Bollette più basse, pronto il piano dell’Ue per le rinnovabili: meno oneri di sistema

L'Unione europea sta elaborando un piano per abbassare il costo dell'energia nei Paesi, come l'Italia, dove è particolarmente alto, utilizzando le rinnovabili e riducendo gli oneri di sistema

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

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L’Unione europea sta elaborando una strategia per ridurre il costo dell’energia elettrica in tutto il continente, aiutando in particolare i Paesi dove il prezzo è particolarmente alto, come l’Italia. Il piano è quello di ridurre tasse e oneri di sistema sull’elettricità, per favorirla nei confronti del gas.

Al contempo, l’Ue vuole che nei prossimi anni il nostro Paese investa sull’elettrificazione e sulle fonti rinnovabili, ambito su cui è rimasto indietro nei confronti di altri Stati membri come la Spagna. Per questo concederà una clausola di flessibilità ai trattati pari allo 0,6% del Pil e ulteriori fondi in modo che lo Stato possa investire in solare, eolico, idroelettrico e batterie.

Il piano Ue per abbassare il prezzo delle bollette, in breve

L’idea dell’Ue per abbassare il prezzo dell’elettricità si sviluppa in 4 punti:

  • permettere ai governi di fissare le aliquote su gas ed elettricità, in modo che la seconda sia sempre meno costosa del primo;
  • incentivare i consumi nelle ore in cui l’energia costa meno;
  • ridurre gli oneri di sistema;
  • sostenere la produzione di energia da fonti rinnovabili.

L’intero piano si basa su un fatto: l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili costa meno di quella prodotta con il gas. Il sistema europeo, però, impone di pagare l’elettricità, anche quella prodotta da fonti rinnovabili, al prezzo della fonte più costosa utilizzata, appunto, il gas.

Questo avvantaggia le società che producono energia con le rinnovabili (perché spendono pochissimo e guadagnano molto), ma danneggia i consumatori. Per questa ragione le rinnovabili sono al centro di questo piano. Se si riuscisse a eliminare il più possibile il consumo di gas per produrre elettricità, le bollette scenderebbero, come successo in Spagna.

I contratti intelligenti e gli oneri di sistema

Vanno in questo senso anche i cosiddetti contratti intelligenti. Con lo sviluppo del fotovoltaico, il prezzo dell’energia elettrica durante una giornata cambia in maniera significativa. Ad esempio, in Spagna, dove il solare è molto sviluppato, secondo i dati di Elex il prezzo dell’elettricità è:

  • di quasi 90 euro al megawattora a mezzanotte;
  • di 1,60 euro al megawattora a mezzogiorno.

Incentivando contratti che seguono queste variazioni, spingendo le famiglie a consumare a mezzogiorno, invece che di sera, i costi scenderebbero. Entro il 2033, l’Ue vuole che il 65% dei contratti prevedano questo tipo di sconti.

Questo dovrebbe aiutare a ridurre anche gli oneri di sistema, i costi fissi che rappresentano un quarto delle bollette dell’elettricità. Molti di questi oneri derivano infatti dalla gestione della rete e dei picchi di domanda. Distribuendo meglio la domanda con incentivi economici, anche i costi di gestione dovrebbero calare.

Lo sviluppo delle rinnovabili in Italia

Questo piano, però, si basa sull’idea che buona parte dell’energia venga prodotta da fonti che non sono il gas. Una situazione che è realtà in Spagna, grazie alle rinnovabili, e in Francia, grazie al nucleare, ma non in Italia. Per questo l’Ue metterà a disposizione 23 miliardi di euro a sostegno della produzione di energia da fonti rinnovabili nel nostro Paese. Questo denaro potrà essere utilizzato per incentivare:

  • impianti eolici onshore, quindi non in mare;
  • impianti solari;
  • centrali idroelettriche;
  • centrali a biogas.

L’obiettivo è aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili in Italia di 37,15 gigawatt, il 48% dell’attuale capacità rinnovabile installata in Italia. Non si tratta però di un bonus diretto (denaro pubblico speso per installare pannelli solari, ad esempio), ma di contratti bidirezionali per differenza.

Lo Stato, grazie a questi fondi, fisserà un prezzo dell’energia rinnovabile prodotta da questi nuovi impianti, garantendo a chi li costruisce che, qualsiasi sia il prezzo di mercato dell’energia, il suo ritorno sarà sempre minimo quello. Dall’altra parte, il produttore si impegna, se il prezzo di mercato dovesse essere molto più alto, a ridare allo Stato la differenza tra il prezzo garantito e quello a cui ha venduto l’elettricità.

Questo meccanismo garantisce stabilità alle aziende di energie rinnovabili, che spesso hanno il problema di un flusso di denaro molto imprevedibile. Al contempo assicura allo Stato che non ci saranno extraprofitti se il prezzo dell’energia dovesse salire.