Le tasse nascoste, quanto paghi senza accorgertene: quasi il 96% del totale

Uno studio della Cgia di Mestre ha mostrato come buona parte delle tasse e dei contributi pagati dai lavoratori dipendenti siano "nascosti", in quanto non richiedono nessuna azione per essere pagati

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

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Per i lavoratori dipendenti in Italia le tasse e i contributi sono quasi tutti “invisibili“. Buona parte dei prelievi, quasi il 96% del totale secondo uno studio della Cgia di Mestre, viene infatti trattenuta direttamente dallo stipendio e, di conseguenza, il lavoratore non deve fare alcuna azione, bonifico o versamento per effettuare il pagamento.

Le tasse non invisibili rappresentano quindi soltanto una percentuale minima di quelle che pesano sulle famiglie ogni anno. Per un nucleo tipo, si tratta di poco meno di 900 euro, il 4% circa del totale.

Quasi sono le tasse nascoste

Per tasse nascoste, lo studio intende tutte quelle imposte, tasse e contributi che non vengono pagate i nessun modo attivo dal consumatore o dal lavoratore. Possono essere invisibili perché trattenute direttamente dallo stipendio, che viene incassato netto, oppure perché incluse nel prezzo di un bene.

Questo sistema è pensato per semplificare il pagamento delle imposte. Il versamento dello stipendio lordo costringerebbe infatti il lavoratore a mettere da parte le tasse dovute e a pagarle attivamente, creando inutile burocrazia e passaggi di denaro anche complessi, oltre a dare più spazio all’evasione.

Le tasse pagate direttamente nello stipendio

Una percentuale importante delle tasse nascoste, circa il 63% del totale, è “nascosta” nello stipendio. La percentuale più consistente di esse è rappresentata dall’Irpef, la principale imposta sul reddito da lavoro in Italia. L’Irpef viene pagata da tre categorie:

  • lavoratori dipendenti;
  • pensionati;
  • partite Iva non forfettarie.

Di queste, solo le prime due hanno l’Irpef come tassa nascosta. È infatti il datore di lavoro a trattenere dallo stipendio lordo quanto il lavoratore dovrebbe allo Stato, per poi versarlo.

I contributi non sono tasse

A queste tasse vanno ad aggiungersi, tra quelle nascoste nello stipendio e che non vengono mai pagate attivamente, anche i contributi previdenziali. A livello tecnico non si tratta però di tasse. Il loro versamento non è soggetto a detrazioni e dovrebbe tornare al lavoratore sotto forma di pensione al termine della sua vita lavorativa.

Anche l’Iva è “nascosta”

Non sono però soltanto le tasse nello stipendio quelle invisibili. Anche l’Iva e le accise vengono pagate dall’utente finale, in questo caso dal consumatore, senza che questi se ne possa rendere conto. Il costo di queste tasse, che vengono versate dagli esercenti, è incluso nel prezzo dei prodotti e quindi non viene percepito.

Non è così in tutti i Paesi. Negli Stati Uniti, ad esempio, i prezzi esposti nei locali e nei supermercati non includono la Sales Tax, l’equivalente dell’Iva, anche se gestita a livello locale. I consumatori devono quindi stare attenti: il conto finale di ogni spesa va aumentato anche del 10% rispetto a quanto indicato.

Le tasse non nascoste sono solo il 4,3%

Rimangono quindi le tasse non nascoste, quelle che gli utenti devono pagare attivamente. Le due più importanti sono:

  • il bollo auto, che è su base regionale;
  • la Tari, che è su base comunale.

Insieme rappresentano soltanto il 4,3% delle tasse totali, una percentuale molto bassa. Questo calcolo cambia però se si considerano le partite Iva, che devono pagare attivamente anche le tasse sul proprio reddito, siano esse l’Irpef, l’Iva o l’imposta forfettaria. In questo caso, quindi, la percentuale delle tasse nascoste si riduce drasticamente.