Pagamenti con il Pos, commissioni ridotte agli esercenti. C’è l’intesa: i nuovi costi

Promozioni sulle commissioni, focus sui micropagamenti e offerte più chiare per imprese e professionisti. Cosa contiene il nuovo Protocollo

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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È stato firmato al Ministero dell’Economia e delle Finanze il nuovo Protocollo d’intesa sui costi dei pagamenti elettronici. L’accordo punta a ridurre le spese che ogni giorno commercianti, artigiani e professionisti sostengono per accettare carte di credito e di debito, e a rendere finalmente confrontabili le offerte dei diversi operatori. Una firma attesa, che arriva in un momento in cui i pagamenti digitali in Italia crescono a ritmi sostenuti e la pressione sulle commissioni Pos è sempre più sentita da chi gestisce un’attività.

Il Protocollo è stato siglato nell’ambito del Tavolo permanente sulle transazioni elettroniche istituito presso il Dipartimento del Tesoro, e rappresenta la naturale evoluzione dell’impegno avviato dal governo nel luglio 2023. Rispetto al precedente accordo, però, quello nuovo si applica a un gruppo più ampio di esercenti.

I nuovi costi per il Pos

Il Protocollo punta a ridurre i costi e ad aumentare la trasparenza delle offerte. Sul fronte dei costi, l’intesa introduce una distinzione per fascia di fatturato.

L’accordo invita le banche e gli operatori a proporre agli esercenti offerte sul costo delle transazioni per i pagamenti sotto ai 10 euro. Queste offerte dovranno essere dedicate alle imprese con ricavi annui fino a 400mila euro. Per le attività con fatturato compreso tra 400.000 e 750.000 euro, è prevista almeno un’offerta commerciale dedicata.

Le promozioni dovranno essere attive per almeno dodici mesi e pubblicizzate per lo stesso periodo. Il Protocollo avrà una durata complessiva di 24 mesi, al termine dei quali sarà possibile effettuare una valutazione dei risultati.

Sul fronte della trasparenza, ogni operatore dovrà presentare le proprie condizioni economiche tramite schede standardizzate e confrontabili, redatte secondo un modello unico. Le schede saranno pubblicate sui rispettivi siti internet e trasmesse al Cnel, che le renderà disponibili in una sezione online dedicata.

Quanto si potrà risparmiare

Il Protocollo non impone commissioni massime obbligatorie né rende gratuite per legge le transazioni sotto i 10 o i 30 euro. Si tratta di un’intesa volontaria, e l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha espressamente confermato che ogni operatore mantiene “piena autonomia” nella determinazione delle proprie condizioni economiche. L’Antitrust non ha sollevato obiezioni concorrenziali proprio perché l’accordo non coordina i prezzi né impone tariffe comuni.

Il risparmio effettivo dipenderà quindi dalle offerte concrete che i singoli operatori decideranno di mettere sul mercato: dalla percentuale applicata, dall’eventuale presenza di costi fissi, dal tipo di carta usata dal cliente e dalle condizioni previste dopo la scadenza della promozione.

Vale anche la pena ricordare che i limiti fissati dal Regolamento UE 2015/751 riguardano solo la quota trasferita tra banche, non la commissione complessiva pagata dall’esercente al proprio convenzionatore. Il costo finale resta variabile da operatore a operatore.

I pagamenti digitali in Italia

L’accordo arriva in un momento in cui i pagamenti con il Pos aumentano sempre di più. Secondo un report del Centro Studi di Unimpresa, nel 2025 le operazioni effettuate con carte di pagamento in Italia hanno raggiunto 12,3 miliardi, in crescita del 13,5% rispetto ai 10,9 miliardi del 2024. Gli importi complessivi sono saliti da 469 a 506,3 miliardi di euro, con un aumento di oltre 37 miliardi. Il contante, dal canto suo, continua a perdere terreno: le operazioni di prelievo sono scese del 5,5% e gli importi prelevati sono diminuiti da 352,2 a 340 miliardi di euro.

E anche per il 2026 i dati saranno in aumento, grazie all’abbinamento automatico tra registratori di cassa e Pos. Secondo l’Agenzia delle Entrate, nei primi cinque mesi il meccanismo ha fatto emergere 115 milioni di scontrini in più e una base imponibile aggiuntiva di 5,3 miliardi di euro.