Carburanti, gas ed elettricità: così l’Italia incassa oltre 60 miliardi di tasse ambientali

In Italia oltre 1.000 euro di tasse ambientali per abitante, supera Germania e Francia per gettito pro capite.

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Danilo Supino

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Cosa sono le tasse ambientali? Quando si parla di “tasse ambientali” il peso maggiore continua a ricadere sulle imposte applicate ai consumi energetici, come quelle sui carburanti, sul gas naturale, sull’elettricità e sugli altri combustibili. Quanto e come dipende sempre dalle scelte dei governi nazionali.

Nel 2024 (ultimi dati Eurostat) gli Stati membri dell’Unione europea hanno incassato 371,9 miliardi di euro di tasse ambientali, il 6,1% in più rispetto all’anno precedente. Oltre tre euro su quattro provengono dalle imposte sull’energia, mentre le tasse direttamente collegate all’inquinamento e allo sfruttamento delle risorse naturali rappresentano una quota minima del totale.

Le tasse sull’energia rappresentano il 77,2% del gettito ambientale

Secondo Eurostat, nel 2024 le imposte sull’energia hanno generato 287 miliardi di euro, pari al 77,2% dell’intero gettito ambientale europeo.

Seguono le imposte sui trasporti, con 67 miliardi di euro (18%), mentre le tasse su inquinamento e utilizzo delle risorse naturali si fermano complessivamente a 17,9 miliardi, appena il 4,8% del totale.

La categoria “energia” comprende principalmente le accise sui carburanti per autotrazione, le imposte su elettricità e gas naturale e la tassazione applicata agli altri combustibili. In questa classificazione rientrano anche molte imposte introdotte con finalità climatiche, come alcune carbon tax nazionali.

Quanto valgono le tasse ambientali per gli Stati europei

I 371,9 miliardi di euro raccolti nel 2024 equivalgono al 2,1% del Prodotto interno lordo dell’Unione europea e al 5,1% del totale delle entrate fiscali e dei contributi sociali.

Non tutti gli Stati pagano la stessa quantità di tasse. Gli Stati con una maggiore incidenza sul Pil sono quelli che fanno un uso più intenso della leva fiscale sui consumi energetici e sui carburanti (come l’Italia), mentre altri sistemi tributari fanno affidamento su basi imponibili differenti.

Un gettito in crescita, ma la struttura cambia poco

La distribuzione delle entrate resta sostanzialmente invariata, l’energia continua a rappresentare la principale fonte di ricavi, mentre le imposte su inquinamento e risorse naturali mantengono un peso limitato.

Per questo motivo, dietro la definizione di “tasse ambientali” non si nascondono soltanto strumenti pensati per scoraggiare i comportamenti più inquinanti, ma soprattutto un insieme di imposte che colpiscono il consumo quotidiano di carburanti, gas ed elettricità. Ed è proprio questa componente a sostenere la gran parte del gettito del fisco verde europeo.

In Italia oltre 60 miliardi di euro di tasse ambientali

Anche in Italia la componente energetica rappresenta la parte predominante della fiscalità ambientale. Secondo i dati diffusi da Istat e Ispra, nel 2024 le entrate derivanti dalle tasse ambientali hanno raggiunto 60,8 miliardi di euro, in aumento dell’11,6% rispetto all’anno precedente. L’importo corrisponde a circa il 3% del PIL nazionale e a oltre il 6% delle entrate complessive da imposte e contributi sociali.

Come nel resto dell’Unione europea, il gettito è sostenuto soprattutto dalle imposte sull’energia, che comprendono le accise sui carburanti, la tassazione su elettricità e gas naturale e gli altri tributi applicati ai prodotti energetici.

Tradotto in termini pro capite, nel 2024 il gettito delle tasse ambientali in Italia equivale a circa 1.030 euro per residente. Si tratta naturalmente di un valore statistico: non indica quanto versa direttamente ciascun cittadino, ma il gettito complessivo delle imposte ambientali ripartito sull’intera popolazione. Una parte consistente di queste entrate, infatti, è sostenuta anche dalle imprese, mentre il resto deriva dai consumi energetici delle famiglie, come carburanti, elettricità e gas. Nel confronto europeo, l’Italia si colloca al di sopra di Germania (circa 920 euro per abitante), Francia (800 euro) e Spagna (550 euro), con un valore molto simile a quello dell’Irlanda. Restano invece più elevati i livelli registrati in diversi Paesi del Nord Europa e nei Paesi Bassi, dove il gettito supera abbondantemente i 1.300 euro pro capite, a testimonianza di un maggiore ricorso alla fiscalità ambientale e, in particolare, alla tassazione dell’energia.

Perché le imposte sull’energia pesano così tanto

Il dato riflette il modo in cui sono costruiti i sistemi fiscali europei. Le imposte sull’energia vengono applicate a milioni di consumatori e imprese ogni giorno, attraverso il rifornimento dei veicoli, il riscaldamento delle abitazioni, l’utilizzo dell’elettricità e dei combustibili nei processi produttivi.

Al contrario, le imposte specifiche sull’inquinamento (ad esempio quelle sulle emissioni, sui rifiuti o su determinate sostanze inquinanti) hanno una base imponibile molto più limitata e incidono su un numero inferiore di soggetti. Lo stesso vale per le tasse sull’utilizzo delle risorse naturali, come l’estrazione di materie prime o il prelievo di acqua, che rappresentano una componente marginale del gettito complessivo.

Il risultato è che il cosiddetto “fisco verde” europeo continua a essere finanziato soprattutto attraverso il consumo di energia, più che tramite tributi direttamente collegati all’inquinamento.