Cos’è il Green Deal Europeo e come sarà realizzato

Scopri le caratteristiche del Green Deal Europeo, di cosa si tratta e quali sono i suoi obiettivi

Da ormai diversi anni si parla in tutta Europa di Green Deal Europeo, un progetto molto ambizioso, promosso e portato avanti con impegno dalla Commissione Europea guidata da Ursula Von Der Leyen, che mira a trasformare l’Unione Europea in una «società giusta e prosperosa, con un’economia di mercato moderna e dove le emissioni di gas saranno azzerate, e la crescita sarà sganciata dall’utilizzo di risorse naturali».

Tutto questo è il Green Deal, un piano che si estenderà a livello europeo, interessando milioni di persone e infinite realtà, con il proposito di contrastare gli attuali e pericolosissimi cambiamenti climatici. Su QuiFinanza, tutte le iniziative e le politiche messe in campo dal Green Deal.

Cos’è il Green Deal?

Quando si parla di Green Deal, si parla innanzitutto di un progetto molto ambizioso: un “piano strategico” che prevede l’adozione di varie misure di diversa natura, da attuare tramite leggi, decreti e investiment, al fine di contrastare l’attuale surriscaldamento globale e il cambiamento climatico.

Una struttura tanto articolata dovrà essere gestita da un’altrettanto importante commissione. Al progetto europeo Green Deal lavoreranno in maniera simbiotica la Commissione Europea, l’organo esecutivo dell’Unione Europea diretto da Frans Timmermans – il Parlamento Europeo e il Consiglio Europeo, i quali saranno invece detentori del potere legislativo.

Per quanto riguarda i finanziamenti, un progetto tanto ambizioso dovrà essere largamente sostanziato dal punto di vista economico, tanto che l’obiettivo è quello di stanziare fondi, pubblici e privati, pari a circa 100 miliardi l’anno, per un totale di 1000 miliardi di euro complessivi! Si tratta di una cifra davvero considerevole, ma non ancora definitiva: la sua stima complessiva finale sarà stabilita soltanto dal bilancio pluriennale dell’Unione Europea per il periodo compreso tra il 2021 e il 2027, in discussione proprio in questi mesi.

Il piano d’azione strategico del Green Deal

Il piano d’azione strategico messo in campo dalla Commissione Europea si compone di una serie di obiettivi, tutti principalmente volti alla limitazione dell’aumento del riscaldamento globale che, negli ultimi anni, ha fatto notevolmente allarmare gli esperti e gli studiosi. Secondo quelle che sono le stime dell’IPCC dell’ONU (il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico), la temperatura ambientale dovrebbe rimanere sotto gli 1,5°C rispetto alle temperature registrate in epoca preindustriale, per evitare che la specie umana e il pianeta terra subiscono danni dalla gravità irreparabile.

Proprio per evitare questo tipo di problematiche, nel 2015 sono stati messi in campo gli Accordi di Parigi sul clima, grazie ai quali l’Unione Europea, e tutti gli altri paesi mondiali che hanno deciso di aderire al piano, si impegna a ribassare fino all’azzeramento le proprie emissioni inquinanti entro non oltre il limite del 2050. Per arrivare all’ambizioso traguardo posto al 2050 con “0 emissioni inquinanti”, gli accordi di Parigi prevedono anche delle tappe intermedie, fissate al 2030 e al 2040, per le quali gli obiettivi posti dal Green Deal si potrebbero definire propedeutici.

Rendere pulita la produzione di energia

Il primo grande obiettivo posto dal Green Deal è quello di rendere la produzione energetica europea un procedimento pulito ed ecosostenibile. La produzione di energia elettrica, in particolare, è responsabile da sola dell’emissione di almeno il 75% delle emissioni di CO2, anidride carbonica, che ogni giorno vengono rilasciate nell’atmosfera, andando ad incrementare il famoso “effetto serra”. Tutto questo significa non solo investire sulla realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica più compatibili con l’ambiente, come centrali idroelettriche, eoliche e l’installazione massiccia del fotovoltaico.

Investire sulla Green Mobility

Come logica conseguenza della produzione di un’energia elettrica più pulita, si pone come indispensabile anche il passaggio, per quanto riguarda l’ambito della mobilità, dall’uso dei combustibili fossili (il carbone, il petrolio e i suoi derivati) all’utilizzo prevalente dell’energia elettrica. Si tratta quindi di attuare un vero e proprio cambiamento, passando dalla mobilità tradizionale ad una Green Mobility, fatta quasi esclusivamente di tecnologie Hybrid e Full Electric.

Rendere più sostenibili le attività umane

Alcune attività umane, come gli spostamenti o il commercio, per esempio, causano il consumo e la dispersione di una grandissima quantità di CO2, ogni giorno, da decine di anni. Anche in merito a questo il Green Deal propone un’inversione di tendenza, promuovendo azioni che mirano a rendere sostenibili tutta una vasta serie di attività umane che producono una quota eccessiva di inquinamento. Questo grazie a nuove indicazioni e regole circa le attività edilizie, gli spostamenti, la ristrutturazione abitativa e industriale per rendere i processi meno inquinanti. Si punta inoltre alla promozione della biodiversità, proteggendo aree verdi come boschi e parchi e gli animali dell’estinzione, e all’adozione dove possibile di un’economia circolare.

Le azioni concrete previste dal Green Deal

Quelli analizzati finora sono i principali obiettivi che il piano europeo del Green Deal si propone di portare a termine entro e non oltre, come abbiamo visto, il 2050, con tappe intermedie al 2030 e al 2040. Per farlo sono state studiate delle soluzioni concrete, un vero e proprio “piano d’attacco” così da rendere la salvaguardia dell’ecosistema terra realmente concretizzabile. Queste soluzioni concrete corrispondono a misure di natura legislativa: direttive e regolamenti aventi norma di legge a livello europeo, cui gli stati nazionali aderenti sono obbligati a tener fede. Al momento ancora poco si conosce in merito, sono state infatti rese note solo alcune misure delle quali si conosce solo il titolo e una breve descrizione.

Tra queste, le normative che possono essere considerate come “maggiormente rappresentative” della direzione presa dal Green Deal sono la Legge sul Clima e il Fondo per una transizione giusta. La Legge sul Clima, come spiega Mauro Albrizio, alla ventennale direzione dell’ufficio di Legambiente, sarà necessaria per ufficializzare presso l’UE la già espressa intenzione di azzerare le emissioni di CO2 in tutta Europa entro e non oltre il 2050. Sarà, a tutti gli effetti, la prima volta che l’Unione Europea si darà una direttiva circa il quadro climatico, stabilendo una serie di principi fondamentali che saranno alla basa di tutte le azioni messe in campo. Queste azioni avranno il nobile obiettivo di «preservare e migliorare il benessere dei cittadini, la prosperità della società, la competitività dell’economia, l’efficienza energetica, la sicurezza, la salute e la protezione dei consumatori vulnerabili, la solidarietà e l’approccio scientifico.».

Il Fondo per la transizione giusta sarà invece un fondo comune agli stati nazionali europei per sostanziarsi nella corretta e giusta transizione energetica, in vista degli obiettivi posti dal Green Deal. Secondo le regole poste dal Fondo, per ogni € che l’Europa verserà ad ogni singolo Stato, quest’ultimo deve impegnare tra 1,50€ e 3,00€ per il cofinanziamento del progetto di transizione, dando sempre e comunque riscontro all’UE circa i progetti di transizione energetica che verranno messi in atto grazie ai fondi. Per quel che riguarda l’Italia, pare che questi fondi stanziati direttamente dal Fondo per la transizione giusta, saranno in gran parte dedicati alla transizione dell’Ilva di Taranto e a quel territorio spesso abbandonato dalle amministrazioni.

Lo scetticismo degli ambientalisti

Ad esprimersi con maggior interesse e fervore in merito ai piani proposti e alle azioni del Green Deal sono state sicuramente le ONG ambientaliste, le quali si sono dette “scettiche” in merito all’obiettivo della riduzione delle emissioni di gas serra del 55%.

Questo perché, in merito a questa percentuale, la Commissione Europea è stata spesso fumosa. La stessa Ursula Von Der Leyen, che ha più volte espresso la necessità di un assorbimento generico del 55% delle emissioni, non ha ben specificato se si tratta di sole emissioni di gas serra o di emissioni al netto dell’assorbimento da parte di boschi e foreste.

A rincuorare gli ambientalisti ci prova Albrizi, sostenendo che il taglio dovrà essere del 55% esclusi gli assorbimenti, così che finalmente si riesca a giungere alla soglia del 65% di emissione al netto degli assorbimenti, riduzione necessaria per raggiungere gli obiettivi richiesti sia al piano europeo del Green Deal che dall’Accordo di Parigi sul Clima.

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