Crescono occupazione e salari, ma anche il debito pubblico: su cosa l’Ue boccia l’Italia

Bruxelles promuove occupazione e salari ma boccia il debito pubblico e la produttività: i punti promossi e rimandati del Pacchetto primavera

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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Ogni anno l’Unione Europea pubblica una sorta di pagella dei Paesi membri. Si chiamano “Rapporti paese” e forniscono un’analisi dettagliata degli sviluppi e delle sfide economiche e sociali di ciascuno Stato membro, valutando in che misura questi vengono affrontati dalle politiche nazionali. Sono pubblicati all’interno del più grande Pacchetto primavera, un esercizio annuale che coordina le politiche economiche e sociali. Sulla base delle analisi condotte sui singoli Stati, la Commissione riferisce una serie di raccomandazioni specifiche per Paese, con consigli su dove intervenire e come.

La principale sfida italiana è l’elevato debito pubblico, segue una produttività lenta e che rischia di ristagnare, una burocrazia che si sta snellendo, ma che è ancora troppo difficile, per esempio, per le procedure di autorizzazione, e i prezzi elevati dell’energia, che danneggiano la competitività. Ma non va tutto male, anzi ci sono dei punti nei quali l’Italia mostra di essere forte e in netto miglioramento. Vediamo la pagella dell’Italia, se è stata rimandata a settembre in qualche materia, dove può migliorare e quali sono le sue eccellenze.

La pagella dell’Italia: gli sviluppi economici

La crescita del Pil in Italia è rallentata e la causa è l’incertezza geopolitica. Questa ha pesato sulla spesa delle famiglie, e gli investimenti sono rimbalzati dopo il calo del 2024, dovuto alla revoca degli incentivi fiscali per l’edilizia residenziale. Eppure, nonostante le difficoltà, l’Italia fa segnare dati delle esportazioni in crescita, invertendo la tendenza negativa degli ultimi due anni.

Bene anche l’occupazione: sia il numero di occupati, che le ore lavorate sono aumentati dell’1,1% nel 2025. In particolare, gli incrementi sono stati registrati nei settori:

  • dei servizi;
  • delle costruzioni.

Calano invece i lavoratori nei settori:

  • dell’agricoltura;
  • dell’industria manifatturiera.

Aumentano i lavoratori a tempo indeterminato e i lavoratori autonomi, mentre diminuiscono i lavoratori a tempo determinato (-7,9%). In generale, il tasso di disoccupazione è in calo, al 6,1%. Ma nonostante questi progressi, l’Unione Europea segnala un tasso di occupazione rimasto al di sotto della media Ue, in particolare per donne e giovani. Bene, a tal proposito, le misure e gli incentivi mirati per la Zona economica speciale unica (Zes).

I salari risultano in crescita del 2,5%, soprattutto nell’industria e nelle costruzioni, e i salari reali hanno recuperato parte del potere d’acquisto precedentemente perso.

Produttività ferma

L’andamento del mercato del lavoro però non è accompagnato da una crescita della produttività. Dalla pagella dell’Unione Europea emerge come, a parte il periodo successivo alla pandemia di Covid-19, la crescita del Pil italiano sia rimasta costantemente indietro rispetto alla crescita dell’occupazione.

Dietro alla stagnazione ci sono sia fattori macroeconomici che microeconomici. Il rapporto descrive una predominanza di piccole imprese e la specializzazione in settori tradizionali a basso valore aggiunto che contribuiscono a investimenti cronicamente bassi in ricerca e innovazione. Pesano anche le disparità regionali tra Nord e Sud, gli elevati costi energetici (l’Italia dipende dall’energia e dalle materie prime importate e questo la rende particolarmente vulnerabile alle impennate dei prezzi delle materie prime, come avvenuto in seguito al conflitto in Medio Oriente) e un contesto imprenditoriale sfavorevole.

Obiettivi di Sviluppo Sostenibile: l’Italia migliora

L’Italia però sta compiendo dei progressi importanti su tutti gli Obiettivi di sviluppo sostenibile relativi alla competitività e alla stabilità economica, sebbene le performance rimangano comunque al di sotto della media europea.

I miglioramenti si vedono soprattutto in materia di innovazione, mentre industria e infrastrutture resilienti hanno visto dei miglioramenti, ma più lenti, dovuti a bassi livelli di investimento e dall’elevato debito pubblico.

Progressi significativi invece per gli indicatori relativi a:

  • istruzione di qualità;
  • lavoro dignitoso e crescita economica;
  • pace, giustizia e istituzioni solide.

In pratica l’Italia sta migliorando sulla maggior parte degli Obiettivi di sviluppo sostenibile relativi alla sostenibilità e su tutti quelli relativi all’equità sociale, ma allo stesso tempo ci sono degli indicatori che mostrano tendenze negative come quelli relativi all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari. Infatti l’impatto della siccità sugli ecosistemi è in aumento e le aree a rischio erosione del suolo si stanno espandendo.

Gli indicatori sanitari rimangono sopra la media europea e la percezione del proprio stato di salute è leggermente migliorata. Anche se gli indicatori sul rischio di povertà sono in miglioramento, l’Italia deve ancora recuperare terreno rispetto alla media europea.

La pagella dell’Italia: la qualità delle finanze

Quanto fatto sul piano economico ha un impatto positivo sulla finanza pubblica. Il disavanzo delle amministrazioni pubbliche italiane si è ridotto passando dal 3,4% del Pil nel 2024 al 3,1% nel 2025, grazie soprattutto all’aumento delle entrate dovuto alla crescita dell’occupazione e dei salari.

Il rapporto debito/Pil è diminuito dopo il picco della pandemia, ma ha ricominciato a salire nel 2024 e ad oggi si mantiene ancora sopra il livello pre-pandemia. L’Italia continua, secondo la pagella, ad affrontare le vulnerabilità legate all’elevato debito pubblico e alla debole crescita della produttività.

Si legge come, nonostante il miglioramento dei saldi primari, il rapporto debito pubblico/Pil dell’Italia abbia invertito la sua traiettoria discendente e abbia cominciato a salire, principalmente a causa dell’impatto ritardato dei crediti di imposta per il Superbonus.

Pesa anche la spesa pubblica per le pensioni e una crescita della produttività lenta. Quindi, secondo la Commissione, i rischi per la sostenibilità fiscale rimangono elevati nel medio termine, anche se il Governo ha attuato diverse politiche positive per promuovere la sostenibilità fiscale, tra cui il rafforzamento delle revisioni annuali della spesa, la riduzione del cuneo fiscale e la revisione delle agevolazioni fiscali.

La sfida demografica

In questo quadro appare di fondamentale importanza la sfida demografica. L’Italia infatti si trova ad affrontare un invecchiamento della popolazione e un basso tasso di fertilità. Si prevede che entro il 2050 la popolazione totale italiana diminuirà di oltre 4 milioni.

Si tratta di un declino demografico di lunga data, in particolare nel Sud, che comporta una contrazione della forza lavoro, ulteriormente aggravata dalla bassa partecipazione al mercato del lavoro di donne e giovani.

Per l’Unione Europea la migrazione può accelerare il rinnovamento demografico nel breve termine, ma nel lungo termine va affrontata la sfida della bassa natalità in Italia. Serve promuovere un ambiente più favorevole alla genitorialità attraverso posti di lavoro stabili e politiche del lavoro, soprattutto per i giovani.