Elettrodomestici, il diritto alla riparazione è realtà: le nuove regole europee

Le aziende della Ue che vendono frigoriferi, lavatrici, o televisori dovranno garantire all'utente la possibilità di ripararli entro un periodo di tempo fino a 10 anni.

A partire dal 1° marzo 2021, in tutti i 27 paesi dell’Unione Europea sono entrate in vigore le nuove norme sul diritto alla riparazione.

Significa che da marzo, contestualmente all’entrata in vigore della nuova etichetta energetica, le aziende dell’Unione europea che vendono frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie e televisori devono garantire all’utente la possibilità di ripararli entro un periodo di tempo, reperirne agevolmente i pezzi di ricambio e le istruzioni per aggiustarli.

Il diritto alla riparazione, approvato dal Parlamento Europeo a fine novembre 2020, ha come obiettivo quello di ridurre il crescente ammontare di rifiuti Raee assicurando, in un’ottica di sostenibilità ambientale e in una prospettiva di economia circolare, una maggiore durata e riciclabilità degli apparecchi elettrici ed elettronici.

Diritto alla riparazione, cos’è

Con l’entrata in vigore della nuova etichetta energetica per gli elettrodomestici e per lavatricilavastovigliefrigoriferi e display (monitor e tv), è scattato anche l’obbligo di progettare e vendere apparecchi più facilmente riparabili e smaltibili.

A partire dal 1° marzo, come si legge nel comunicato della commissione europea, “i fabbricanti o gli importatori saranno ora obbligati a mettere a disposizione dei riparatori professionisti una serie di pezzi essenziali (motori e spazzole per motori, pompe, ammortizzatori e molle, cestelli di lavaggio ecc.) per almeno 7-10 anni dall’immissione sul mercato dell’UE dell’ultima unità di un modello“.

Anche per i consumatori, “i fabbricanti devono mettere a disposizione alcuni pezzi di ricambio per diversi anni dopo che un prodotto è stato ritirato dal mercato – prodotti quali porte o cerniere e sigilli che sono compatibili con il ‘fai da te’. Il tempo massimo di consegna per tutti questi pezzi è di 15 giorni lavorativi dall’ordine“.

Diritto alla riparazione, a cosa si applica

Nello specifico del nuovo regolamento europeo, il diritto di riparazione non vale per tutti i tipi di prodotto, ma solo per alcuni (e, secondo le associazioni che si battono per il right to repair, questo è proprio il motivo per cui c’è ancora molto da fare su questo fronte).
Secondo la normativa, per le quattro categorie di elettrodomestici (frigoriferi, lavastoviglie, lavatrici, televisori) i pezzi di ricambio dovranno essere reperibili per almeno 7 anni (con alcune parti di frigoriferi, lavastoviglie e lavatrici estese a 10 anni minimo) dalla data d’acquisto e in generale fino allo stesso numero di anni dopo la fine della produzione di quel modello.

In particolare si garantisce:

  • che i pezzi di ricambio siano disponibili per un lungo periodo dopo l’acquisto: minimo 7 anni per gli apparecchi di refrigerazione (10 anni per le guarnizioni delle porte); minimo 10 anni per lavatrici e lavasciuga domestiche; minimo 10 anni per le lavastoviglie domestiche (7 anni per alcune parti per le quali l’accesso può essere limitato ai riparatori professionisti);
  • che, durante tale periodo, il produttore assicuri la consegna dei pezzi di ricambio entro 15 giorni lavorativi;
  • che i pezzi di ricambio possano essere sostituiti con strumenti comunemente disponibili e senza danni permanenti all’apparecchio.

Diritto alla riparazione, i punti critici ancora da risolvere

Secondo varie associazioni che da anni si battono per il diritto alla riparazione, il nuovo regolamento rappresenta un primo passo ma ci sono dei punti critici ancora da valutare. Right to Repair, la principale di queste associazioni, ha raccolto alcune di queste criticità:

  • Non sono inclusi smartphone e laptop
    La norma è applicata soltanto ai nuovi modelli di elettrodomestici immessi sul mercato europeo quali espositori, lavatrici, lavastoviglie e frigoriferi, con norme specifiche sui server e sugli apparecchi di saldatura entrate in vigore all’inizio dell’anno. Non sono inclusi dispositivi come smartphone e laptop, che sono particolarmente colpiti dall’obsolescenza prematura e il più delle volte vengono scartati prematuramente.
  • Tempi di consegna lunghi dei pezzi di ricambio
    La nuova normativa prevede che i pezzi di ricambio siano forniti entro due settimane. Le normative consentono inoltre ai produttori di limitare l’accesso ai manuali di riparazione e ai ricambi per i primi 2 anni dal lancio di un prodotto, mantenendo potenzialmente un monopolio iniziale sulle riparazioni, indipendentemente dallo stato della garanzia.
  • Accesso limitato ai pezzi di ricambio
    Le parti di ricambio saranno disponibili solo per i riparatori “professionisti” e quindi in questo modo la riparazione sarà solo affidata alle grandi aziende, limitando la disponibilità dei centri di riparazioni, mantenendo potenzialmente un monopolio iniziale sulle riparazioni, indipendentemente dallo stato della garanzia.
    La normativa, inoltre, non tocca il tassello del prezzo dei pezzi di ricambio e consente il raggruppamento di alcune parti di ricambio: accadrebbe, quindi, che invece di sostituire un pezzo difettoso, ai riparatori potrebbe essere richiesto di sostituire una parte più grande e più costosa.
  • Aggiornamento dei software
    I produttori devono per la prima volta rendere disponibili i più recenti aggiornamenti di firmware, software e sicurezza ai riparatori professionisti per lo stesso periodo di tempo in cui mettono a disposizione le parti di ricambio. Anche se i dettagli differiscono in base alla categoria di prodotto, il regolamento non include requisiti per i produttori di continuare ad aggiornare il software per tutta la durata di un prodotto. Si tratta di un precedente preoccupante, soprattutto in un momento in cui gli apparecchi si connettono a Internet sempre di più.

 

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