Il Consiglio dei ministri è stato convocato oggi, venerdì 22 maggio alle ore 19:00, per varare il decreto carburanti quater, con il quale il governo è chiamato a decidere se prorogare o meno il nuovo taglio sulle accise di benzina e diesel. Senza questo intervento, il rischio è che il prezzo dei carburanti torni a salire, con effetti immediati su famiglie, imprese e consumi.
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Quanto incide il taglio delle accise sui prezzi di benzina e diesel
L’attuale sconto fiscale, garantito dal decreto carburanti – già più volte prorogato e ora di nuovo in scadenza – garantisce un risparmio pari a:
- 6,1 centesimi al litro sulla benzina;
- 24,4 centesimi al litro sul diesel (considerando anche l’effetto IVA).
Per chi utilizza un’auto diesel e fa un pieno medio da 50 litri, il risparmio può superare i 12 euro a rifornimento. Tuttavia, se il taglio venisse meno improvvisamente, l’effetto sarebbe immediato:
- un pieno di benzina costerebbe circa 3 euro in più;
- un pieno diesel potrebbe salire di oltre 12 euro.
Per una famiglia che utilizza due auto, l’aumento mensile potrebbe facilmente superare i 40-50 euro.
Come la crisi nello Stretto di Hormuz pesa sui costi
La nuova tensione tra Stati Uniti e Iran, con il conseguente rischio di destabilizzazione delle Stretto di Hormuz, è il primo elemento che sta agitando i mercati energetici. Trattandosi di uno dei punti nevralgici del commercio mondiale di petrolio ( circa un quinto del greggio globale passa da lì) ogni escalation militare o diplomatica nella zona si traduce quasi automaticamente in una crescita del prezzo del greggio.
Per l’Italia, che dipende fortemente dalle importazioni energetiche, tutto questo si traduce in un aumento del costo della materia prima (e tutto quello che comporta a livello sociale e economico ogni intervento per correggere i mercati).
Per calmare la situazione e non bloccare l’economia, lo Stato è spinto a rinunciare a miliardi di euro di tasse. Tuttavia, quei soldi servono a finanziare i servizi pubblici. Se il governo cede alla pressione e taglia le tasse, indebolisce i conti dello Stato; se non lo fa, rischia di soffocare l’economia e scatenare il malcontento sociale. In pratica, l’Italia non rischia solo di pagare di più l’energia, ma di trovarsi costretta a scegliere tra conti pubblici in ordine e pace sociale, in un equilibrio che diventa sempre più precario ogni volta che la situazione internazionale peggiora.
Perché il governo punta a una proroga
Secondo le ultime indiscrezioni, l’ipotesi più probabile è la proroga degli attuali sconti almeno fino all’8 o 9 giugno, in attesa di attivare nuovamente il meccanismo delle accise mobili, sistema che permette di finanziare i tagli grazie all’extragettito IVA generato proprio dall’aumento dei prezzi.
Nel decreto dovrebbe trovare spazio anche la proroga del credito d’imposta per gli autotrasportatori, misura già introdotta per compensare gli acquisti di carburante effettuati tra marzo e maggio. Il settore dei trasporti – uno dei più colpiti dall’aumento dei prezzi – sta facendo forte pressione sul governo, minacciando uno sciopero nazionale di 5 giorni (dal 25 al 29 maggio 2026), con possibili blocchi della logistica nazionale. Da qui la scelta di convocare il Cdm.
Un eventuale fermo dei tir avrebbe conseguenze enormi e comporterebbe:
- ritardi nelle consegne;
- l’aumento dei costi industriali;
- problemi nella distribuzione alimentare.
E questo è uno scenario che l’esecutivo vuole evitare a tutti i costi.
Cosa succede se non arriva la proroga
Se non dovesse arrivare il rinnovo del taglio accise, il mercato reagirebbe quasi subito e si assisterebbe a un aumento dei prezzi di benzina, diesel e GPL nei distributori nel giro di pochi giorni. Inoltre, poiché la logistica e il trasporto merci in Italia si muovono prevalentemente su gomma, i maggiori costi sostenuti dalle aziende verrebbero gradualmente trasferiti sui prezzi finali dei prodotti, alimentando nuovamente il carovita.
Considerando poi che per molte famiglie un pieno più costoso equivale a una rimodulazione del budget domestico, con una quota maggiore di reddito destinata necessariamente agli spostamenti e ai trasporti, si verificherebbe una naturale contrazione della spesa e dei consumi in altri settori, come il commercio o i servizi, rallentando la dinamica economica generale.