Dove si buttano le cialde e le capsule di caffè, nella plastica o nel secco? È una delle domande più comuni tra chi possiede una macchinetta del caffè a cialde o a capsule. Dal 12 agosto arriva una risposta più chiara perché entrerà in vigore il Regolamento europeo 2025/40 Ppwr. Una nomenclatura complessa per una norma che di base cambia poco le abitudini degli italiani, ma cambia molto dal punto di vista burocratico per la raccolta differenziata e le aziende del caffè.
Le capsule e le cialde verranno considerate “imballaggio” e per questo potranno essere gettate con ancora il loro contenuto: da metà agosto la maggior parte dei prodotti potrà essere gettata nella differenziata con all’interno il residuo di caffè. Si tratta di una buona notizia perché permetterà il recupero di tonnellate di plastica che andava persa nell’indifferenziata. Ma non tutte le capsule potranno finire nella raccolta della plastica, ci sono comunque delle regole alle quali prestare attenzione.
Indice
Le capsule e le cialde nella raccolta differenziata
Per tutti i possessori di una macchinetta da caffè a cialde o a capsule c’è un’importante novità. Dal 12 agosto, gli scarti del proprio caffè in capsula o cialda potranno essere conferiti nella raccolta differenziata.
Lo ha stabilito una normativa dell’Unione Europea, il Regolamento n. 2025/40 che disciplina il ciclo di vita degli imballaggi, secondo il quale le cialde monodose (anche le capsule in plastica) sono da considerarsi a tutti gli effetti delle confezioni e come tali non potranno più essere cestinate nell’indifferenziata.
Il discorso vale anche per quelle capsule chiuse che continuano a mantenere il residuo di caffè al loro interno. Dal 12 agosto tutte dovranno essere destinate al riciclo.
Entro i prossimi quattro anni l’obiettivo dell’Unione Europea è quello di riuscire a trattare anche i prodotti complessi, come le capsule del caffè che contengono ancora i residui, nella raccolta differenziata. Si tratta di un passaggio considerato strategico per ridurre ulteriormente i rifiuti da imballaggio rispetto agli anni precedenti. Secondo le stime europee entro il 2040 si punta a abbattere la quota fino al 15%.
In quale raccolta gettare capsule e cialde?
Mentre l’aspetto burocratico tocca soprattutto le aziende e gli impianti, dal punto di vista pratico per i cittadini cambia poco. Infatti, invece di gettare la capsula o la cialda nell’indifferenziata, sulle confezioni verrà indicato il cassonetto specifico nel quale conferire l’imballaggio.
La risposta al momento dipende dal tipo di capsula. Alcuni esempi:
- le capsule in alluminio potranno essere gettate nella plastica o, a seconda delle regole del proprio comune, in un altro tipo di cassonetto;
- le capsule in plastica compostabile o biodegradabile dovranno essere gettate nell’umido;
- le cialde compostabili si potranno gettare nell’umido, mentre quelle non compostabili, per esempio con carta filtro senza certificazione, dovranno essere ancora gettate nell’indifferenziata fino ad agosto 2028.
Chi invece acquista già caffè in packaging compostabili non dovrà cambiare nulla delle proprie abitudini di riciclo e quindi continuerà a gettare i residui della propria macchinetta del caffè nell’umido.
Responsabilità estesa: cosa cambia per i produttori e gli impianti
Il regolamento prevede la responsabilità estesa ai produttori di capsule e cialde. Saranno questi infatti a occuparsi del riciclo e il consumatore dovrà soltanto smaltirle nel cassonetto corretto.
Come ricorda Michele Monzini, vicepresidente del Comitato Italiano del Caffè, si dovrà favorire l’armonizzazione dei simboli sulle etichette:
L’armonizzazione delle etichette a livello europeo sarà obbligatoria a partire dal 2028 e questo è un percorso che andrà fatto insieme a tutta la filiera, perché oggi in Italia ogni comune prevede regole diverse per lo smaltimento della differenziata.
Il riferimento è alla separazione tra plastica e alluminio che in alcune parti viene applicata e in altre no. Altro tema è quello degli impianti. Si ragiona sul fatto che ci vorranno ancora diversi anni affinché il regolamento europeo venga implementato in tutte le sue parti e questo perché non tutti gli impianti di smaltimento sono pronti a gestire fin da subito un nuovo tipo di rifiuto.
In alcuni casi, spiega ancora Monzini, cialde e capsule continuano a finire nel sottovaglio, quindi cadono attraverso le maglie in una prima selezione meccanica e vengono spostate nell’indifferenziato. I consorzi del sistema Conai Corepla e Ciai sono già al lavoro per integrare correttamente questo nuovo flusso all’interno delle infrastrutture esistenti.
I numeri sono alti e potrebbero emergere criticità. Basti pensare che in Italia vengono utilizzate quasi 3 miliardi di capsule di caffè all’anno ma solo il 6% risulta compostabile. La quota maggiore, pari al 72%, secondo lo studio pubblicato da Biorepack nel 2024, è rappresentata dalla plastica mentre il 22% dall’alluminio.