Nella giornata di ieri il Consiglio dei Ministri ha approvato in esame definitivo il decreto legislativo che recepisce la direttiva europea 2024/1788. Il testo non è più una linea guida o una bozza: da questo momento è legge a tutti gli effetti.
La nuova normativa, fortemente voluta da Bruxelles, ridisegna i mercati interni del gas naturale, dei gas rinnovabili e dell’idrogeno con il duplice obiettivo di accelerare la decarbonizzazione e introdurre una cornice di maggiore trasparenza e tutele per il consumatore finale.
Indice
Gas green e idrogeno: a che punto sono le reti italiane?
La transizione verso un modello di consumo di energia più sostenibile necessita di un’infrastruttura adatta a far circolare vettori energetici puliti. Da questo punto di vista, , in realtà, l’Italia vanta una posizione di relativo vantaggio nel panorama europeo.
La rete di trasporto ad alta pressione, gestita da Snam, si estende per circa 33.000 chilometri. Circa il 70% dei tubi in acciaio attualmente interrati sono già compatibili con il trasporto di idrogeno, sia puro che in miscela. Il biometano può circolare all’interno della stessa infrastruttura.
Poi c’è la rete a media e bassa pressione, oltre 260.000 km di condutture che portano il gas alle utenze domestiche. Gli investimenti degli ultimi vent’anni hanno portato alla sostituzione della quasi totalità della vecchia ghisa con il polietilene. Questo materiale è chimicamente immune all’infragilimento da idrogeno, rendendo la maggior parte della rete cittadina già virtualmente pronta.
L’impatto delle nuove regole sulle bollette
Il nodo centrale della riforma riguarda l’impatto economico sui clienti finali. L’adeguamento delle infrastrutture e l’allacciamento dei nuovi impianti di biometano richiedono investimenti miliardari da parte dei gestori di rete.
Questo scenario introduce il rischio di un incremento della quota fissa legata agli oneri e ai costi di trasporto in bolletta. Il motivo è puramente matematico: mantenere attiva e sicura una rete di tubi ha un costo fisso enorme. Se le grandi industrie e le fabbriche decideranno di staccarsi dalla rete del gas per passare alla sola energia elettrica, le spese complessive per la manutenzione delle tubature stradali rimarranno identiche, ma dovranno essere spartite su una platea molto più ristretta di utenti. Di fatto, il rischio concreto è che i costi fissi rimasti sul tavolo vengano ereditati e pagati interamente dalle famiglie.
Tuttavia, il testo europeo stabilisce precisi strumenti di protezione per evitare eccessivi rincari:
- la direttiva consentirà alle autorità nazionali, come Arera in Italia, di azzerare o ridurre le tariffe di rete per chi immette o consuma gas rinnovabili, incentivandone così il mercato;
- a differenza del gas fossile naturale, esposto alla forte volatilità dei mercati internazionali e alle crisi geopolitiche, il biometano viene prodotto localmente da scarti agricoli e rifiuti organici, per cui si tratterebbe di provare a incentivarne la produzione.
Scatta lo stop definitivo ai bonus caldaie
Il recepimento della direttiva accelera lo stop ai sussidi pubblici per l’installazione di impianti termici obsoleti o alimentati esclusivamente a combustibili fossili. Pur non essendo previsto nessun obbligo di rimozione di caldaie a metano, i consumatori saranno spinti a ristrutturare o sostituire i propri impianti con:
- sistemi ibridi, a condensazione abbinati a pompa di calore;
- pompe di calore elettriche;
- sistemi nativamente certificati per funzionare con gas rinnovabili.