Guerra Iran, Trump sospende il Project Freedom nello Stretto di Hormuz: perché e cosa cambia

Appena un giorno dopo averlo annunciato, l'amministrazione Usa blocca la missione per scortare navi commerciali fuori dal Golfo Persico. Pesano lo stallo e gli assai difficili negoziati con Teheran

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Maurizio Perriello

Giornalista politico-economico

Giornalista e divulgatore esperto di geopolitica, guerra e tematiche ambientali. Collabora con testate nazionali e realtà accademiche.

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Come prevedibile, Donald Trump ha dichiarato conclusa la missione Project Freedom, lanciata nell’ambito della guerra contro l’Iran per garantire la libera circolazione navale nel cruciale Stretto di Hormuz. Lo stallo su chi controlla davvero il collo di bottiglia del Golfo Persico pone troppe incognite operative per gli Stati Uniti, invischiati in un momento di stanchezza imperiale e aggravati da crisi interne.

L’iniziativa militare americana è stata dunque sospesa il giorno dopo il suo avvio. Pur mantenendo in vigore il blocco di Hormuz ai danni della Repubblica Islamica, gli Usa rilanciano gli assai difficili negoziati. Tentando di prendere tempo.

Cos’è il Project Freedom e perché gli Usa l’hanno lanciato a Hormuz

Dal punto di vista tecnico, il Project Freedom inaugurato dagli Usa il 5 maggio aveva lo scopo di utilizzare navi militari per scortare le imbarcazioni mercantili fuori dallo Stretto di Hormuz. Il comando militare americano aveva dispiegato circa 15mila militari, oltre 100 jet, centinaia di droni e cacciatorpediniere lanciamissili. Tra questi spicca la classe Arleigh Burke, fiore all’occhiello della flotta a stelle e strisce.

Tra tutte le spiegazioni geopolitiche sul perché dell’iniziativa, ne spicca una più importante di altre: gli Stati Uniti hanno impellente e strategica necessità di riaffermare il controllo sugli stretti marittimi del pianeta, nessuno escluso. Poiché è proprio questa la base della loro egemonia globale.

L’Iran, da parte sua, ha replicato a quella che avverte come una forte limitazione della sua sovranità sulle acque territoriali. E ha rivendicato il blocco di unità navali statunitensi e anche l’attacco contro alcune di esse. Il rischio di una nuova escalation, assai complicata da sostenere per Washington, era insomma dietro l’angolo.

project freedom

I perché del dietrofront di Trump

Donald Trump ha annunciato la sospensione temporanea del Project Freedom “per poter finalizzare un accordo con l’Iran”, aggiungendo tuttavia che il blocco dei porti iraniani rimarrà in vigore. Il presidente americano ci ha senza dubbio abituati all’imprevedibilità delle sue decisioni, in osservazione di quella “mad man theory” volta a registrare vantaggi tattici nei dossier internazionali.

La narrazione ufficiale della Casa Bianca ripercorre i tratti messianici da “liberatori del mondo” e cita una richiesta da parte di Pakistan (cooperante con la rivale Cina) e altri Paesi in tale direzione. Addirittura Trump vanta “enormi successi militari durante la campagna contro l’Iran” e “grandi progressi compiuti verso un accordo completo e definitivo” con la delegazione persiana.

Dietro la retorica, il presidente è stato spinto all’annuncio per decisione degli apparati federali. Il Pentagono e il segretario di Stato americano, Marco Rubio, avevano insistito sul fatto che il cessate il fuoco in Medio Oriente fosse ancora in vigore e che, sebbene il conflitto non fosse affatto risolto, la principale operazione militare statunitense (Epic Fury) contro l’Iran era da definirsi conclusa. Come certificato dallo stesso Trump al Congresso, del resto.

L’amministrazione Trump sta subendo crescenti pressioni sul modo in cui presenta il conflitto al Congresso a causa della risoluzione sui poteri di guerra, una legge che in genere richiede ai presidenti di ottenere l’approvazione formale del Congresso per le attività belliche 60 giorni dopo l’inizio delle operazioni militari. Per questo motivo occorre evitare, almeno in questa fase, di imbarcarsi in missioni di vasta portata.

Gli effetti dell’annuncio di Trump sul mercato del petrolio

Subito dopo l’annuncio trumpiano della sospensione del Project Freedom, i mercati energetici hanno tirato un sospiro di sollievo. In Asia il Brent e il Wti sono arretrati di quasi il 2% pur restando entrambi sopra i 100 dollari al barile.