Ue contro la fast fashion, entra in vigore lo stop alla distruzione dei capi invenduti

Il regolamento Ecodesign obbliga le aziende a scegliere riciclo, riuso e donazioni. Arriva anche il passaporto digitale su ogni etichetta

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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Il divieto di distruzione dei capi invenduti è entrato in vigore il 19 luglio 2026. Come avevamo anticipato a inizio anno, l’Europa si è impegnata contro la fast fashion, in particolare contro quella moda usa e getta che prevede un sistema di distruzione dei capi invenduti. Non si tratta solo di smettere di distruggere qualcosa di nuovo, ma anche di spingere le grandi aziende a sprecare meno, a essere più trasparenti e ad aumentare la circolarità.

L’iniziale stima della Commissione era del 4-9% dei prodotti tessili distrutti prima dell’uso, ovvero 594.000 tonnellate di tessuti persi all’anno per 5,6 milioni di tonnellate di CO₂ emesse. Ora non solo arriva la conferma dei dati, ma è anche arrivato il momento per l’entrata in vigore del Regolamento UE “Ecodesign for Sustainable Products Regulation” (ESPR). Questo vieta la distruzione di calzature, accessori e abbigliamento che restano invenduti o che vengono restituiti. Le aziende saranno quindi obbligate a scegliere riuso, riciclo, riparazione o donazione. Ci saranno delle deroghe, ma sono previste solo in caso di prodotti pericolosi, non conformi, contraffatti o danneggiati.

Capi invenduti e distrutti: i numeri del fenomeno

Secondo Assoutenti, in Europa finisce distrutto il 9% dei prodotti tessili immessi sul mercato ancora prima del loro utilizzo. Sono prodotti nuovi o restituiti che non arrivano o non tornano sul mercato.

Se non dispersi in discariche in Paesi terzi, questi vengono distrutti e nella maggior parte dei casi la distruzione avviene attraverso l’incenerimento. Per questo le circa 594.000 tonnellate di rifiuti l’anno arrivano a generare 5,6 milioni di tonnellate di CO₂.

Quali prodotti non possono più essere distrutti

Il divieto introdotto dal regolamento europeo riguarda un’ampia gamma di prodotti del settore moda. Vi rientrano:

  • capi di abbigliamento;
  • accessori;
  • calzature;
  • appelli e altri copricapi.

Ci sono però delle eccezioni, perché non tutto ciò che è invenduto può essere recuperato e reimmesso sul mercato. Per esempio, andranno incontro a distruzione, e quindi sono esenti dal divieto:

  • prodotti pericolosi per la salute;
  • prodotti danneggiati o deteriorati;
  • prodotti difettosi;
  • prodotti non conformi alla normativa applicabile;
  • prodotti che violano i diritti di proprietà intellettuale;
  • prodotti che per le loro caratteristiche non possono essere ragionevolmente riutilizzati.

Cos’è il Regolamento Ue Ecodesign: le novità

L’ESPR, ovvero il regolamento europeo sull’ecodesign, stabilisce che dal 19 luglio non possono più essere distrutti gli indumenti invenduti, ma non solo. Il regolamento vuole ridurre lo spreco di risorse, limitare la produzione di rifiuti e incentivare modelli alternativi di gestione delle eccedenze. Si tratta di una normativa non solo a favore dell’ambiente, ma che punta anche a spingere le aziende a ripensare il modo nel quale producono i prodotti.

Saranno infatti definiti i requisiti di diversi prodotti e tra questi ci sono la durabilità, l’affidabilità, la riparabilità, la riciclabilità e molto altro.

Tutto questo sarà possibile con il nuovo passaporto digitale, strumento chiave del Regolamento UE che prevede per determinati prodotti la trasparenza su informazioni come la composizione dei materiali, la presenza di sostanze che possono destare preoccupazione, le istruzioni per la manutenzione e le possibili riparazioni, ma anche le modalità di riciclo, l’origine del prodotto e altri dati sulla sostenibilità ambientale. Tutto presente sotto forma di QR code facilmente accessibile sulle etichette.

Servono più controlli

Il regolamento è stato accolto favorevolmente, soprattutto dalle realtà che difendono gli utenti finali, ovvero i clienti dei prodotti moda e non solo. Assoutenti, per esempio, evidenzia non soltanto il valore del regolamento per l’impatto ambientale, ma anche l’impatto positivo che potrebbe avere sul mercato.

I prodotti che non possono più essere distrutti potrebbero infatti finire in altri circuiti, dalle donazioni a mercati riaperti accessibili e scontati.

Tutto questo, però, solo se ci saranno controlli efficaci. L’associazione infatti evidenzia la necessità di una particolare attività di vigilanza per garantire il rispetto delle nuove regole da parte degli operatori economici.