Bonus mobili, cosa cambia con cessione del credito e sconto in fattura

Grazie al dl Sostegni sarà possibile richiedere la detrazione del 50% come sconto immediato in fattura, sempre in caso di lavori di ristrutturazione e con il limite di 16mila euro

AGGIORNAMENTO AL 7 MAGGIO: LRagioneria generale dello Stato ha bocciato la norma del dl Sostegni inserita dal Parlamento per “la cedibilità del credito di imposta nell’acquisto dei beni strumentali relativamente al Piano Transizione 4.0”. Bocciata anche la cessione del credito o lo sconto in fattura sul bonus mobili ed elettrodomestici.

Anche per il bonus mobili diventa possibile cedere il credito e ottenere lo sconto in fattura. La novità, inserita nel pacchetto di emendamenti votato dalle commissioni Bilancio e Finanze del Senato alla legge di conversione del dl Sostegni, permetterà di chiedere direttamente al proprio fornitore di recuperare in fattura il 50% della spese sostenute (fino a 16mila euro) oppure tramite cessione del credito di imposta, anche a istituti di credito. Rimane invariata la possibilità di recuperare il 50% tramite detrazione in dieci anni in sede di dichiarazione dei redditi.

Bonus mobili, cosa cambia

Il bonus mobili era l’unica agevolazione, insieme all’incentivo per la sistemazione di terrazze e giardini, a non poter usufruire dello sconto in fattura e della cessione del credito. Ora grazie un emendamento al decreto Sostegni, la monetizzazione delle detrazioni fiscali si estende anche agli sconti per chi acquista mobili ed elettrodomestici in seguito a lavori di ristrutturazione ammessi al relativo bonus del 50%.

La modifica, presentata dal M5s, aggiunge una novità all’articolo 121 del decreto Rilancio che ha introdotto, in maniera generalizzata, la possibilità di fruire delle detrazioni casa in due modi:

  • con uno sconto in fattura, anticipato dal fornitore che effettua l’intervento;
  • con la cessione del credito di imposta, anche a istituti di credito, in modo da monetizzare il bonus.

L’articolo 121 ammetteva una serie di detrazioni, dal superbonus al bonus facciate, passando per sismabonus ed ecobonus, ed escludeva il bonus mobili: l’unico modo per recuperarlo era la detrazione in dieci anni in sede di dichiarazione dei redditi, ripartita in 10 rate di pari importo.

Con la modifica appena votata, cambia tutto: il bonus mobili diventa cedibile o immediatamente scontabile, consentendo al contribuente di recuperare in un’unica soluzione e in tempi brevi il bonus mobili riconosciuto.
Restano ferme le regole generali: lo sconto per i mobili e i grandi elettrodomestici deve essere agganciato a una ristrutturazione e il limite di spesa non deve superare i 16mila euro (ascolta qui il podcast che spiega bene come funziona).

Bonus mobili, cos’è

Il bonus mobili consiste in una detrazione Irpef del 50% sulle spese sostenute per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (A per i forni), finalizzati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione.
Per avere l’agevolazione è indispensabile, quindi, realizzare una ristrutturazione edilizia, sia su singole unità immobiliari residenziali sia su parti comuni di edifici, sempre residenziali.Quanto agli acquisti agevolabili non occorre che ci sia una correlazione tra gli interventi effettuati e i mobili acquistati, neppure per quel che riguarda il tetto di spesa. Quindi chi, ad esempio, ha speso 5.000 euro per rifare il bagno, potrà comunque spendere fino a16.000 euro per cambiare l’arredo di tutta casa, compresa la cucina.Ai fini dell’agevolabilità, i beni acquistati devono essere nuovi e possono essere destinati ad arredare un ambiente diverso dello stesso immobile oggetto di intervento edilizio. L’intervento cui è collegato l’acquisto può essere effettuato anche su una pertinenza dell’immobile stesso, anche se accatastata autonomamente.

Bonus mobili, quali sono gli acquisti agevolabili

La detrazione spetta:
  • per l’acquisto di mobili nuovi: letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze nonché i materassi e gli apparecchi di illuminazione in quanto costituiscono un necessario completamento dell’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione. Esclusi, invece, gli acquisti di porte, di pavimentazioni (ad esempio, il parquet), di tende e tendaggi nonché di altri complementi di arredo.
  • per l’acquisto di elettrodomestici nuovi: frigoriferi, congelatori, lavatrici, lavasciuga e asciugatrici, lavastoviglie, apparecchi per la cottura, stufe elettriche, forni a microonde, piastre riscaldanti elettriche, apparecchi elettrici di riscaldamento, radiatori elettrici, ventilatori elettrici, apparecchi per il condizionamento. Il beneficio è limitato all’acquisto delle tipologie dotate di etichetta energetica di classe A+ o superiore (A o superiore per forni e lavasciuga). L’acquisto di grandi elettrodomestici sprovvisti di etichetta energetica è ammesso solo se, per quella tipologia, se non ne è stato ancora previsto l’obbligo.

Tra le spese da portare in detrazione si possono includere quelle di trasporto e di montaggio dei beni acquistati.

Bonus mobili, attenzione alla data di avvio lavori

Per gli acquisti effettuati nel 2021, il bonus mobili deve essere agganciato a interventi di recupero del patrimonio edilizio iniziati a decorrere dal 1° gennaio 2020.

La data di inizio lavori deve essere anteriore a quella in cui sono sostenute le spese per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici, ma non è necessario che le spese di ristrutturazione siano sostenute prima di quelle per l’arredo dell’abitazione.

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