Quanto ha incassato lo Stato di tasse nel 2026, la classifica dei settori che pagano di più

Nel primo semestre 2026 le entrate erariali crescono del 2,1%, ma chi alimenta di più il gettito fiscale? Ecco i dati

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

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Nei primi sei mesi dell’anno, le entrate tributarie erariali sono aumentate del 2,1% su base annua. Considerando invece soltanto il mese di giugno, la crescita è stata dell’1,4%. Il dato emerge dal bollettino sulle entrate tributarie pubblicato il 5 agosto 2026 dal Dipartimento delle Finanze, che ha monitorato l’andamento del gettito fiscale in Italia tra gennaio e giugno.

A crescere sono state soprattutto le imposte indirette, trainate dall’Iva, mentre anche le imposte dirette mostrano un andamento positivo grazie soprattutto all’Irpef e all’Ires. È quindi possibile ricostruire una sorta di classifica delle principali fonti di gettito statale, analizzando nel dettaglio quali categorie di reddito, attività e consumi hanno contribuito maggiormente al bilancio dello Stato.

Quanto ha incassato lo Stato di tasse nel 2026

Stando ai dati pubblicati, la quota di tasse incassate dallo stato nel primo semestre del 2026 è pari a 282,38 miliardi di euro, oltre 5,7 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel solo mese di giugno, gli incassi sono stati invece pari a 60,296 miliardi di euro.

Complessivamente, nei primi sei mesi dell’anno, l’Erario ha incassato:

  • 158,992 miliardi di euro di imposte dirette (aumentate dell’1,4% rispetto allo scorso anno, se si prende in considerazione lo stesso periodo);
  • 123,388 miliardi di euro di imposte indirette (aumentate del 3% rispetto al 2025).

Sono dunque le imposte indirette ad aver registrato la crescita percentuale più marcata, con un incremento di 3,538 miliardi di euro.

La classifica delle imposte che trainano gli incassi

Guardando le singole voci, emerge con chiarezza che a pagare di più sono i soggetti tenuti a versare le imposte sul reddito e sui consumi. Se si tiene conto degli incassi:

  • al primo posto c’è l’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, che nei primi sei mesi del 2026 ha prodotto 115,806 miliardi di euro, con un incremento di 2,421 miliardi, pari al +2,1%. In particolare, le ritenute sui redditi dei dipendenti del settore privato hanno raggiunto 51,991 miliardi di euro, con un aumento dell’1,8%, mentre le ritenute sui redditi dei dipendenti pubblici sono arrivate a 51,108 miliardi (in crescita del 4,7%), contro gli 8,012 miliardi di euro degli autonomi (aumentate del 3%);
  • al secondo posto troviamo l’Iva, che nei primi sei mesi del 2026 ha generato 85,214 miliardi di euro, con una crescita di 3,036 miliardi rispetto al 2025, pari al +3,7%. In questo caso, la componente relativa agli scambi interni vale 75,192 miliardi di euro, in aumento del 2,9%. All’interno di questa voce rientrano anche 9,355 miliardi di euro derivanti dai versamenti della pubblica amministrazione attraverso il meccanismo dello split payment, cresciuti del 5,7%. Il prelievo Iva sulle importazioni, invece, raggiunge 10,022 miliardi di euro, con un incremento molto più consistente, pari al 10%;
  • la terza grande voce è rappresentata dall’Ires, l’imposta sul reddito delle società, il cui gettito nel primo semestre 2026 ha raggiunto 17,704 miliardi di euro, con un incremento di 693 milioni, pari al +4,1%.

Un’altra componente è rappresentata dall‘imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, le ritenute sugli interessi e gli altri redditi di capitale. Nel complesso il gettito è pari a 10,557 miliardi di euro, ma con una diminuzione del 15,6% rispetto al primo semestre del 2025:

  • le ritenute su interessi e premi corrisposti dagli istituti di credito ammontano a 1,764 miliardi, in calo del 60,2%;
  • la sostitutiva sugli interessi e premi di obbligazioni e titoli similari produce invece 4,465 miliardi, in crescita dell’1,3%;
  • le altre entrate confluite nella stessa voce raggiungono 4,328 miliardi, con una crescita del 18,1%.

Positivo anche l’andamento dell’imposta sostitutiva sui redditi da capitale e sulle plusvalenze, che genera 2,106 miliardi di euro, il 17,6% in più rispetto al 2025, mentre più marcata la crescita dell’imposta sostitutiva sul valore dell’attivo dei fondi pensione, pari a 2,317 miliardi, con un aumento del 54,1%.

Le entrate da accise, giochi, tabacchi e donazioni

Nel primo semestre 2026 l’accisa sui prodotti energetici ha prodotto 10,530 miliardi di euro, ma con una diminuzione del 9,5%. Un calo ha registrato l’accisa sull’energia elettrica e relative addizionali, che ha generato 1,215 miliardi, il 14,9% in meno. Il gettito dal gas metano è arrivato invece a 2,120 miliardi di euro, con un aumento dell’82%, pari a 955 milioni di euro in più rispetto al primo semestre del 2025.

Minori sono state le entrate complessive relative ai giochi sono pari a 3,636 miliardi di euro, in diminuzione del 6,3%. Considerando, per esempio, soltanto le imposte indirette sulle lotterie e sulle altre attività di gioco, il gettito scende a 3,071 miliardi, con una riduzione dell’8,4%. Il consumo dei tabacchi, al contrario, ha prodotto di più, raggiungendo i 5,639 miliardi di euro, in aumento di 147 milioni, pari al 2,7%.

A completare la lista, infine, l’andamento dell’imposta sulle successioni e donazioni, che con 620 milioni di euro registra una crescita del 29,4%.

Incassi da registro, bollo e immobili

Una parte del gettito arriva dalle imposte legate alle transazioni e agli adempimenti fiscali. In particolare:

  • l’imposta di registro ha generato 3,052 miliardi di euro, con una crescita dell’1,8%;
  • l’imposta di bollo ha prodotto 6,192 miliardi di euro, in aumento del 5,2%.

Le tasse e imposte ipotecarie hanno portato nelle casse dello Stato 939 milioni di euro, mentre i diritti catastali e di scritturato hanno prodotto 370 milioni.

I settori che pagano di più

Non esiste, tecnicamente, una vera e propria classifica dei settori che pagano più tasse, perché il bollettino del Dipartimento delle Finanze classifica il gettito principalmente per tipologia di imposta e non costruisce una graduatoria delle categorie economiche. Tuttavia, lettura dei dati consente di capire quali sono le principali fonti del gettito. Nel dettaglio, a contribuire maggiormente sono:

  • i redditi delle persone fisiche, con l’Irpef che rappresenta la voce entrata più consistente;
  • le imprese, attraverso l’Ires soprattutto, mentre l’Iva interessa trasversalmente imprese, professionisti e consumatori attraverso il sistema degli scambi e dei consumi.

Nel sistema fiscale italiano, quindi, il peso delle imposte sul reddito e quello delle imposte sui consumi si combinano nel finanziamento delle entrate dello Stato.