Com’è la situazione nei due Paesi al mondo che hanno rifiutato il vaccino

Secondo i dati dell'OMS, sono due i Paesi al mondo che - ad oggi - stanno continuando a rifiutare il vaccino

Secondo i dati dell’OMS, sono due i Paesi al mondo che stanno continuando a non somministrare il vaccino alla popolazione: si tratta di Eritrea e Nord Corea, dove la situazione – anche a livello di salute pubblica – non è oggi delle migliori.

Nel tentativo di preservare l’immagine “autosufficiente” della Corea del Nord, il governo di Kim Jong-un fin dallo scoppio della pandemia non si è mai mostrato collaborativo con le autorità sanitarie mondiali. Ufficialmente, il Paese non ha mai avuto bisogno di aiuto, perché l’epidemia da Covid non è mai iniziata, anzi è sempre stata sotto controllo. L’unica mossa fatta inizialmente dal governo della RPDC è stata quella di intensificare la sicurezza alle frontiere, chiudendosi ancora di più.

Questo atteggiamento, però, ha fatto aumentare i tassi di mortalità, specie tra le persone più povere, già ai margini della società, peggiorando ancora di più le loro condizioni. Anche prima della pandemia, l’occupazione regolare in Corea del Nord non forniva abbastanza risorse per sfamare e curare le persone e le loro famiglie. Tuttavia, durante la pandemia, la disoccupazione ha raggiunto un indice del 4,7% nel 2020 e le cose sono addirittura peggiorate.

Com’è la situazione oggi in Corea del Nord: dove la vaccinazione della popolazione non ha mai avuto inizio

Quando i casi di Covid sono aumentati in tutto il mondo, di tutta risposta la Corea del Nord ha affermato che non c’erano casi di Coronavirus all’interno dei suoi confini. E la stessa posizione continua a mantenere oggi. Nel dicembre 2021, per esempio, i media nordcoreani hanno riferito all’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che gli ospedali avevano testato 48.449 persone in totale senza risultati positivi. Lì, in pratica, l’emergenza sanitaria non è mai iniziata.

Tuttavia, nell’ultima settimana di settembre e nella prima settimana di ottobre 2021, l’OMS ha riferito che 94 persone della Corea del Nord e 573 operatori sanitari della Corea del Nord avevano sintomi simil-influenzali e paragonabili a quelli del Covid. Inoltre, nel novembre 2021 l’Unione Europea ha tenuto un denso panel alle Nazioni Unite al solo scopo di denunciare i leader e gli oppressori nordcoreani per gravi violazioni dei diritti umani interni. Il Paese, con la scusa dell’emergenza sanitaria, ha imposto chiusure rigorose e prolungate delle frontiere, che avrebbero dovuto prevenire la diffusione del Coronavirus. Di fatto, l’immagine della Corea del Nord come territorio “Covid free” ha permesso ai funzionari di inasprire condotte antidemocratiche, applicando regole sempre più stringenti contro la popolazione, con severe restrizioni anche per i viaggi interni.

Il risultato, come hanno denunciato le Nazioni Unite, è stato non solo l’inevitabile chiusura delle frontiere, ma uno stato di “insicurezza alimentare, grave fame, malnutrizione, problemi di salute diffusi e altre difficoltà per la popolazione”.

Infine, nell’ottobre 2021, dopo costanti osservazioni sul campo e controlli per le prove del virus da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità, la Corea del Nord ha finalmente accettato gli aiuti per il Covid. Kim Jong-un ha aperto la rotta marittima dalla cinese Dalian a Nampo, ma non ha accettato i vaccini.

Ancora oggi la Corea del Nord continua a rifiutare le offerte di vaccini anti Covid da altri paesi, declinando anche l’iniziativa di distribuzione del vaccino COVAX sostenuta dalle Nazioni Unite (qui qualche informazione in più sul programma). Secondo l’OMS, è uno degli unici due paesi a non aver ancora iniziato le campagne di vaccinazione (l’altro è l’Eritrea). Le ultime indiscrezioni parlano di funzionari prima scettici nei confronti dell’efficacia e gli effetti collaterali del vaccino AstraZeneca (qui alcuni dati in più) – quello distribuito da COVAX- e poi preoccupati per la presenza di operatori umanitari stranieri che aiuterebbero a facilitare una campagna di vaccini.

L’Eritrea non ha ancora iniziato a vaccinare la popolazione: come il virus “corre” nel Paese senza vaccini

Come la Corea del Nord, anche in Eritrea non è stata avviata nessuna campagna vaccinale. Secondo quanto riportato da John Nkengasong, capo dei Centri africani per il controllo delle malattie, “L’Eritrea è l’unico Paese ora che non si è unito alla famiglia di 55 Stati membri (dell’Unione Africana) che stanno andando avanti con la vaccinazione”.

Come riportato dai media nazionali, dopo che la campagna di vaccinazione è iniziata in Tanzania il 28 luglio e il Burundi ha annunciato che avrebbe avviato la vaccinazione della popolazione, l’Eritrea è rimasto l’unico Paese del continente che non ha pianificato nulla al riguardo. Quindi, nonostante Tanzania e Burundi abbiano detto “sì” al vaccino con l’aiuto della comunità internazionale, l’intero continente è ancora molto indietro con i suoi programmi.

Secondo l’ufficio africano dell’Organizzazione mondiale della sanità, solo l’1,6% della popolazione è completamente vaccinato. Al contrario, come emerge da un rapporto dell’OMS, le Seychelles hanno vaccinato più del 68% della sua popolazione, contro il 33% delle Mauritius e solo il 26% del Marocco. I tre paesi sono portati a esempio perché contrassegnati come quelli con il più alto tasso di vaccinazione nel continente.

La campagna vaccinale non è ancora ampiamente diffusa nonostante il numero di casi di Covid in africa abbia superato i 6,7 milioni. Di questi, 170.800 persone sono morte.

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