Energie rinnovabili e risparmio energetico, il Parlamento Ue ha votato la revisione della direttiva

In seduta plenaria il Parlamento europeo ha adottato la sua posizione sulle leggi UE per un maggior utilizzo di energie rinnovabili, volte a ridurre il consumo di energia entro il 2030.

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Donatella Maisto

Digital Transformation and Sustainability Manager

Esperta Blockchain e digital transformation, tech-human need e sostenibilità nella sua accezione contemporanea.

Il 14 luglio 2021, la Commissione europea ha adottato la strategia “Fit for 55%” per adeguare la legislazione in materia di clima ed energia e raggiungere il nuovo obiettivo dell’UE di riduzione minima del 55% di emissioni di gas serra (GHG) entro il 2030, come stabilito nel Regolamento (UE) 2021/119  “Normativa europea sul Clima”, che impone una transizione energetica e quote significativamente più elevate di energia da fonti rinnovabili in un sistema energetico integrato.

Il pacchetto “Fit for 55%” include, anche, la revisione della direttiva sull’efficienza energetica, per allineare le disposizioni di quest’ultima all’obiettivo del 55%. Attualmente, la direttiva stabilisce il livello di risparmio energetico che l’UE deve realizzare entro il 2030 per raggiungere l’obiettivo concordato del 32,5% di miglioramento dell’efficienza energetica.

Uno degli elementi cardine del Pacchetto è rappresentato dalla revisione della direttiva sulle energie rinnovabili, perché grazie all’adozione di quest’ultime l’UE potrà raggiungere tale obiettivo. In base alla direttiva in vigore, l’UE è tenuta a garantire che, entro il 2030, almeno il 32% del suo consumo energetico provenga da fonti rinnovabili.

Il programma dell’8° PAA

Il programma generale di azione dell’Unione in materia di ambiente fino al 2030 (8° PAA) stabilisce gli obiettivi tematici prioritari negli ambiti della mitigazione dei cambiamenti climatici, adattamento ai cambiamenti climatici, tutela e ripristino della biodiversità, un’economica circolare non tossica, un ambiente con inquinamento zero e la riduzione al minimo delle pressioni ambientali dovute alla produzione e al consumo in tutti i settori dell’economia, e riconosce che tali obiettivi, che affrontano sia le cause sia gli effetti dei danni ambientali, siano intrinsecamente interconnessi.

L’8º PAA ha, anche, l’obiettivo prioritario a lungo termine, da conseguire al più tardi entro il 2050, che le persone vivano bene nel rispetto dei limiti del pianeta, in un’economia del benessere senza sprechi, in cui la crescita è rigenerativa, la neutralità climatica all’interno dell’Unione è stata raggiunta e le diseguaglianze sono state ridotte in misura significativa.

In un ambiente sano, che è alla base del benessere di tutte le persone e dove la biodiversità è conservata, gli ecosistemi prosperano e la natura è protetta e ripristinata, con conseguente maggiore resilienza ai cambiamenti climatici, alle catastrofi meteorologiche e legate al clima e ad altri rischi ambientali.

Il programma generale di azione dell’Unione in materia di ambiente, che costituisce il quadro d’azione per l’Unione nell’ambito dell’ambiente e del clima, intende accelerare la transizione verde verso un’economia circolare climaticamente neutra, sostenibile, non tossica, efficiente sotto il profilo delle risorse, basata sull’energia rinnovabile, resiliente e competitiva, in modo giusto, equo e inclusivo, nonché proteggere, ripristinare e migliorare lo stato dell’ambiente, anche attraverso il blocco e l’inversione della perdita di biodiversità.

Esso sostiene e rafforza un approccio strategico e attuativo integrato, basato sul Green Deal europeo.

La realizzazione di tale transizione richiederà mutamenti sistemici, che comportano un cambiamento fondamentale, trasformativo e trasversale che richiede importanti transizioni e un riorientamento negli obiettivi, incentivi, tecnologie, prassi sociali e norme del sistema nonché nei sistemi di conoscenza e negli approcci di governance.

Gli obiettivi

I deputati hanno votato la revisione della direttiva sulle energie rinnovabili per aumentare al 45%, dal 32% attualmente previsto, la quota di rinnovabili nel consumo finale di energia dell’UE entro il 2030, obiettivo sostenuto anche dalla Commissione nell’ambito del pacchetto “RepowerEU”.

La legge definisce anche degli obiettivi per il settore dei trasporti e il teleriscaldamento e raffreddamento degli edifici.

Nel settore dei trasporti, l’impiego delle energie rinnovabili dovrebbe portare a una riduzione del 16% delle emissioni di gas serra, grazie all’utilizzo di quote più elevate di biocarburanti avanzati e di carburanti rinnovabili di origine non biologica, come l’idrogeno.

L’industria sarebbe chiamata a incrementare l’uso delle rinnovabili dell’1,9% all’anno e le reti di teleriscaldamento del 2,3%.

Ogni Paese UE dovrà sviluppare due progetti transfrontalieri per l’espansione dell’elettricità verde. I paesi con un consumo annuo di elettricità superiore a 100 TWh dovranno svilupparne un terzo entro il 2030.

I deputati hanno anche adottato degli emendamenti in cui si chiede una riduzione graduale della quota di legno primario considerato come energia rinnovabile.

Il testo legislativo è stato approvato con 418 voti favorevoli, 109 contrari e 111 astensioni.

Risparmio energetico

In una votazione separata, i deputati hanno sostenuto la revisione della direttiva sull’efficienza energetica, legge che fissa gli obiettivi di risparmio energetico nel consumo di energia primaria e finale nell’UE.

I deputati hanno aumentato l’obiettivo UE per la riduzione del consumo di energia finale e primaria.

Nel testo si chiede ai Paesi UE di garantire collettivamente, entro il 2030, una riduzione del consumo di energia finale di almeno il 40% e di almeno il 42,5% del consumo di energia primaria, rispetto ai dati del 2007.

Ciò corrisponde rispettivamente a 740 e 960 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep) per il consumo finale e primario di energia.

Per raggiungere questi obiettivi, gli Stati membri dovranno stabilire i contributi nazionali vincolanti. Gli obiettivi saranno raggiunti attraverso misure a livello locale, regionale, nazionale ed europeo e in diversi settori come ad esempio la pubblica amministrazione, gli edifici, le imprese, e i centri di dati.

La direttiva 2012/27/UE del Parlamento europeo e del Consiglio ha subito varie e sostanziali modifiche. A fini di chiarezza è stato opportuno procedere alla sua rifusione.

Con il piano per l’obiettivo climatico , la Commissione ha proposto di accrescere l’ambizione dell’Unione innalzando l’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra ad almeno il 55 % entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Si tratta di un aumento sostanziale rispetto all’obiettivo attuale del 40%.

La proposta ha tradotto l’impegno assunto nella comunicazione sul Green Deal europeo di presentare un piano globale per aumentare in modo responsabile l’obiettivo dell’Unione per il 2030 puntando al 55 %. È inoltre conforme agli obiettivi della 21ma Conferenza delle parti della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (“Accordo di Parigi“), ovvero contenere l’aumento della temperatura mondiale ben al di sotto di 2 °C e adoperarsi per limitare tale aumento a 1,5 °C.

Il Consiglio europeo ha concluso che occorre accrescere l’ambizione in materia di clima così da stimolare una crescita economica sostenibile, creare posti di lavoro, produrre benefici per la salute e l’ambiente a vantaggio dei cittadini dell’UE e contribuire alla competitività mondiale a lungo termine dell’economia dell’UE promuovendo l’innovazione nelle tecnologie verdi.

Le proiezioni indicano che, con la piena attuazione delle politiche attuali, le emissioni di gas a effetto serra sarebbero ridotte entro il 2030 di circa il 45 % rispetto ai livelli del 1990, se si escludono le emissioni e gli assorbimenti relativi all’uso del suolo, e di circa il 47 %, se compresi.

Per raggiungere l’ambizione voluta il piano per l’obiettivo climatico 2030 prevede, pertanto, una serie di azioni necessarie in tutti i settori dell’economia e la revisione degli strumenti legislativi principali.

L’efficienza energetica è un settore d’intervento fondamentale, senza il quale non è possibile decarbonizzare completamente l’economia dell’Unione. L’attuale politica dell’Unione in materia di efficienza energetica è scaturita dalla necessità di cogliere le opportunità di risparmio energetico economicamente efficienti.

Nel dicembre 2018, con l’adozione del pacchetto “Energia pulita per tutti gli europei”, è stato introdotto un nuovo obiettivo principale di efficienza energetica dell’Unione per il 2030 pari ad almeno il 32,5 %, come abbiamo visto.

Per realizzare l’ambizione che si è voluta più decisa in materia di clima, la valutazione d’impatto che accompagna il piano per l’obiettivo climatico ha indicato che occorrerà migliorare notevolmente l’efficienza energetica rispetto all’attuale livello di ambizione del 32,5 %. Un obiettivo di efficienza energetica più ambizioso dell’Unione per il 2030 può ridurre i prezzi dell’energia ed essere decisivo nella riduzione delle emissioni di gas serra, accompagnata dall’incremento e dalla diffusione dell’elettrificazionedell’idrogeno, degli elettrocarburanti e di altre tecnologie pertinenti necessarie per la transizione verde, anche nel settore dei trasporti.

Anche con la rapida crescita della produzione di elettricità verde, l’efficienza energetica può ridurre la necessità di nuove capacità di generazione di energia. L’aumento dell’efficienza energetica è inoltre molto importante per la sicurezza dell’approvvigionamento energetico dell’Unione, in quanto riduce la sua dipendenza dalle importazioni di combustibili da paesi terzi. L’efficienza energetica è una delle misure più pulite e più efficienti in termini di costi con cui affrontare tale dipendenza.

Il testo legislativo è stato approvato con 469 voti favorevoli, 93 contrari e 82 astensioni.

Tutti questi argomenti sono stati trattati da Ursula von der Leyen nella dichiarazione sullo stato dell’Unione 2022 presso il Parlamento europeo, riunito in seduta plenaria.