Nel panorama fiscale italiano, la transizione digitale e la lotta all’evasione passano inevitabilmente per la tracciabilità dei pagamenti. Uno degli strumenti cardine per incentivare questo processo è il credito d’imposta Pos, un’agevolazione che permette a imprese e professionisti di recuperare una parte delle commissioni pagate per le transazioni elettroniche.
In questo più ampio contesto è importante gestire correttamente gli investimenti e il relativo bonus all’interno del Modello Redditi, anche alla luce delle ultime novità normative che legano i pagamenti digitali all’invio telematico dei corrispettivi.
Indice
Credito d’imposta Pos: di cosa di tratta
Introdotto originariamente dal Decreto Fiscale 2020 (Decreto Legge n. 124/2019), il credito d’imposta sulle commissioni pagate per pagamenti elettronici è diventato una misura strutturale per il tessuto economico italiano. Si tratta di un bonus pari al 30% delle commissioni addebitate per le transazioni effettuate mediante carte di credito, di debito, prepagate o altri strumenti di pagamento elettronici tracciabili.
L’agevolazione non è rivolta a tutti indistintamente, ma mira a sostenere le piccole e medie realtà. Possono infatti beneficiarne esclusivamente gli esercenti attività di impresa, arte o professione che nell’anno precedente a quello di riferimento abbiano registrato ricavi o compensi non superiori a 400.000 euro.
Il funzionamento del bonus
Il credito d’imposta Pos non concorre alla formazione del reddito ai fini Irpef/Ires né della base imponibile Irap. Questo significa che il vantaggio è netto per il contribuente.
La maturazione avviene mensilmente: il prestatore di servizi di pagamento (la banca o l’istituto che ha fornito il Pos) è tenuto a inviare via Pec o rendere disponibile nell’area riservata un prospetto che riassume le commissioni totali e il relativo credito maturato. Una volta ricevuto questo documento, il contribuente può utilizzare il credito in compensazione tramite il Modello F24, a partire dal mese successivo a quello di sostenimento della spesa, utilizzando il codice tributo 6916.
L’obbligo di indicazione nel Modello Redditi
Nonostante il credito venga spesso già utilizzato in compensazione durante l’anno fiscale (in questo caso il 2025), la normativa prevede l’obbligo di indicazione nel Modello Redditi. L’omissione di questo passaggio nel Quadro Ru può portare a contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate e alla revoca del beneficio.
Come compilare il Quadro Ru
Nel Modello Redditi 2026, il contribuente dovrà compilare la sezione I del quadro Ru seguendo queste direttive:
- codice credito, che deve essere inserito il codice identificativo specifico (storicamente il codice H3);
- Rigo RU5 (ammontare maturato), che deve essere indicato il totale del credito maturato nel corso dell’anno d’imposta 2025;
- Rigo RU6 (ammontare utilizzato), in questo rigo va inserito quanto già utilizzato in compensazione con modelli F24 entro il termine di presentazione della dichiarazione;
- residuo, che corrisponde agli eventuali importi residui che possono essere riportati agli anni successivi.
Inoltre, il credito d’imposta Pos rientra nella disciplina degli Aiuti di Stato. Pertanto, oltre al quadro Ru, è necessaria la compilazione del quadro RS relativo al Registro Nazionale degli Aiuti di Stato (RNA), per consentire all’amministrazione finanziaria il monitoraggio del rispetto dei limiti de minimis.
Tracciabilità e collegamento obbligatorio
Il 2026 segna un punto di svolta per chi utilizza il credito d’imposta Pos. Le nuove disposizioni mirano a rendere parlanti i terminali di pagamento.
Il legame tra Pos e registratore telematico
L’Agenzia delle Entrate sta spingendo verso l’integrazione tecnica tra i dispositivi di pagamento (Pos) e i sistemi di memorizzazione e trasmissione dei corrispettivi (Registratori Telematici). Questo significa che, a regime, ogni pagamento elettronico dovrà essere associato univocamente a uno scontrino fiscale emesso.
Questa integrazione è cruciale per la spettanza del bonus: in futuro, il credito d’imposta potrebbe essere negato o recuperato qualora l’amministrazione riscontrasse che le commissioni agevolate si riferiscono a transazioni per le quali non è stato emesso il relativo documento commerciale.
Controlli automatizzati
Grazie ai flussi di dati inviati mensilmente dagli istituti finanziari (tramite il sistema SID), l’Agenzia delle Entrate dispone già di un database completo delle commissioni pagate da ogni singola partita Iva. Nel Modello Redditi 2026, il fisco effettuerà incroci automatici tra:
- i dati dichiarati nel Quadro Ru;
- le comunicazioni ricevute dalle banche;
- i volumi d’affari trasmessi telematicamente.
In caso di incoerenza, il contribuente riceverà una comunicazione di compliance per regolarizzare la propria posizione prima che scatti l’accertamento vero e proprio.
Casi particolari: il Pos virtuale e il B2B
Un dubbio frequente riguarda l’applicabilità del credito per le vendite online o tramite Pos virtuali. La risposta è positiva: purché la transazione avvenga verso un consumatore finale (privato), le commissioni su gateway di pagamento elettronico sono agevolabili al pari di quelle fisiche.
È invece fondamentale ricordare che sono escluse dal calcolo le commissioni relative a transazioni tra soggetti Iva (B2B). Se un professionista paga una fattura a un altro professionista tramite carta di credito, le commissioni legate a quella transazione non danno diritto al credito d’imposta del 30%. Molti operatori bancari oggi forniscono report già suddivisi tra Retail (agevolabile) e Business (non agevolabile), facilitando il compito del commercialista in fase di redazione del Modello Redditi.
Vantaggi finanziari e semplificazioni
Benché il credito d’imposta Pos sia soggetto ad una serie di oneri burocratici nel Modello Redditi, risulta essere interessante per i commercianti per i seguenti motivi:
- a differenza di altre detrazioni che si recuperano in 10 anni, questo credito si usa subito nel primo F24 utile;
- può compensare qualsiasi tipo di debito fiscale (Iva, contributi Inps, ritenute d’acconto);
- non ci sono costi di istruttoria per richiederlo; si basa sui rendiconti periodici della banca.
Cosa controllare prima della dichiarazione
Per evitare errori nel Modello Redditi 2026 e massimizzare il risparmio fiscale legato al credito d’imposta Pos, ecco a cosa devono stare attenti i diretti interessati:
- verificare di non aver superato il limite dei 400.000 euro nel 2025;
- ad archiviare mensilmente i prospetti delle commissioni inviati dal fornitore del servizio di pagamento;
- assicurarsi che il proprio Pos sia conforme alle ultime specifiche di collegamento con il registratore di cassa per evitare sanzioni accessorie;
- verificare che nel Quadro Ru vengano riportati solo i costi relativi a transazioni con consumatori finali.