Detrazioni figli a carico 2026, cosa succede se un figlio lavora e ha un reddito

Le detrazioni figli a carico si perdono nel momento in cui i giovani iniziano a lavorare e raggiungono alcune soglie di reddito. Vediamo come gestire le pratiche

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Pierpaolo Molinengo

Giornalista

Pierpaolo Molinengo, giornalista dal 2002, è esperto di analisi economica e dinamiche fiscali. Autore per testate nazionali e portali finanziari, si occupa di interpretare gli scenari geopolitici e le riforme dei mercati, coniugando rigore tecnico e capacità di lettura delle grandi tendenze macroeconomiche globali.

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Il panorama fiscale italiano ha subìto trasformazioni radicali negli ultimi anni, e il 2026 si prospetta come un anno cruciale per il consolidamento delle nuove regole sulle agevolazioni alle famiglie. La gestione delle detrazioni figli a carico nel Modello 730/2026 non è più una procedura automatica come in passato, ma richiede un monitoraggio attento, specialmente quando i figli entrano nel mercato del lavoro attraverso stage, contratti a termine o collaborazioni.

Le detrazioni figli a carico: i limiti di reddito

Essere a carico non è una condizione legata alla convivenza o al mantenimento affettivo, ma un dato puramente numerico basato sul reddito complessivo. La normativa fiscale italiana stabilisce che un familiare è considerato a carico se il suo reddito annuo lordo non supera determinate soglie. Per il 2026, questi limiti sono differenziati per età, una scelta del legislatore volta a proteggere le famiglie con studenti universitari o giovani alla prima esperienza lavorativa:

  • la soglia di 4.000 euro si applica ai figli di età uguale o inferiore a 24 anni;
  • la soglia di 2.840,51 euro si applica ai figli di età superiore a 24 anni.

Il superamento di questi limiti, anche per un solo centesimo, comporta la decadenza totale del diritto alle detrazioni per tutto l’anno solare di riferimento. Non esiste la pro-rata: se un figlio viene assunto a dicembre con un bonus d’ingresso elevato che lo spinge sopra la soglia, il genitore perde il diritto per tutti i dodici mesi precedenti.

Redditi, attenzione alla certificazione unica

Un errore frequente nella compilazione del Modello 730/2026 è considerare solo lo stipendio netto percepito dal figlio. Il fisco, invece, guarda al reddito complessivo lordo. In questo calcolo rientrano:

  • i redditi da lavoro dipendente e assimilati;
  • i redditi derivanti da locazioni brevi (il cosiddetto affitto breve della stanza o della seconda casa);
  • i redditi d’impresa o di lavoro autonomo, anche se soggetti a regime forfettario (che, pur avendo un’imposta sostitutiva, rilevano per il calcolo dei carichi familiari);
  • le quote di reddito esenti, come quelle derivanti da borse di studio, solo se specificamente previsto dalla norma (molte borse universitarie sono esenti e non fanno cumulo, ma gli assegni di ricerca spesso sì).

È dunque fondamentale dare un’occhiata alla certificazione unica (Cu) del figlio prima di procedere con l’invio della dichiarazione dei genitori.

La coesistenza con l’assegno unico e universale

Dal 2022, il panorama è cambiato radicalmente. Per i figli di età inferiore ai 21 anni, le detrazioni fiscali in busta paga sono state sostituite dall’assegno unico erogato dall’Inps. Tuttavia, nel Modello 730/2026, le detrazioni figli a carico tornano a essere protagoniste per la fascia d’età compresa tra i 21 e i 30 anni.

In questa zona grigia, il genitore deve fare un doppio controllo: se il figlio ha 22 anni e lavora, non percepisce più l’assegno unico (salvo casi di disabilità o particolari requisiti Isee), ma deve richiedere la detrazione Irpef. Se il figlio supera i 4.000 euro di reddito, il genitore perde l’unico beneficio fiscale rimasto.

Le spese detraibili: quali si rischia di perdere?

Il vero rischio economico legato al superamento delle soglie di reddito non è solo la perdita della detrazione base, ma l’impossibilità per il genitore di scaricare i costi sostenuti per conto del figlio. Nel Modello 730/2026, infatti, se un figlio non è fiscalmente a carico, il genitore perde il diritto al rimborso Irpef del 19% su una vasta gamma di uscite che gravano sul bilancio familiare.

Ecco le principali categorie di spesa che non saranno più detraibili dal genitore:

  • spese sanitarie, non sarà più possibile detrarre ticket, visite specialistiche, interventi chirurgici o l’acquisto di farmaci e dispositivi medici (come occhiali da vista o apparecchi acustici) effettuati per il figlio.
  • istruzione e università, si perde la detrazione sulle tasse di iscrizione a scuole secondarie e università (pubbliche o private), master e corsi di specializzazione;
  • affitto per studenti fuori sede, nel caso in cui il figlio dovesse studiare in un comune distante almeno 100 km da quello di residenza, il genitore perde la detrazione sui canoni di locazione (fino a un massimo di 2.633 euro di spesa);
  • attività sportive, non si potranno più recuperare le spese per l’iscrizione annuale e l’abbonamento di ragazzi (fino ai 18 anni) a palestre, piscine e altre strutture sportive;
  • trasporto pubblico, ossia gli abbonamenti ai mezzi di trasporto locale, regionale e interregionale non potranno più essere portati in detrazione dal genitore.
  • assicurazioni, che comprendono i premi versati per polizze vita, infortuni o per il rischio di non autosufficienza stipulate a favore del figlio, le quali non saranno più agevolabili per il dichiarante.

Quando il figlio supera la soglia (ad esempio guadagnando 4.500 euro), diventa l’unico titolato a detrarre queste spese. Tuttavia, con un reddito così basso, le sue tasse dovute saranno minime o nulle: di conseguenza, non avrà abbastanza imposta lorda da cui sottrarre i rimborsi del 19%. Il risultato è che quelle detrazioni vanno irrimediabilmente perdute per l’intero nucleo familiare.

Figli all’estero e regime forfettario

Con la mobilità internazionale crescente, molti figli lavorano all’estero (Erasmus plus, tirocini o primi impieghi). Anche se il reddito è prodotto fuori dall’Italia, esso deve essere dichiarato o comunque conteggiato per verificare se il figlio è ancora a carico, a meno che il figlio non sia iscritto all’Aire e abbia la residenza fiscale estera.

Un altro punto critico riguarda la partita Iva forfettaria. Molti giovani professionisti optano per questa soluzione per beneficiare della tassazione al 5% riservata a chi avvia l’attività. Anche se pagano poche tasse, il loro reddito lordo (calcolato in base ai coefficienti di redditività) conta per il limite dei 2.840,51 euro. È un paradosso comune: un figlio con 5.000 euro di fatturato forfettario è indipendente per il fisco, obbligando il genitore a rinunciare alle agevolazioni.

Come gestire le variazioni in corso d’anno

Cosa deve fare un genitore se il figlio viene assunto a metà del 2026? Se si ha il sospetto che il figlio possa superare la soglia di reddito, è bene comunicare al proprio datore di lavoro la rinuncia alle detrazioni mensili in busta paga.

Se a fine anno il figlio non avrà superato la soglia, il genitore potrà comunque recuperare tutte le detrazioni spettanti in un’unica soluzione tramite il Modello 730/2026. Questa procedura evita il rischio di dover restituire somme importanti (il cosiddetto conguaglio a debito) nello stipendio di dicembre o nel mese di luglio dell’anno successivo, gravato da interessi e possibili sanzioni per infedele dichiarazione.

Le detrazioni previste per i figli disabili

Esiste un’unica categoria che gode di una tutela rafforzata: i figli con disabilità accertata ai sensi della Legge 104/92. Per loro, le detrazioni fiscali nel Modello 730/2026 non hanno limiti di età. Anche se il figlio ha 40 anni, il genitore può continuare a fruire della detrazione maggiorata, a patto che venga rispettato il limite di reddito di 2.840,51 euro.

Inoltre, per i figli disabili, le spese mediche e di assistenza specifica rimangono spesso deducibili o detraibili con regole più vantaggiose, garantendo un supporto continuo al nucleo familiare.