Il 95,7% delle tasse è invisibile ma versiamo in media 20.592 euro all’anno

La Cgia Mestre calcola che il 95,7% delle tasse di una famiglia tipo è trattenuto alla fonte o incluso nei prezzi: vale oltre 19mila euro

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Mirko Ledda

Editor e fact checker

Scrive sul web dal 2005, come ghost writer e debunker di fake news. Si occupa di pop economy, tecnologia e mondo digitale, alimentazione e salute.

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L’Ufficio studi della Cgia Mestre ha pubblicato dati che spiegano bene il rapporto degli italiani con il Fisco. Il 95,7% delle tasse che i lavoratori dipendenti pagano ogni anno è invisibile: viene versato senza che nessuno se ne accorga. Il conto complessivo per una famiglia “tipo” – una coppia di dipendenti con un figlio a carico – è di 20.592 euro l’anno. Di questi, quasi tutto sparisce prima ancora di arrivare in tasca o è già dentro il prezzo di ciò che si compra. In maniera consapevole si pagano appena 887 euro di tasse.

Perché paghiamo circa 20.592 euro di tasse all’anno

La Cgia Mestre divide il prelievo in tre blocchi, a seconda di come il denaro lascia il portafoglio.

Le tasse “alla fonte”

Le tasse “alla fonte” sono la parte più consistente, mediamente 13.030 euro, il 63,3% del totale.

Qui rientrano i contributi Inps (5.683 euro), le ritenute Irpef (6.092 euro) e le addizionali regionali e comunali (1.255 euro).

Sono dette tasse “alla fonte” perché è il datore di lavoro, nel ruolo di sostituto d’imposta, a trattenerle in busta paga e a versarle allo Stato al posto del lavoratore. Chi le paga non le vede mai. Legge solo il netto.

Le imposte “occulte”

Le imposte “occulte” sono invece quelle già incorporate nei prezzi. Valgono in media 6.676 euro all’anno, il 32,4%.

La voce più pesante è l’Iva sugli acquisti (5.044 euro), seguita dalle accise sui carburanti (1.238 euro), dal canone Rai (90 euro), dall’imposta e dal contributo al Servizio sanitario nazionale sulla Rc auto (126 e 83 euro), dai bolli su conto corrente e dossier titoli (34 e 60 euro).

Anche qui il cittadino non compila alcun F24 per l’Agenzia delle Entrate, ma paga il pieno di benzina, la bolletta o la spesa.

Bollo auto e Tari: le eccezioni

Restano così 887 euro, appena il 4,3%, versati in modo consapevole. Si tratta mediamente di 559 euro di bollo auto e 328 di Tari.

Sono le uniche tasse per cui la famiglia compie un gesto attivo (un bonifico o un pagamento allo sportello) e quindi le uniche di cui percepisce davvero il peso.

Perché non ci accorgiamo di pagare le tasse

Si chiama illusione fiscale: se il prelievo è automatico, praticamente non viene avvertito.

La ritenuta in busta paga e l’imposta incorporata al prezzo finale evitano al contribuente di mettere mano al portafoglio. Cambiando così la percezione di quanto sta versando.

È un sistema comodo per lo Stato, che incassa alla fonte e riduce l’evasione fiscale, ed è indolore per chi paga, che però perde di vista il conto reale.

Autonomi e dipendenti: due visioni differenti

C’è però una frattura sociale ben descritta dalla Cgia Mestre:

  • il lavoratore dipendente ha un sostituto d’imposta che fa tutto per lui;
  • l’autonomo versa la maggior parte delle tasse di tasca propria, con F24 e scadenze.

A parità di carico, il peso percepito è diverso e spiega perché tra le partite Iva l’insofferenza verso il Fisco è più marcata. Non pagano necessariamente di più, ma hanno piena consapevolezza della pressione sul reddito.

Finché il grosso del prelievo resta invisibile, il dibattito sul livello reale delle tasse è falsato da percezioni che alternano l’ottimismo dei dipendenti, che non si accorgono del loro lordo, e la tendenza delle partite Iva a evadere, vedendo quasi metà del proprio fatturato assorbito dal Fisco.

Pressione fiscale altissima in Italia

Il quadro d’insieme resta pesante.

Secondo quanto rilevato dall’Istat, la pressione fiscale italiana è al 43,1% del Pil, quinta nella Ue dietro Francia (46,1%), Danimarca (45,5%), Belgio (44,2%) e Austria (44,1%) e sopra la media dei 27 Paesi (40,7%). Luoghi in cui stipendi e costo della vita sono decisamente differenti.

A ogni modo il recupero dell’evasione è in crescita, ed è arrivato a 36,2 miliardi di euro nel 2025 dai 16,9 miliardi del 2021.