 1 tonnellata all’anno.
Entro il 2050, 17 materie prime critiche tra le quali litio, cobalto e terre rare, potrebbero superare la soglia dell’80% di recupero grazie al boom della mobilità elettrica. Si potrebbe così arrivare a recuperare:
- 52.000 tonnellate di litio all’anno;
- 40.000 tonnellate di cobalto all’anno;
- 171 mila tonnellate di nichel all’anno.
Come raggiungere l’obiettivo dell’indipendenza
Come racconta FutuRaM, le possibilità ci sono, questa “miniera urbana” esiste, ma bisogna fermare l’emorragia del sistema. La cattiva gestione dei rifiuti elettronici ha causato la perdita di moltissime tonnellate di materie prime critiche.
Per invertire la rotta serve un cambiamento strutturale nella gestione dei rifiuti in Europa. Servirebbe, per esempio, un mercato regionale unificato. Gli esperti quindi raccomandano investimenti nella capacità industriale di riciclaggio, nella formazione professionale e soprattutto nelle campagne di sensibilizzazione.
Pascal Leroy, direttore del Waste Electrical and Electronic Equipment (WEEE) Forum, ha commentato il rapporto:
La possibilità che l’Europa realizzi questo potenziale dipende dalle scelte che verranno fatte ora: in materia di legislazione, infrastrutture per il riciclaggio e raccolta dati. Alla luce di questi importanti risultati, è necessario un cambiamento di mentalità, che ci porti a considerare le fonti ‘secondarie’ di materiali altamente resistenti come la nuova fonte primaria.
Una strada potrebbe essere, come citato dagli esperti di FutuRaM, una stretta sui flussi illegali di rifiuti, oltre agli investimenti nelle tecnologie di selezione e nelle competenze umane.